La NATO e la comunità transatlantica al bivio dei 70 anni

NATO

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Vecchie e nuove minacce per la NATO

Vecchie e nuove minacce: il primo la ragion d’essere della NATO nel XXI secolo, nell’epoca delle minacce asimmetriche; la seconda come un prevedibile ritorno della storia. Tuttavia, la molteplicità di queste sfide richiede un’azione decisa e realista, coordinata e sostenibile. «La NATO è un’alleanza forte, ma per rimanere tale deve essere giusta. In un mondo ideale, non avremmo bisogno di spendere alcuna risorsa nella difesa. Ma non viviamo in quel mondo. La libertà ha nemici, ed è necessario prevenirli. Se la deterrenza fallisce, dovremo combattere». Fornendo un assist volontario a Donald Trump, il riferimento alle responsabilità e agli oneri militari dei paesi europei per il rafforzamento dell’alleanza diventa meno vago quando il Segretario afferma perentorio che «gli Alleati NATO devono spendere di più sulla Difesa», non soltanto nell’ottica del ruolo di deterrente che l’alleanza rappresenta in termini strategici, ma per «incoraggiare la collaborazione economica tra le nostre nazioni». Sicurezza e prosperità, due pilastri essenziali che hanno intrecciato la relazione tra Europa e Stati Uniti in seguito alle lezioni geopolitiche delle «due guerre mondiali e della Guerra Fredda». «La nostra alleanza non è durata per settant’anni grazie ad un senso di nostalgia, o per un sentimento. La NATO è rimasta tale poiché nell’interesse nazionale di tutte le controparti». Insomma, tutt’altro che un oggetto da antiquariato come spesso alluso dal Presidente statunitense, piuttosto una «coalizione economica, politica e militare» in grado di rispondere con efficacia «all’epoca di incertezze» che si prospetta all’orizzonte. La preservazione e la condivisione dei suoi core values, come è solito definire l’insieme dei principi della comunità atlantica, rimane il vero ponte tra l’Europa e gli USA e il benchmark per soppesare la salute della NATO[8].

In definitiva, dalle parole di Stoltenberg e dalla veloce rievocazione storica prospettata all’inizio di questo articolo, si possono trarre alcune conclusioni tenendo ben presente il dualismo valori/interessi. A dispetto di qualche critico che ha definito la NATO uno «zombie» alla ricerca di qualche altra minaccia esistenziale per giustificare la sua ragion d’essere[9], l’Alleanza Atlantica ha saputo adattarsi al contesto globale in rapido mutamento, sia dal punto di vista operativo sia elaborando nuovi concetti strategici (come testimoniano, al netto delle criticità mostrate, gli interventi fuori area una volta scomparso il behemoth sovietico). Chiaramente, gli interessi di sicurezza dei singoli paesi, specialmente nel periodo post-bipolare, non sempre sono stati sintetizzati congiuntamente dall’ombrello atlantico con l’emergere, più o meno in un’ottica anti-americana, di voci autonome (si pensi alla crisi dopo l’invasione dell’Iraq). In questi casi, la solidità della comunità transatlantica ha subito un allentamento dovuto alla divergenza d’interessi, ma ha saputo superare tali crisi grazie alla resilienza dei suoi valori. Nello scenario odierno, alla divergenza d’interessi per le plurime sfide globali si aggiunge un potenziale cleavage politico il cui impatto – dovuto specialmente alla politica estera di Donald Trump e all’emergere dei movimenti sovranisti-populisti europei – è ancora tutto da valutare.

Le parole di Stoltenberg vanno quindi lette in un’ottica di riconciliazione e mediazione per raffreddare le più recenti tensioni all’interno della comunità occidentale in toto, facendo appello alle continuità ideologiche tra americani ed europei. Ma «Il successo del passato non è una garanzia di successo nel futuro» e quanto le cose andranno nella direzione del multilateralismo e della collaborazione auspicata da Stoltenberg saranno solo gli eventi dei prossimi anni a poterlo dire.

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[8] Il testo integrale è reperibile qui

[9] https://nationalinterest.org/feature/nato-not-dying-it%E2%80%99s-zombie-49747


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Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l’Università degli studi di Torino e in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ha svolto un periodo di ricerca al Liddell Hart Centre for Military Archives (LHCMA) presso il King’s College. Interessato di storia, politica e sicurezza americana e di geopolitica.

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