“Atlanti. Immagini del mondo e forme della politica in Max Weber” di Mirko Alagna

Mirko Alagna, Atlanti. Immagini del mondo e forme della politica in Max Weber

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Il rapporto tra tempo storico, immagine e materia

Un altro aspetto di fondamentale importanza influenzato dal Weltbild è il tempo storico e l’immagine che si ha di esso, in che modo, insomma, si comportano i singoli ed i gruppi sociali in relazione alla fine del mondo ed a possibili aspettative “apocalittico-escatologiche”. Alagna nota che Weber non ha interesse a porsi il problema dell’origine di queste immagini che inevitabilmente mediano il rapporto tra l’uomo ed il mondo. Ciò che per Weber è importante domandarsi non è perché esse ci siano, ma perché ce ne sia una particolare in un particolare momento storico e luogo. In questo modo si scardina una prospettiva antropologica: l’uomo è sempre animale culturale ed «infinitamente plasmabile» (p. 42), il suo rapporto con il mondo non può essere chiuso e sintetizzato da qualità naturali. Questo non significa, chiaramente, che tutto sia sempre ed ovunque possibile, ma che c’è una costante influenza del Weltbild.

Chiariti questi primi fondamentali punti l’Autore analizza la fotofobia di Blumenberg e l’ira di Sloterdijk, che mantengono ancora una componente antropologica, per sottolineare la radicale novità del pensiero weberiano. Alagna sceglie di confrontare l’elaborazione di questi due pensatori con quello di Weber per sottolineare come, pur in una prospettiva di grande relativizzazione della componente antropologico-culturale, essi non raggiungano la solidità di quello weberiano che trova la sua stabilità nella completa assenza di «una caduta antropologico-naturalistica» (p. 39) che porterebbe al problema dell’origine del Weltbild. Nel primo caso la differenza tra le teorie dei due pensatori pare esile, ma si rivela essere sostanziale, in quanto Blumenberg postula un “piano naturale”, un posto dell’uomo nel mondo che si traduce in una fotofobia insita nella sua natura. Egli, per sua propria conformazione, non può sopportare un eccesso di Illuminismo, un eccesso di critica e dunque non può reggere troppe innovazioni e può così resistere alle future rivoluzioni politiche.

Per Sloterdijk invece l’uomo trascorre l’intero corso della propria vita all’interno di bolle, potendo permettersi di spendere energie per altro che non sia la sopravvivenza. Ma anche qui resta un residuo antropologico: le passioni e in particolare l’ira. L’uomo viene descritto come guidato da questa e dunque vittima di un presupposto, che non viene spiegato come dipendente da un’immagine del mondo. Ancora una volta, dunque, la pratica politica si trova a muoversi condizionata da un movente naturale ineliminabile. Per Weber è il Weltbild stesso a condizionare le passioni che scaturiscono da un dato evento e si spinge ancora oltre, affermando che è sempre il Weltbild a conferire gli statuti di verità di un’epoca: la realtà stessa è frutto di una visione del mondo predominante che ha presa sull’esistente in quanto credibile.

Due grandi assenti nel lavoro di Weber, sottolinea l’Autore, sono senza dubbio Niccolò Copernico e Cristoforo Colombo. Per Weber la rivoluzione copernicana è una scoperta scientifica come ce ne sono state altre; nel momento in cui la si carica di un significato che vada oltre la rivelazione scientifica si sta aderendo ad un’immagine del mondo, non si sta più facendo scienza, si sta, ancora una volta, descrivendo l’immagine del mondo come un’eccedenza. Allo stesso modo la mancanza di Colombo si spiega non sminuendo l’importanza storica dell’America, ma quella del singolo atto della scoperta.

Nel secondo capitolo Alagna ci fa tornare in terra e l’atlante da astrale diviene geografico. Ci tiene a precisare le differenze che caratterizzano l’operato di Weber dalle teorie del ressentiment di ispirazione nietzschana e dal materialismo storico marxista. Queste due teorie erano gli schemi all’epoca in voga per analizzare il rapporto tra immagine e materia. La prima avrebbe avuto la pretesa di spiegare tutti i cambiamenti sociali come mossi da un sentimento di risentimento verso un’altra classe sociale. La seconda aggiunge a questa analisi anche una «rigidità meccanica» (p. 96) che fissa il rapporto tra materia ed immagine in modo sempre uguale. Entrambi questi pensieri risultano essere «monolitici e monocausali» (p.96). Per Weber ogni tentativo di riassumere la grande complessità del mondo in una formula si squalifica da sé. Ciò che vuole smentire non è l’importanza della teoria, che viene riconosciuta valida, ma piuttosto la sua universalità presunta. La «mappatura dell’orografia materiale e sociale» (p.103) è affare complesso che non è possibile tracciare con una piatta teoria del ressentiment.

Il materialismo viene invece apertamente attaccato perché convinto che basti guardare in terra per capire cosa si muove in cielo, ma per Weber il rapporto tra materia ed idee è decisamente più complesso ed ambivalente. Alagna ci mostra come la complessità della cartografia weberiana si possa ricondurre a quattro aspetti: la geografia, ovvero le influenze che le conformazioni fisico-geografiche hanno su una civiltà; la geopolitica, le “sfide internazionali che una società percepisce come decisive» (p.105) quando viene mossa dal Weltbild; la dicotomia privilegiato/non privilegiato, ossia le diverse possibilità di ricezione di un’immagine del mondo da parte di diverse classi sociali; la microfisica dei ceti, cioè l’analisi dettagliata di una condotta di vita legata ad una certa professione. Tratto caratteristico della materialità di cui si occupa Weber è che essa è sempre interpretata dall’immagine del mondo dominante in quel momento e luogo. Le immagini del mondo scompaiono proprio perché non c’è una validità eterna e sono dipendenti dal contesto in cui sono calate, che influenzano e da cui sono influenzate. Un Weltbild può sopravvivere alle condizioni materiali sotto cui era sorto e può modificarsi anche senza il cambiamento delle condizioni materiali. Il Weltbild si muove tra immagini e materia.

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Nato nel 1994 a Manerbio (BS). Diplomato al Liceo classico Arnaldo di Brescia. Studia filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Si interessa di filosofia teoretica e politica occupandosi in special modo del pensiero di Walter Benjamin.

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