Un mondo senza amianto? Il ruolo degli accordi internazionali
- 26 Gennaio 2018

Un mondo senza amianto? Il ruolo degli accordi internazionali

Scritto da Rebecca Paraciani

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Regolamentare l’utilizzo dell’amianto

Questo stato di allarme è il punto di partenza per la fondazione dell’Associazione Internazionale per l’Amianto (AIA), che nasce per propagandare la difesa del materiale, anche con l’aiuto di uomini di scienza, sindacalisti ed esperti in comunicazione, cooptati al servizio degli interessi dei colossi.

Sul finire degli anni Settanta la Comunità Europea manifesta la necessità di regolamentare l’utilizzo dell’amianto, applicando ai sacchi delle etichette informative sui rischi correlati all’utilizzo della polvere che potrebbero però rappresentare il crollo industriale dell’amianto. L’AIA propone un’etichetta dai toni più miti: non deve apparire la parola “cancro” e deve affermare che sia l’uso improprio del materiale ad arrecare danni alla salute e non quello generico[11]. Nonostante queste fossero le premesse, la scritta che appare sui sacchi dello stabilimento inglese Turner & Newall è diversa: “Respirare polvere di amianto può provocare cancro e altre malattie letali”. Durante il processo Eternit sono stati riportati agli atti quattro verbali, altamente rappresentativi della natura e degli scopi degli incontri dell’AIA a seguito della ammissione dell’industria inglese. Viste le pressioni del tema amianto-salute e considerati anche gli effetti sulla domanda a seguito della pubblicizzazione fatta dal Regno Unito, l’AIA individua una comoda via d’uscita: riconoscere la nocività dell’abuso d’amianto, facendo credere che il pericolo consista nel lavorarlo senza le precauzioni. L’amianto è all’apice dell’utilizzo e abbandonare il mercato costituirebbe perdite esagerate. La soluzione è quella di introdurre la clausola della lavorazione sicura e controllata e, nel frattempo, trovare e sviluppare materiali sostituitivi, verso i quali transitare in maniera progressiva per continuare a garantirsi l’oligopolio e i derivanti profitti.

Le informazioni faticano a rimanere. I sindacati si stanno informando, i lavoratori e le lavoratrici dell’Eternit di Napoli e di Casale Monferrato si stanno mobilitando e a partire dalla cittadina piemontese ha inizio anche la prima richiesta di giustizia formale nei confronti dei dirigenti dello stabilimento di Casale[12].

La decisione di fare fallire la Eternit italiana fu presa a Zurigo nel 1983. Il 23 dicembre il Gruppo Eternit Italiano è stato lasciato fallire. L’industria dell’amianto cercò di isolare quanto più possibile le decisioni dei dirigenti italiani e di tutelarsi da eventuali azioni penali successive, offrendo ai curatori del fallimento 5,5 miliardi di lire da ripartire tra il gruppo Eternit di Casale Monferrato e di Napoli, a patto che rinunciassero ad una serie di azioni legali, tra cui la richiesta di danni amianto correlati. Gli obiettivi sono chiari: mantenere il caso a livello locale, evitare qualsiasi riferimento al gruppo svizzero e minimizzare il danno economico, oltre che di immagine. Le strategie, portate avanti per oltre dieci anni attraverso sofisticate tecniche di comunicazione, non riescono a mettere a tacere Casale Monferrato, cittadina dove la mobilitazione collettiva non si arresta di fronte alla chiusura dello stabilimento e nemmeno davanti ai primi risultati sul piano della giustizia formale, diventando un pilastro della lotta all’amianto e gettando le basi per il maxi processo Eternit che riunisce 2897 parti offese e 6932 parti civili contro il belga Louis De Cartier e lo svizzero Stephan Schmidheiny, responsabili delle scelte degli stabilimenti della società Eternit SPA.

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[1] Carnevale F. e Chellin E., Amianto. Miracoli, virtù, vizi, Firenze, Tosca, 1992.

[2] Altopiedi R. e Panelli S., Il grande processo, «Quaderno di storia contemporanea ISRAL», n 51/2012, pp.17-77.

[3] L’asbestosi è una malattia che interviene a seguito dell’inalazione prolungata di fibre di asbesto, che vanno ad ostacolare lo scorrere del flusso d’aria nei polmoni. È una patologia cronica e progressiva che impedisce la regolare respirazione. Ha un periodo di latenza di almeno 15 anni dalla prima esposizione all’amianto.

[4] Rossi G., Amianto. Processo alle fabbriche della morte, Milano, Melampo, 2012.

[5] Doll R., Morality from lung cancer in asbestos workers, in «British Journal of Industrial Medicine», n 12/1955, pp. 81-87.

[6] Il mesotelioma è un tipo di tumore che nasce dalle cellule del mesotelio, che è il tessute che riveste la parete interna del torace, dell’addome e lo spazio attorno al cuore. La tipologia di mesotelioma più diffusa (3 casi su 4) è il mesotelioma pleurico, che contamina la cavità toracica.

[7] Si tratta di una varietà di asbesto, noto come “amianto azzurro”, considerato tra i tipi più pericolosi di amianto.

[8] Di Amato A., La responsabilità penale da amianto, Milano, Giuffrè, 2003.

[9] Carnevale F. e Chellin E., Op. cit.

[10] Rossi G., Amianto. Processo alle fabbriche della morte, Milano, Melampo, 2012.

[11] Altopiedi R., Azione collettiva e costruzione della vittimizzazione. Il caso Eternit, «Studi sulla questione criminale», 1/2013, pp. 31-59.

[12] Nel 1981 venne avviata una causa civile contro l’Eternit di Casale Monferrato e l’INAIL che accertò la nocività ambientale presente in tutto lo stabilimento. Dal 1983 la pretura di Casale avviò un’indagine tesa ad accertare la responsabilità e la causa delle sempre più numerose morti tra i lavoratori e i cittadini di Casale Monferrato. La fase istruttoria durò dal 1984 al 1990 e si concluse con la condanna, nel 1993, di quattro dei quindici dirigenti della società italiana, accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime aggravate.


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Scritto da
Rebecca Paraciani

Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale presso l'Università di Bologna. Studia le irregolarità lavorative utilizzando la prospettiva della street level bureaucracy, si occupa principalmente di lavoro e azione pubblica.

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