“Atlanti. Immagini del mondo e forme della politica in Max Weber” di Mirko Alagna

Mirko Alagna, Atlanti. Immagini del mondo e forme della politica in Max Weber

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Alagna e il Weltbild come mezzo di analisi della contemporaneità

Dopo aver caratterizzato le immagini del mondo, nel terzo capitolo, si svela “il fine dell’intero lavoro, la messa a valore del dispositivo”, osservando la relazione che si crea con le forme politiche. L’Autore prende in considerazione la nascita dei diritti di libertà, l’affermazione del liberalismo ed il diffondersi del socialismo, in modo da osservare le «costellazioni in movimento» (p.143). Quello proposto è un grandioso racconto storico per tappe osservando i mutamenti nelle immagini del mondo. Nel primo passaggio si vede come solo in una religione si potesse allora trovare la base per una battaglia radicalmente ampia, e come sia il Weltbild protestante a rendere possibile «l’ultimo eroismo borghese» (p.147). Lo spazio inviolabile dei diritti e delle libertà viene infatti conquistato tramite una promessa dell’aldilà che scardina la potenza statale; alla radice si trova una metamorfosi dell’immagine del mondo.

Nel secondo passaggio viene mostrato come il liberalismo sia intrinsecamente debole, pur rivendicando per sé la paternità della libertà. Il bisogno di ordine si mostra tanto disperato da divenire un vero e proprio Weltbild definito ed armonico. Nasce l’epoca dell’uomo che si è fatto da solo, con la propria intelligenza e si disaffeziona alla politica in quanto capace di cavarsela da sé. I cambiamenti nelle immagini del mondo sono qui dovuti a microtrasformazioni nei macrocomponenti che le costituiscono. Nel terzo passaggio ricostruito da Alagna ci troviamo di fronte ad una «costellazione interamente nuova» (p.211), che ripoliticizza massicciamente la società. Tramite un’irruzione profetico-marxista il Weltbild socialista si radica dall’esterno in una condizione materiale favorevole al suo sviluppo.

Da quest’opera emerge chiaramente uno «sperticato elogio della complessità» (p.236), nel quale il politico deve essere in grado di muoversi nell’imprevedibilità dei rapporti tra terra e cielo. Il dispositivo-Weltbild può essere utile per un’efficace analisi del presente, per ovviare alla «crisi e perdita di credibilità delle forme politiche» (p.242) inventando dei modi nuovi di vita collettiva. L’Autore si auspica la possibilità di un futuro lavoro volto a valorizzare il Weltbild come mezzo di analisi della nostra contemporaneità per tentare di uscire dall’esasperata soggettivazione del nostro rapporto con il mondo in modo da creare nuove appartenenze, un nuovo noi, presupposto fondamentale di un agire politico che sia efficace. Per fare questo sembrerebbe, oggi, maggiormente utile occuparsi di ripensare le istituzioni “alla luce dei soggetti concretamente esistenti” piuttosto che cercare di creare una nuova utopia, cosa che potrebbe rivelarsi un puro esercizio intellettuale, qualora non facesse presa sulla collettività.


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Nato nel 1994 a Manerbio (BS). Diplomato al Liceo classico Arnaldo di Brescia. Studia filosofia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Si interessa di filosofia teoretica e politica occupandosi in special modo del pensiero di Walter Benjamin.

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