La nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema

La nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema degli Stati Uniti

Il 27 giugno scorso è stata resa pubblica la lettera con cui una settimana prima il giudice Anthony Kennedy aveva comunicato a Donald Trump la decisione di ritirarsi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, lasciando al Presidente l’onere di nominare un sostituito alla corte più alta d’America. Kennedy, giudice repubblicano nominato alla Corte Suprema vent’anni fa da Ronald Reagan, rappresentava infatti lo swing vote, l’ago della bilancia tra la parte progressista e la parte conservatrice della Corte, che contano ciascuna quattro giudici.

La figura di Kennedy è infatti stata cruciale in svolte storiche per la società americana, come Planned Parenthood v. Casey, che nel 1992 ha riaffermato il diritto all’aborto stabilito dalla storica sentenza Roe v. Wade (1973), e Obergefell v. Hodges del 2015, che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti. Un’altra storica sentenza da ricordare in cui Kennedy ha fatto valere invece il suo lato conservatore è stata Citizens United v. FEC, con la quale la Corte ha stabilito che porre limiti alla cifra di spese e donazioni elettorali per le corporations costituisce una violazione della libertà di espressione protetta dal primo emendamento. Ciò ha consentito alle grandi aziende e ai gruppi di potere di fare lobbying senza limiti nella politica statunitense. Il ritiro di Kennedy dalla Corte Suprema segue una serie di recenti sentenze in cui il giudice si è schierato con la parte conservatrice della Corte. Caso emblematico e scottante è stato nello scorso giugno quello del cosiddetto travel ban, in cui si stabilì la costituzionalità degli ordini esecutivi di Trump che bloccavano l’ingresso nel paese ai cittadini di alcuni stati, la maggior parte dei quali a maggioranza musulmana.

Con il ritiro di Anthony Kennedy dalla Corte, il Presidente Trump ha avuto la possibilità di nominare il suo secondo giudice alla Corte Suprema, un anno dopo aver scelto Neil Gorsuch, giudice federale di stampo conservatore che è stato poi confermato dal Senato ad aprile 2017, per il seggio lasciato vuoto da Antonin Scalia. È infatti una prerogativa del Presidente nominare i giudici della Corte Suprema, la cui approvazione spetta poi al Senato. L’uscita di scena di Kennedy è stata riconosciuta da pressoché tutti gli osservatori come ciò che potrebbe garantire una solida maggioranza conservatrice 5-4, che potrebbe durare per decenni. Tale prospettiva è stata accolta con grande timore dai settori progressisti[1]: la preoccupazione dei liberals è che una maggioranza conservatrice possa mettere a repentaglio diversi diritti riconosciuti dalla giurisprudenza di Kennedy, come l’aborto o il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

In campagna elettorale Trump ha infatti più volte promesso che, se eletto, avrebbe nominato giudici pro-life, con lo scopo di rovesciare la storica sentenza Roe v. Wade del 1973[2] sul diritto di aborto. La Corte Suprema e il seggio vuoto lasciato dalla morte del giudice conservatore Scalia hanno costituito uno dei fattori chiave nelle decisioni dei votanti nel 2016, secondo alcuni sondaggi. Infatti, gran parte degli evangelici, ossia quella consistente fetta di elettorato statunitense che abbraccia una versione conservatrice del Protestantesimo, ha scelto di votare Trump proprio alla luce del fatto che il nuovo presidente avrebbe dovuto nominare almeno un giudice alla Corte Suprema, potendo dunque esercitare una grande influenza sull’indirizzo della Corte per i prossimi decenni. Per tale ragione, superando le reticenze su un candidato che con i suoi affaires extraconiugali e le sue esternazioni sulle donne[3] destava grandi dubbi sulla sua moralità, l’81% dei cosiddetti white evangelicals ha scelto di sostenere Trump alle elezioni. Trump non li ha delusi. Infatti, lo scorso gennaio la nomina di Gorsuch, un repubblicano mainstream, è stata accolta con grande soddisfazione dal mondo conservatore, anche da quei conservatori che nell’elezione del 2016 si erano rifiutati di votare per Trump, i cosiddetti “Never-Trump”[4]. Dal mondo evangelico si sono levate grida di giubilo: una delle sue voci più prominenti, il presidente della ERLC (Ethics and Religious Liberty Commission) Russell Moore, a lungo molto critico verso Trump, in un comunicato congiunto[5] con altri leader evangelici ha definito la nomina di Gorsuch “una scelta eccezionale” ed “esattamente il tipo di giudice di cui il nostro paese ha bisogno alla Corte Suprema”.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: La filosofia giudiziaria di Brett Kavanaugh

Pagina 3: Una Corte Suprema a maggioranza conservatrice


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Nato nel 1995, è studente della laurea magistrale di Scienze Filosofiche all'Università degli Studi di Padova. Si interessa di politica americana.

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