La nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema
- 03 Settembre 2018

La nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema

Scritto da Paolo Cappelletto

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Una Corte Suprema a maggioranza conservatrice

Non appena la nomina è stata resa pubblica, i giornalisti americani si sono affrettati a scandagliare i pareri giudiziari espressi da Kavanaugh, per poterne delineare gli orientamenti e per comprendere come il suo operato potrebbe influenzare la Corte. I conservatori hanno gioito per un giudice considerato facilmente confermabile dal Senato. Infatti, l’unico scoglio per la maggioranza repubblicana, ovvero le due senatrici pro-choice del GOP, Susan Collins e Lisa Murkowski, notoriamente contrarie a un giudice apertamente critico verso Roe v. Wade, hanno fatto intendere che voteranno a favore della nomina[11]. I Democratici sono rimasti molto scettici di fronte alla nomina di Trump: la leader della minoranza democratica alla Camera, Nancy Pelosi, ha definito la nomina di Kavanaugh un “assalto ai diritti fondamentali delle donne e a un’assistenza sanitaria di qualità e ad un prezzo ragionevole”[12], riferendosi all’Obamacare, che Kavanaugh ha concepito in un suo scritto alla stregua di una tassa. Ciò che tuttavia ha destato grande attenzione negli osservatori è la concezione che il nuovo giudice ha dei poteri e delle prerogative presidenziali. In un articolo per una rivista di legge del 2009, Kavanaugh ha sostenuto che processare un presidente in carica metterebbe a repentaglio la stabilità del potere esecutivo e dunque il Presidente dovrebbe essere reso immune da indagini giudiziarie. Non c’è bisogno di essere maliziosi per pensare che Trump abbia preso in considerazione anche quest’aspetto nella sua nomina, nel momento in cui la commissione speciale presieduta dal repubblicano Mueller sta investigando sui legami tra la campagna di Trump e la Russia prima delle elezioni del 2016: infatti, le notizie di queste settimane stanno ventilando infatti la possibilità che il Presidente possa ricevere un mandato di comparizione.

Le audizioni di conferma per Kavanaugh saranno calendarizzate dopo l’estate e, a detta del leader repubblicano al Senato Mitch McConnell, avverranno prima delle elezioni di medio-termine, in cui si rinnoverà parte dei seggi del Congresso. Le urne di novembre potrebbero infatti dare origine a una maggioranza democratica, che metterebbe i bastoni tra le ruote a Kavanaugh. Per evitare tale esito, i Repubblicani tenteranno in ogni modo di approvare al più presto la nomina del nuovo giudice. Se sarà questo il caso, la Corte Suprema sarà composta da una maggioranza conservatrice di 5 giudici su 9 e potrà dunque esprimersi su questioni cruciali della vita politica americana: l’affirmactive action, ossia il sistema per cui certe università hanno tra i propri criteri di ammissione anche l’appartenenza razziale, al fine di favorire le minoranze, l’aborto, il gerrymandering, ossia la pratica di ridisegnare distretti elettorali per favorire uno dei due partiti e, ultima ma non meno importante, la possibilità di un intervento della Corte nel caso di un conflitto tra il Presidente e la commissione indipendente di Mueller che sta indagando sull’interferenza della Russia nelle elezioni del 2016 e sui rapporti tra la campagna di Trump con ufficiali russi. Qualora Trump si rifiutasse di presentarsi a testimoniare riguardo ai rapporti con la Russia o decidesse di auto-concedersi la grazia, la Corte Suprema dovrebbe probabilmente esprimersi sulla costituzionalità di queste azioni e i due giudici nominati da Trump avrebbero, com’è prevedibile, tutti gli occhi puntati su di loro.

Il prossimo sarà un autunno caldo per la politica americana, che prospetta non solo le audizioni di conferma e il relativo voto sul probabile futuro Justice Brett Kavanaugh previsto entro l’inizio di ottobre, ma anche le elezioni di medio termine, che hanno la possibilità di scalfire la maggioranza repubblicana che ha finora contraddistinto l’anno e mezzo dell’amministrazione Trump. Ad ogni modo, se il giudice nominato dalla Casa Bianca verrà approvato dal Senato, la Corte Suprema conoscerà una svolta verso un’interpretazione più conservatrice delle leggi e della Costituzione, che potrebbe durare per decenni. Se questo sarà il caso, ciò non farà altro che rendere ancora più acuta la polarizzazione politica tra conservatori e progressisti. Il rischio che si prospetta è che la Corte Suprema, massima espressione del ramo giudiziario del sistema statunitense, possa essere oggetto di una politicizzazione che andrebbe a minare il suo indispensabile carattere super partes. Non resta dunque che attendere le prossime settimane.

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[1] https://www.newyorker.com/magazine/kennedys-legacy

[2] https://www.youtube.com/

[3] https://www.youtube.com/

[4] https://www.nytimes.com/

[5] https://erlc.com/resource-library/press-releases/russell-moore

[6] https://mashable.com/2018/06/27/kennedy-supreme-court-handmaids-tale/

[7] https://www.youtube.com/

[8] https://www.youtube.com/

[9] https://www.youtube.com/

[12] https://www.cbsnews.com/


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Scritto da
Paolo Cappelletto

Nato nel 1995, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Padova e ha partecipato a programmi di scambio con l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e la Boston University. Si interessa di politica americana.

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