“Moneta e Impero” di Marcello de Cecco
- 10 Aprile 2017

“Moneta e Impero” di Marcello de Cecco

Scritto da Tommaso Brollo

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De Cecco e la crisi del gold standard

Gli attori del sistema aureo internazionale sono l’Inghilterra, cardine del sistema, investitore a lungo termine nei paesi nuovi, debitore commerciale dei paesi occidentali (in special modo verso la Germania e gli Stati Uniti) e creditore commerciale dell’Impero; i paesi dell’Impero e in particolar modo l’India, mantenuta su un piede d’argento, mercato privilegiato e protetto per le esportazioni inglesi; i paesi europei detentori di oro e creditori commerciali della Gran Bretagna, riserva aurea ultima del sistema, da cui poteva trarre oro alla bisogna manovrando il tasso di sconto. La situazione commerciale della belle époque vede la Gran Bretagna costruire una complementarietà con le sue colonie, mantenendo queste ultime in uno stadio di sottosviluppo industriale affinché possano mantenere un surplus commerciale nei confronti del resto del mondo e un deficit con la madrepatria, acché questa potesse compensare i suoi crescenti deficit con il resto del mondo [5]. Non possiamo esporre qui i dettagli di funzionamento dello sterling standard [6]. De Cecco illustra magistralmente le vicissitudini monetarie dell’impero britannico e la complessità delle triangolazioni tra Londra, l’India e l’estero, basate sui council bill emessi sulla piazza di Londra dall’India Office, le rupie necessarie per finanziare il commercio estero dell’India, le riserve detenute dalle autorità indiane a Londra in oro [7].

In estrema sintesi, è importante notare che il sistema è basato ufficialmente sulla pronta convertibilità di ogni biglietto di banca in oro, ma che in realtà è fondato su una dissimmetria radicale: la sterlina non è solo una delle valute convertibili in oro, ma è anche la moneta centrale del sistema internazionale dei pagamenti, detenuta da operatori non inglesi, generalmente nella forma di depositi bancari denominati in sterline presso banche inglesi o banche straniere residenti in Londra. Ciò consente a Londra di gestire la propria politica commerciale manovrando accuratamente il tasso di sconto della Banca d’Inghilterra in modo da far rifluire gli interessi sugli investimenti esteri in patria, sterilizzando la necessità di compensare i disavanzi commerciali con l’oro [8].

Lo sterling standard si palesa nelle sue contraddizioni quando giunge la sua fine nella crisi londinese dell’estate 1914. La centralità dell’economia inglese è manifesta: «l’economia inglese, in questo periodo, è la sola a possedere un sistema finanziario che può spostare la collocazione dei propri fondi dall’interno all’estero a seconda della maggior redditività relativa». Con una prosa degna del miglior Simenon, de Cecco ripercorre le tappe della crisi ai vertici del sistema finanziario inglese nei giorni a cavallo della guerra. È una storia di differimento dei pagamenti dovuti, di procrastinazione, di sconti di cambiali, di sovrapposizioni tra zone di potere, di conflitti d’interesse. È una storia che vede le banche commerciali aggredire la City e il lucroso business degli avalli condotto dalle merchant bank, con il fine ultimo di riuscire a mettere le mani sulla vecchia signora di Threadneedle Street: la Banca d’Inghilterra. È una storia, in ultima analisi, di potere: le joint-stock bank volevano liberarsi della Banca, inopportuno concorrente sul mercato dei depositi ed infaticabile alleato delle accepting house sul mercato degli sconti, non una banca centrale quale siamo abituati a pensarla oggi, non certo un lender of last resort, più un partecipante del gioco e nume tutelare degli interessi del gotha del mondo finanziario inglese. Il conflitto è tra l’oligarchia di Lombard Street e i parvenu delle banche commerciali, il premio le funzioni di intermediario finanziario internazionale. «Le joint-stock bank erano creditrici dell’intera City e, poiché la City era creditrice (per più di 350 milioni di sterline di avalli, egli stimava) del resto del mondo, furono le joint-stock bank a prendere la decisione di richiamare denaro per tutelare la propria liquidità, aspettandosi dai propri depositanti una reazione di panico simile alla propria» [9]. La Borsa di Londra chiude, molte case finanziarie sono sull’orlo del fallimento, i propri crediti sul continente sostanzialmente illiquidi, le linee di liquidità dalle banche commerciali prosciugate.

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Scritto da
Tommaso Brollo

Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi di Milano. Si interessa principalmente di storia economica e del pensiero economico, ma non disdegna di spaziare all'attualità.

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