Il nodo autostradale di Genova: storia di una viabilità complessa

Il nodo autostradale di Genova. Storia di una viabilità complessa

La città di Genova ha sempre avuto una storia caratterizzata da due tratti orografici peculiari: il mare e i monti. Il suo essere “schiacciata sul mare, mentre sembra cercare respiro al largo, verso l’orizzonte”[1], per dirla con Francesco Guccini, determina una conformazione urbanistica unica: un centro di dimensioni tutto sommato modeste considerando la popolazione comunale odierna di circa 600 mila abitanti[2], da cui si dipartono due lunghe linee costiere altamente urbanizzate verso Levante e verso Ponente. A queste si aggiungono altre due direttrici fortemente urbanizzate verso l’interno, che risalgono lungo i due corsi d’acqua maggiori della città, il torrente Polcevera (da cui il nome di Val Polcevera) e il torrente Bisagno (da cui il nome di Val Bisagno).

Genova

Genova è una città che non ha avuto la possibilità di svilupparsi in maniera regolare secondo linee geometriche (cerchi concentrici o aree rettangolari affiancate) a differenza di molte altre città del centro-nord Italia a causa della cronica mancanza di spazio utile che la contraddistingue. A sud il mare costituisce una barriera naturale e un limite all’edificazione. Limite che nel tempo, sin dal Medioevo, è stato via via sempre più eroso, ove il lavoro dei genovesi riuscì a spostare le banchine portuali più a meridione riempiendo – quando possibile – i bacini e il fondale; quando possibile perché il Mar Ligure è un mare profondo, caratterizzato da una orografia accidentata nell’area subacquea tanto quanto quella della costa emersa, e in cui la linea costiera calpestabile è sottile (con scogli o spiagge di larghezza mai superiore a un centinaio di metri e sovente inferiore ai 3 metri, con una media di soli 4-5 metri) e segnata da un declivio rapido che raggiunge i 1000 metri di profondità a soli 3 Km dalla costa[3].

Se l’espansione urbana sul lato meridionale detto “Fronte Mare” era difficile, l’espansione sul lato settentrionale “I Bricchi” non era molto più semplice: l’Appenino Ligure circonda la città che è costruita attorno ad un nucleo storico contiguo all’attuale Porto Antico e incuneato al centro del Golfo di Genova. Abitato sin dall’epoca neolitica[4] è circondato dalle prime colline – altamente urbanizzate – che raggiungono i 300 metri di altezza sul livello del mare, seguite a breve distanza da una seconda linea di rilievi che superano gli 800 metri di altezza e si collegano direttamente al più ampio complesso dei monti dell’Appennino Ligure che copre un vasto areale di 5.410 km² attorno al Genovesato, dal Valico della Bocchetta di Altare a Ovest (che divide le Alpi Liguri dall’Appennino), in provincia di Savona, al Passo della Cisa ad Est (che divide l’Appennino Ligure dall’Appennino Tosco-Emiliano), al confine tra le province di Parma e di Massa Carrara[5].

Questa caratteristica della città, d’esser “cinta di monti e di mura”[6], ne ha determinato nei secoli – e tutt’ora ne determina – la forma estremamente allungata e sottile. La città odierna si estende per quasi 30 chilometri di lunghezza lungo l’arco di costa che dall’inizio di Nervi, a Levante, si conclude con il quartiere di Voltri, a Ponente. A tale considerevole lunghezza dell’area urbanizzata lungo la direttrice Est – Ovest non corrisponde una simile larghezza lungo la direttrice Nord – Sud, che è infatti molto più contenuta se si eccettuano le valli urbanizzate del Polcevera ad Ovest e del Bisagno ad Est, dove la profondità urbanistica raggiunge i 14 chilometri verso Nord[7].

Le conseguenze di questa peculiare conformazione urbanistica ed orografica sono principalmente due: la scarsità di vie di transito e la scarsa integrazione delle diverse aree della città, che sono aggregabili in cinque macro-aree geografiche (il Ponente, ad ovest del torrente Polcevera; la Val Polcevera, che si estende lungo il torrente da cui prende il nome; il centro, da Sampierdarena alla Foce; il Levante, ad est del torrente Bisagno; e la Val Bisagno, stretta e lunga sull’omonimo corso d’acqua) ciascuna con la propria storia, il proprio centro urbanistico e le proprie peculiarità, oggi rappresentate amministrativamente dai nove municipi cittadini[8].Genova

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Una conformazione urbanistica unica

Pagina 2: Genova caposaldo del triangolo industriale

Pagina 3: Il Nodo di Genova


[1] Francesco Guccini, Piazza Alimonda, in “Ritratti”, EMI, 2004.

[2] Notiziario Statistico del Comune di Genova, Genova, 29 Maggio 2018.

[3] Istituto Idrografico della Marina Militare italiana, Orografia e misurazioni del Golfo di Genova e della Costa Ligure, IGM, Genova, 1998.

[4] Nino Lamboglia, Archeologia ligure – l’abitato di Genova, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Albenga, 1968.

[5] Studio Cartografico Italiano, Orografia d’Italia – Liguria, Genova, 1983.

[6] Matteo Paris, Iter de Londinio in Terram Sanctam, Abbazia di Sant’Albano, Hertfordshire (UK), 1242.

[7] Sistema Informativo Territoriale, Cartografia del Comune di Genova, SIT, Genova, 2018.

[8] Comune di Genova, Regolamento per il decentramento e la partecipazione municipale, del 6 Febbraio 2007.


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Nato nel 1987. Laureato in Scienze Storiche con tesi in evoluzione culturale. Master in Innovazione nella Pubblica Amministrazione. E' assistente europarlamentare e insegna presso un Liceo pubblico di Genova. Collabora con diverse associazioni e riviste nel settore culturale e politico.

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