“I misteri della sinistra” di Jean-Claude Michéa

sinistra

Recensione a: Jean-Claude Michéa, I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto, Neri Pozza, Vicenza 2013, pp. 128, 15 euro (Scheda libro).


La Francia, in particolare nell’ultimo ventennio, ha sviluppato una interessante classe intellettuale che esprime a volte posizioni di reazione esplicita (vedi Zemmour e in generale la “galaxie réac”[1]), a volte elabora un pensiero critico che non manca di autonominarsi di “sinistra” (il primo Houellebecq, diciamo fino alle Particules élémentaires, Alain Finkielkraut, per certi versi lo stesso Michel Onfray). Se le declinazioni espressive sono diverse, questa compagine contempla un unico bersaglio critico: la sinistra liberal incarnata dalle classi medie colte. Questa forma di antigauchismo (per molti versi, per altro, del tutto condivisibile) produce una sorta di riduzionismo esasperato che individua nel progressismo una malapianta da estirpare.

Una specola interessante, da questo punto di vista, viene offerta dall’opera di Jean-Claude Michéa, in particolare nell’ultimo volume tradotto in italiano I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto. L’antigauchismo di Michéa si espone sino a sostenere il «rifiuto di riunire sotto il segno esclusivo della “sinistra” l’indignazione crescente della “gente comune, (Orwell) di fronte a una società sempre più amorale, piena d’ineguaglianze e alienante”», (p. 7): il concetto di sinistra politica e parlamentare, non è più capace di aggregare le masse attorno a un progetto di «uscita dal capitalismo». Ma come è avvenuto tutto ciò? Come è stato possibile cioè che la sinistra abbia smesso di incanalare e fornire risposte all’indignazione della gente comune, appiattendosi sempre più sulle vicissitudini del progressismo borghese? Per rispondere a questa domanda Michéa ripercorre la genealogia del movimento operaio socialista in Francia: in origine equidistante tanto dalla destra reazionaria (clero, proprietari terrieri) quanto dalla sinistra liberale (classe media, borghesia industriale), durante l’Affaire Dreyfus scelse un’alleanza tattica (“difesa repubblicana”) con le sinistre parlamentari contro la minaccia monarchica. Questo compromesso segna la fine dell’autonomia del socialismo operaio e popolare che rifluirà nel più vasto “campo del Progresso”. Sotto l’egida culturale del “movimento illuminista” procederà a una condanna radicale di tutte le forme di conservatorismo delle classi popolari (comprese le pratiche mutualistiche e comunitarie), facilitando lo scivolamento dalla critica illuministica ai rapporti gerarchici alla critica liberale dei vincoli sociali tout court.

            L’operatore filosofico che ha suggellato questo assorbimento è per l’appunto la “Metafisica del Progresso” e del “Senso della storia” «che definiva lo zoccolo duro di tutte le concezioni borghesi del mondo», (p. 21); un cappello teorico che è stato indossato anche dal marxismo (in particolare, sembra di capire, dall’interpretazione leninista) e che si qualifica per tre assunti: 1) il metodo di produzione capitalistico è una tappa logicamente determinata tra l’assetto feudale e l’avvento della società senza classi; 2) il modello organizzativo della produzione industriale è storicamente imprescindibile; 3) artigianato, piccola industria e agricoltura contadina sono formule produttive attardate. Questi assunti, a loro volta, hanno condotto a tre implicazioni politiche onerose: 1) la valutazione negativa delle classi medie (artigiano, piccolo industriale, commerciante, contadino) definite irrimediabilmente conservatrici; 2) la statuizione dell’equazione crescita economica del capitale = progresso sociale tout court (insomma crescita e sviluppo illimitato del capitale, cfr. Latouche); 3) l’affermazione del principio di “libertà pura” che rifiuta il conflitto organizzato per classi e eradica il concetto stesso di comunitarismo. Per Michéa questo dispositivo “progressista” ha disegnato il militante modello della sinistra occidentale moderna, «sostanzialmente riconoscibile dal fatto che gli è psicologicamente impossibile ammettere che, in qualunque campo, le cose potessero andare meglio prima», (p. 27).

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: Conclusioni


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Classe 1987. Nato a Foggia, ha studiato all'università di Siena e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è attualmente perfezionando in Letteratura italiana.

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