Nazionalismo in Nord Europa: il caso Sverigedemokraterna

Sverigedemokraterna SD

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Elezioni 2018: programma e prospettive di Sverigedemokraterna

Come accennato in precedenza, gli svedesi saranno chiamati al voto per rinnovare il Riksdag nel settembre prossimo. L’attuale composizione del Parlamento svedese vede il Socialdemokraterna partitet – i socialdemocratici – del premier Stefan Löfven occupare 113 seggi. I Moderati, al governo con John Reinfeldt dal 2006 al 2014, sono usciti come secondo partito dalle ultime elezioni legislative con 83 seggi. Lo scenario creatosi ha consentito alla coalizione di centro-sinistra formata da Socialdemocratici e Verdi di formare un governo di minoranza, accompagnato da grandi difficoltà. La mancanza di una maggioranza assoluta ha portato instabilità nell’azione di governo, con il concreto pericolo di non terminare la legislatura. La crisi di governo scatenata dalla mancata approvazione del budget nel 2014, con la prospettiva di un ritorno immediato alle urne sventata soltanto grazie a un accordo con i partiti del blocco di opposizione, esemplifica le difficoltà incontrate dall’esecutivo. SD ha giocato un ruolo chiave nella crisi di governo, votando contro la proposta di budget avanzata dai socialdemocratici e appoggiando quella presentata dall’Alleanza. Il peso del partito di Ǻkesson è stato rilevante nel corso dei quattro anni trascorsi e, con ogni probabilità, non diminuirà nelle prossima legislatura. I sondaggi circolanti in Svezia nel 2017 indicavano SD come secondo partito del Paese, con proiezioni oscillanti tra il 19 e il 23%, superato solo dai Socialdemocratici. Tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018, tuttavia, i sondaggisti hanno registrato un calo dei consensi verso il partito, attribuendogli un risultato non superiore al 18%[7]. Il bacino elettorale di SD è situato principalemente nel Sud della Svezia, dove i problemi di ordine pubblico sono maggiori e l’attentato di Stoccolma del 7 aprile 2017 ha lasciato un segno non trascurabile in una nazione raramente al centro dell’attenzione internazionale.

Analizzando le proposte indicate nel programma di Sverigedemokraterna è possibile riconoscere elementi comuni ai partiti nazionalisti sviluppatisi nelle varie destre europee. L’elemento principale è senza ombra di dubbio quello dell’immigrazione: SD promette di rivedere radicalemente le poltiche migratorie svedesi in senso restrittivo. La questione dell’identità nazionale, al pari di quella migratoria, ricopre una grande importanza per il partito e i suoi elettori. Nella sezione kulturpolitk troviamo al primo posto la ”preservazione del patrimonio culturale svedese”, il ”rafforazamento dell’identità nazionale”, mentre sul piano scolastico è previsto un rafforzamento dell’insegnamento dello svedese. Un altro pilastro ideologico del partito è l’euroscetticismo. È interessante notare come su questo punto la comunanza con partiti a noi noti anche in Italia sia estrema. In particolare SD, denunciando un’Unione Europea diversa da quella proposta agli svedesi nel 1994 e un eccessivo trasferimento di potere verso Bruxelles, vorrebbe proporre un nuovo referendum sull’adesione all’UE. Inoltre, SD sostiene la necessità di rivedere il Trattato di Schengen per una maggiore protezione delle frontiere, l’opposizione all’unione monetaria – ricordiamo che la moneta corrente in Svezia è la corona- e all’ingresso della Turchia nell’Unione. Sul piano economico, il partito di Ǻkesson cerca di integrare valori tipicamente associati al liberismo, come l’abbassamento della tassazione alle imprese per migliorarne la competitività e l’attenzione al bilancio pubblico, con un intervento statale in tema di sanità e tutela dei cittadini. La questione della sicurezza, soprattutto in seguito alle aggressioni e agli atti di terrorismo verificatisi negli ultimi tempi, è un altro punto fondamentale per SD, che non a caso di definisce un ”partito della sicurezza”. Infine, sul piano energetico-ambientale, SD tende a non considerare il cambiamento climatico in cima alle proprie priorità e propone investimenti sull’energia nucleare per rispondere al problema energetico negli anni a venire.

Consci della difficoltà intrinseche nella previsione delle intenzioni di voto, alla luce dei dati attuali è lecito aspettarsi che SD rafforzerà la propria componente all’interno del Parlamento svedese. Un eventuale incremento di parlamentari porrà le forze politiche svedesi, in particolare quelle dell’Alleanza, a considerare un dialogo con Åkesson, segnando così una svolta nella politica nazionale. Sverigedemokraterna rappresenta l’emblema di uno scenario politico profondamente mutatato rispetto ai decenni passati, con un tendenziale indebolimento della sinistra anche dove, come in Svezia, è storicamente più radicata. La Svezia, come gran parte d’Europa, sta attraversando una fase nuova nella quale istituzioni e cittadini dovranno dimostrare una maturità tale da non cedere alla tentazione di soluzioni semplicistiche a problemi complessi. In tal senso, le elezioni del settembre 2018 forniranno indicazioni importanti sulle scelte future della politica e dei cittadini svedesi.


[1] Widfeldt, Anders (2015). Extreme Right Parties in Scandinavia. Routledge

[2] http://electionresources.org/se/

[3] https://www.thelocal.se/20161118/le-pen-slams-swedish-nationalists-for-eu-defection

[4] https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-05-04/swedish-leftists-get-tough-on-migration-ahead-of-election

[5] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-14/svezia-akesson-faccia-pulita-estrema-destra-202828.shtml?uuid=ABGrgitB

[6] https://www.thelocal.se/20180318/sweden-democrats-nations-best-on-social-media-but-will-it-transfer-to-the-election

[7] https://pollofpolls.eu/SE


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Nato a Cesena nel 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, dove attualmente studia Sviluppo Locale e Globale. Si interessa politica europea e Nord Europa.

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