Nuclear Posture Review. Come cambia la dottrina atomica USA?

Nuclear Posture Review

Pagina 3 – Torna all’inizio

Il Nuclear Posture Review e il ritorno delle nuclear tactical weapons

Le armi atomiche hanno costituito una parte integrante della strategia di sicurezza nazionale americana per oltre 70 anni. La deterrenza nucleare infatti ha costituito un pilastro fondamentale su cui mantenere pace e prosperità nell’ordine internazionale, oltre a prevenire i conflitti armati convenzionali tra le grandi potenze. Lo stallo atomico tra USA e URSS durante la guerra fredda è stato il leitmotiv della conduzione della politica estera da parte delle due superpotenze. Chiusosi il periodo bipolare, la necessità di mantenere tali imponenti arsenali è venuto scemando, un processo che ha scandito gran parte della storia delle relazioni tra i due paesi negli ultimi venticinque anni. La ricerca di un agreement sulla de-nuclearizzazione ha infatti avvicinato i due paesi nel corso degli anni Novanta, attraverso numerosi tentativi di negoziazione degli accordi START (Strategic Arms Reduction Talks)[6]. Dopo l’11 settembre 2001 e il proliferare del terrorismo internazionale – questione che riguardava da vicino entrambi i paesi in termini di cooperazione nella global war on terror – il terreno sembrava fertile per coltivare una nuova fase di relazioni pacifiche ed egualitarie, con un focus prioritario sulla riduzione degli arsenali nucleari strategici (ICBM). La parziale continuità della visione delle amministrazioni democratiche e repubblicane rispetto al dossier russo ha al contempo manifestato difficoltà nello stabilire una gerarchia di priorità nelle relazioni con Mosca che fosse funzionale ad una relazione bilaterale: giostrando spesso tra questioni di sicurezza e democratizzazione dell’Europa Orientale, Stati Uniti e Russia hanno finito per inciampare spesso in incomprensioni reciproche. Tali diffidenze – in primis l’allargamento della NATO verso Est e la stagione delle rivoluzioni colorate – hanno minato una partnership già in partenza viziata dai retaggi del post guerra fredda, alimentando quella «sindrome dello spazio post-sovietico» che ha finito per inghiottire anche il reset diplomatico proposto da Obama durante il suo secondo mandato.

Questo, in poche e sintetiche righe, rappresenta lo status delle relazioni tra Stati Uniti e Russia in cui la questione nucleare ritorna ad essere di centrale importanza oggi. Ed è la stessa NSS che ribadisce, nella terza sezione, la necessità di costruire una strategia di sicurezza nazionale incentrata, in buona parte, sul rinnovamento dell’arsenale nucleare, che per 30 anni ha dovuto subire drastici tagli in termini di investimenti (quasi l’85% dall’apice della nuclearizzazione durante la guerra fredda) e non ha ricalibrato il suo potenziale rispetto al vasto spettro di minacce intercorse con l’avvento del XXI secolo. Modernizzazione, sostegno delle infrastrutture e mantenimento di una «stable deterrence» sono le nuove direttive che compaiono, in maniera più dettagliata, nel Nuclear Posture Review. Questo documento, sottoscritto dal Segretario della Difesa James Mattis e rilasciato pochi giorni fa, rappresenta la prima vera implementazione della NSS e, seguendo le righe d’introduzione nella prefazione, giunge in un «critical moment […] for America, confronts an international security situation that is more complex and demanding than any since the end of the Cold War» (p. 1), che obbliga un ripensamento totale delle politiche e delle strategie adottate con il precedente Nuclear Posture Review (2010). Come anticipato nell’introduzione, colpisce sin da subito l’attenzione che i redattori hanno ritagliato per il ruolo della Russia con la quale gli Stati Uniti avevano, in passato, impostato tentativi per la gestione dei nuclear risks, naufragati quasi definitivamente «given Russian actions, including its occupation of Crimea». Proprio la crisi ucraina e la guerra ibrida susseguitasi sembrano interpretabili come il turning point da cui ricostruire una politica di deterrenza in grado di affrontare le sfide che potenze nucleari come la Russia – a Corea del Nord, Cina e Iran sono dedicate sezioni alquanto dettagliate, ma esulano dall’economia di questo articolo – potranno in futuro palesare, specialmente in contesti regionali e quadranti geografici specifici.

La proposta complessiva della strategia nucleare prevista dalla Nuclear Posture Review prevede una serie di paradigmi. L’assunto teorico fondamentale è che le forze nucleari costituiscano l’unico strumento di vera deterrenza, in particolare assolvendo a quattro funzioni: a) deterrenza da attacchi nucleari e non-nucleari; b) «assurance» per alleati e partners; c) raggiungimento degli obiettivi se la deterrenza fallisce; d) assicurazione da un futuro incerto. L’attuale arsenale nucleare (definito «strategic nuclear triad»), costruito in gran parte durante la militarizzazione intercorsa negli anni Ottanta, rappresenta l’architettura su cui cucire la nuova strategia nucleare in base alla percezione e alla natura delle minacce attuali e consta di: sottomarini (SSBN) armati di Submarine-launched ballistic missiles (SLBM); land-based intercontinental ballistic missiles (ICBM); bombardieri strategici armati di gravity bombs e air-launched cruise missiles (ALCM). Questa triade nucleare è al massimo dell’efficienza e dell’operatività se considerata come prodotto della interconnessione tra le forze armate (Navy, Army e Air Force), garantendo allo stesso tempo una capacità di diversificazione della deterrenza nucleare.

