Il nodo autostradale di Genova: storia di una viabilità complessa
- 29 Settembre 2018

Il nodo autostradale di Genova: storia di una viabilità complessa

Scritto da Walter Rapetti

11 minuti di lettura

Pagina 3 – Torna all’inizio

Il Nodo di Genova

Negli stessi anni veniva realizzato il primo tratto settentrionale dell’autostrada A12, nota col nome di Autostrada Azzurra o di Autostrada Tirrenica, inizialmente limitata al tratto fra Genova Nervi, nell’estremo Levante cittadino, e Rapallo (cittadina costiera ad est di Genova). Anche in questo caso i lavori di prolungamento del tratto, che avrebbe dovuto collegarsi direttamente con Roma, furono lunghi, difficoltosi, costellati di problemi di appalti e di esaurimento dei finanziamenti[26]. Poiché il termine del tratto autostradale distava una dozzina di chilometri dal centro cittadino e altrettanti dalle banchine di carico e scarico merci del porto vi fu una grande e trasversale spinta politica per il prolungamento dell’autostrada, che giunse a Genova Sturla, avvicinandosi di circa 6 chilomentri al centro cittadino, e a Sestri Levante (cittadina costiera ad est di Genova, prossima alla provincia di La Spezia)[27].

Nella seconda metà degli anni ’60 le autostrade si erano quindi sviluppate verso Genova da Nord, da Est e da Ovest ma non erano ancora arrivate al suo centro. I due torrenti maggiori, il Polcevera ad ovest e il Bisagno ad est, costituivano ancora il confine maggiore. Nella stampa dell’epoca le autostrade liguri erano paragonate a dei fili, dei fili disuniti che andavano riuniti in un nodo, da qui nacque la progettazione del Nodo di Genova[28], uno dei più complessi snodi stradali d’Italia che doveva collegare la città e il porto alla rete autostradale nazionale e, al tempo stesso, raccordare la A12 – Autostrada Azzurra proveniente da est, dal Lazio e dalla Toscana, la A7 – Autostrada Milano Serravalle Giovi proveniente da nord, dalla Lombardia e dal Piemonte, la A10 – Autostrada dei Fiori proveniente da ovest, da Ventimiglia e dal confine francese, e – in progettazione (inaugurata nel 1977 ma completata solamente nel 1994)[29] – la A26 – Autostrada dei Trafori diretta a nord, verso Alessandria e Vercelli.

Il Nodo di Genova si rivelò da subito di difficile costruzione. Gli ostacoli erano evidenti: orografia accidentata, monti prospicienti la costa, città in pieno boom edilizio e cresciuta in modo rapido, sregolato e selvaggio lungo i corsi d’acqua e sulle colline, urbanistica densa che lasciava poco spazio ai cantieri e al transito dei mezzi pesanti necessari ai lavori, due torrenti di grande portata d’acqua e numerosi rii minori, complessità logistiche nel collegamento efficiente delle quattro arterie autostradali e del porto, la quarta densità demografica per chilometro quadrato d’Italia (dopo Roma, Milano e Napoli) e, non ultima, la necessità di realizzare l’intera opera in tempi rapidi a causa delle pressioni industriali volte ad avere collegamenti ferro-gomma su ampio raggio efficienti e a causa del traffico congestionato che stava paralizzando la città[30].

Già dalla fine degli anni ’50 era risultata evidente la necessità di collegare rapidamente il Levante e il Ponente genovese realizzando due viadotti, uno soprastante il torrente Bisagno e l’altro soprastante il torrente Polcevera. Il 18 Dicembre 1967 venne inaugurato il tratto di raccordo fra la A7, proveniente da Milano, in prossimità del quartiere di Rivarolo in Val Polcevera e la A12, diretta verso la Toscana, in prossimità del quartiere di Staglieno in Val Bisagno[31]. In questo modo, tramite trafori e viadotti, si collegarono le due autostrade scavalcando il torrente Bisagno con un grande ponte autostradale in cemento armato  dotato di un lungo svincolo sopraelevato di 2,5 chilometri di lunghezza[32]. Il tratto autostradale divenne celebre nelle cronache dell’epoca anche per il costo record di realizzazione, pari a 2 miliardi e mezzo di Lire per ciascun chilometro di percorso al Dicembre 1967[33].

Genova

Il Ponte Morandi a costruzione quasi ultimata – 1966

L’inaugurazione seguiva di poco (circa tre mesi) il completamento dei lavori di quello che, all’epoca, era il più grande viadotto autostradale d’Italia e uno dei maggiori d’Europa: il Viadotto autostradale sul torrente Polcevera, noto anche come Ponte Morandi o Ponte delle Condotte[34]. Lungo 1.182 metri, alto 90, largo 18, con due carreggiate e quattro corsie il Ponte Morandi era un viadotto autostradale dotato di una struttura strallata in calcestruzzo armato e calce struzzo armato precompresso con cavalletti bilanciati e stralli, per l’epoca considerata una delle opere ingegneristiche più avanzate e all’avanguardia[35].

L’approfondimento su questi temi prosegue nell’articolo: Genova e il Ponte Morandi: dalla costruzione al crollo.

Torna all’inizio


26] Secolo XIX – Archivio Storico, Edizioni Genovesi, Genova, Anni 19651968.

[27] Umberto Dagnino, L’autostrada azzurra, in Le Strade, anno XLVIII, n° 1, Milano, Touring Club Italiano, Gennaio 1968.

[28] La rete della società Autostrade – Dati e notizie, in Autostrade, anno XX, nº 10, Roma, Ottobre 1978.

[29] Eugenio Merzagora, Motorways in Italy,  The World’s longest Tunnel Page – Sezione Italia, Edizione Web, 2016.

[30] Luigi Bobbio, Il caso dell’autostrada di Genova, Rivista Italiana di Politiche Pubbliche, Roma, 2009.

[31] Cronache autostradali, in Autostrade, anno VII, nº 2, Roma, Firema S.p.A., Febbraio 1965.

[32] Redazione TCI, Inaugurato il tratto Rivarolo-Nervi della “Autostrada Azzurra”, in Le Strade, anno XLVIII, nº 1, Milano, Touring Club Italiano, Gennaio 1968.

[33] Umberto Dagnino, L’autostrada azzurra, in Le Strade, anno XLVIII, n° 1, Milano, Touring Club Italiano, Gennaio 1968.

[34] Tullia Iori e Sergio Poretti (a cura di), SIXXI – Storia dell’ingegneria strutturale in Italia, Gangemi, Roma 2017.

[35] Riccardo Morandi, Il viadotto del Polcevera per l’autostrada Genova-Savona, in L’Industria Italiana del Cemento, XXXVII, Roma, Società incremento applicazioni cemento, Dicembre 1967.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Walter Rapetti

Nato nel 1987. Laureato in Scienze Storiche con tesi in evoluzione culturale. Master in Innovazione nella Pubblica Amministrazione. E' assistente europarlamentare e insegna presso un Liceo pubblico di Genova. Collabora con diverse associazioni e riviste nel settore culturale e politico.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]