Nazionalismo in Nord Europa: il caso Sverigedemokraterna

Sverigedemokraterna SD

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Sverigedemokraterna: il percorso

Sverigedemokraterna nasce nel 1988 come successione di Sverigepartiet (Partito della Svezia) – il quale, a sua volta, è l’evoluzione di Bevara Sverige Svenskt, “Manteniamo la Svezia svedese” – [1], organizzazione nazionalista di estrema destra. Fin dalla sua fondazione, Sverigedemokraterna è stato diffusamente considerato come un partito estremista, pericolosamente vicino a movimenti suprematisti e neonazisti. Tuttavia, sul finire degli anni ’90 il partito ha proceduto verso un graduale allontanamento dalle posizioni estremiste, avvicinandosi maggiormente a partiti oggi definiti “populisti” e largamente presenti in altre nazioni europee. A partire dalle elezioni legislative del 2006, con un 2,9%, si inizia a intravedere la progressiva scalata di SD verso le posizioni di vertice della politica svedese.  La leadership di Åkesson, iniziata nel 2005, ha attuato l’operazione modernizzatrice e moderatrice che ha portato SD a ottenere i primi seggi nel 2010, sino al considerevole 12,9% dei voti alle elezioni politiche del settembre 2014 che garantisce 49 esponenti all’interno del Riksdag, il parlamento unicamerale svedese[2]. Le modalità con cui Åkesson ha guidato il partito fino all’ingresso nel Parlamento svedese possono ricordare quanto avvenuto in Francia con il Front National a guida Marine Le Pen: un distacco dai leader del passato e dai membri più estremi del partito; un chiaro orientamento anti-immigrazione e antieuropeista, in linea con il risentimento presente in una crescente fetta di elettorato; un massiccio utilizzo di Internet nella comunicazione politica e l’inserimento nella rete delle destre sovraniste sviluppatesi in tutta Europa. Tuttavia, è interessante notare che SD non spartisce con il Front National l’adesione al gruppo Europa dei Popoli e delle Nazioni al Parlamento europeo. I due membri dei Democratici svedesi eletti alle elezioni europee del 2014, infatti, fanno parte del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, un’adesione osteggiata da Marine Le Pen[3].

Nonostante l’operazione moderatrice, la posizione di SD rimane tuttora complessa. Il simbolo del partito, un rassicurante fiore giallo-blu, sembra segnare uno iato considerevole fra passato e presente dei Democratici svedesi. Tuttavia, vari episodi di violenza e razzismo perpetrati da diversi membri del partito continuano a incidere sulla reputazione di quest’ultimo. Seppur sia innegabile un visibile allontanamento dalle radici neonaziste del partito, SD viene ancora considerato dai principali partiti dello scacchiere politico svedese come un movimento xenofobo. La leader del partito centrista Centerpartitet, Annie Lööf, ha recentemente dichiarato: “These racist views among Sweden Democrats is something that goes all the way up to the party leadership. That’s why none of the Alliance leaders can imagine negotiating or collaborating with the Sweden Democrats.”[4]. Il sostegno di SD all’Alleanza, il blocco dei quattro partiti all’opposizione, sembra dunque essere destinato a rimanere esterno, perlomeno nel breve periodo.

La leadership Di Åkesson

Alla luce del successo riscosso da Sverigedemokraterna negli ultimi anni, è necessario analizzare – perlomeno sinteticamente – il ruolo chiave svolto dal suo leader, Jimmie Åkesson. Gli aspetti caratterizzanti del leader di SD sono, come vedremo, comuni ad altri leader politici dalle posizioni vicine a quelle dello svedese.

Ǻkesson nasce nel maggio del 1979 a Ivetofta, una piccola cittadina nella Skåne län – Contea della Scania -, Svezia meridionale. La sua attività politica inizia precocemente, nelle sezioni giovanili del Moderata samlingspartiet (Partito moderato), di ispirazione liberal-conservativa. Non tarderà molto, tuttavia, ad abbracciare la causa dei Democratici svedesi, attratto in primis dalla posizione euroscettica di quest’ultimi e dalla necessità di rivedere le politiche di immigrazione[5]. Åkesson milita quindi nella federazione giovanile di SD e ne diventa il ”chairman” per cinque anni, dal 2000 al 2005, anno di svolta nella sua vita politica e in quella del suo partito. Nel 2005, infatti, Ǻkesson sueperò Mikael Jansson – leader di SD da dieci anni- alle elezioni interne del partito, prendendo così le redini dei Democratici svedesi a soli 25 anni e completando la trasformazione del partito verso l’ingresso in Parlamento. Fatta eccezione per un periodo di alcuni mesi tra il 2014 e il 2015, dove ha limitato la sua attività per curare una forma di burnout, stress lavorativo del quale Åkesson soffre, la sua leadership è continuata ininterrottamente dal sino ad oggi, conseguendo risultati impensabili sino a qualche anno prima.

La leadership di Åkesson è caratterizzata, come spesso avviene nell’ambito dei partiti populisti, da un massiccio utilizzo dei social network come mezzo di comunicazione politica. SD è attivo su tutte le maggiori piattaforme di comunicazione online, con un numero di contatti superiore persino a quello dei partiti tradizionali. Con circa 200.000 contatti, la pagina Facebook di SD supera ampiamente le rispettive pagine dei partiti svedesi concorrenti. Åkesson possiede una pagina personale da oltre 164.000 contatti aggiornata regolarmente, attraverso la quale pubblicizza il suo operato e quello del partito. La situazione è leggermente differente per quanto riguarda Twitter, dove SD non è il primo partito per numero di followers, ma è tuttavia quello più attivo per reazioni e condivisioni – positive o negative che siano[6]. Sembra dunque che SD sia stata in grado di sfruttare la potenza delle nuove forme di comunicazione per uscire dall’isolamento mediatico televisivo, inserendosi pienamente nella rete populista sviluppatasi in Europa. La parola Sverige (Svezia) e la bandiera nazionale prevalgono nella forma di comunicazione del partito, con una marcata accentuazione delle differenza tra SD e i partiti di governo. A tal proposito, di estremo interesse è il video utilizzato dai Democratici Svedesi all’apertura della campagna elettorale in vista delle elezioni di settembre 2018, disponibile con sottotitoli in inglese, caretterizzato da uno scenario tenebroso e incentrato su una sostanziale divisione non tra destra e sinistra, bensì tra ”noi” – Democratici svedesi- e ”voi” – partiti di governo e media. https://www.youtube.com/watch?v=n40tm2P374w

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Nato a Cesena nel 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, dove attualmente studia Sviluppo Locale e Globale. Si interessa politica europea e Nord Europa.

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