Altro assunto è mantenere la «flessibilità» di tale arsenale, in termini economici – richiedendo un 2-3% dell’attuale budget del Dipartimento della Difesa, il che significa non più del 1% di quello federale – ma anche, e soprattutto, in termini tecnici e strategici, ovvero incentivando la produzione di capacità nucleari non-strategiche per rafforzare la deterrenza «by denying potential adversaries any mistaken confidence that limited nuclear employment can provide a useful advantage» (p. 7). Qui il riferimento è chiaramente all’errata – secondo gli autori – confidenza di Mosca di poter beneficiare di un first strike grazie al possesso di un consistente numero di testate non-strategiche in grado di assicurarle un vantaggio in aree a bassa intensità di conflitto. Dunque, espandere una deterrenza credibile in questi termini rimane il principale strumento per scongiurare aggressioni a livello regionale: «We will work with NATO to best insure […] the readiness, survivability, and operational effectiveness of DCA [Dual-Capable Aircraft] based in Europe».

Ultimo assunto fondamentale è l’assoluta devozione statunitense ai trattati di non proliferazione (NPT) e di controllo sugli armamenti. Il report evidenzia l’indisciplina diplomatica di Mosca, date le continue violazioni (tra le più recenti il Intermediate-range Nuclear Forces Treaty) e le mancanze nel rispettare gli impegni assunti con il nuovo accordo START, attivo fino al 2021 ed eventualmente prorogabile. Tali mosse sono riconducibili, ricalcando la retorica della NSS, ad una nuova forma di competizione tra grandi potenze, riscontrabile nel processo di modernizzazione che Russia (e Cina) hanno avviato in tutti i settori strategici (aria, terra e mare). Mosca considera gli Stati Uniti e la NATO «the principal threats to its contemporary geopolitical ambitions» e in tutta risposta ha elaborato una dottrina di strategia nucleare («escalate to de-escalate») sorretta sulla minaccia di un first strike come possibile strumento per dirottare un conflitto convenzionale in termini favorevoli alla Russia. Rispetto a questa strategia, il Nuclear Posture Review prevede che gli Stati Uniti debbano sviluppare, come accennato, una deterrenza flessibile e tailored (su misura), che imponga un containment rispetto alla volontà di proiezione russa sulle regioni adiacenti e che controbilanci la strategia nucleare russa in quanto potenzialmente fonte di miscalculations, che potrebbero risultare fatali per l’innesco di un confronto nucleare totale.

Inoltre, una deterrenza credibile è anche fondamento di una assurance per gli alleati atlantici e i partner globali; l’impegno ad una cooperazione sulla sicurezza è particolarmente rilevante, come si evidenzia nel rapporto, nel contesto europeo dove ci sono comprensibili preoccupazioni riguardo al possibile ricorso all’uso della forza militare nei confronti dei vicini da parte della Russia: «A strong, cohesive nuclear Alliance is the most effective means of deterring aggression and promoting peace and stability in the Euro-Atlantic region» (p. 35). Ma quali sono queste non-strategic nuclear weapons? Il rapporto del Pentagono indica che attualmente l’arsenale americano prevede B61 Gravity Bombs trasportate da F-15E che rientrano nel programma di intercettazione DCA, la maggior parte installate presso i paesi NATO. Il progetto nel lungo periodo, invece, prevede una parziale riconversione delle testate nucleari strategiche SSBN (programma COLUMBIA-class, previsto per il 2031), ICBM e un rafforzamento della flotta di bombardieri strategici (con il B-21 Raider, di nuova generazione, in fase di progettazione), con il picco del budget allocato al Dipartimento della Difesa previsto per il 2029 (6,4%) tra sostentamento dei nuovi progetti e ricollocamento delle capacità esistenti, in rispetto della national security strategy.

In conclusione, rinforzare la capacità di deterrenza tramite il dispiegamento di arsenali nucleari non-strategici rappresenta la cifra della nuova politica nucleare americana e in larga parte risponde alla sfida lanciata dalla Russia e dalla potenzialità del suo arsenale non-strategico. Il Nuclear Posture Review non invoca una pesante militarizzazione, ma pretende che gli Stati Uniti riconfigurino il loro potenziale nucleare rispetto ad una minaccia sempre più incombente: «Our strategy will ensure Russia understands that any use of nuclear weapons, however limited, is unacceptable». Paradossalmente questa inversione di rotta rispetto alla Nuclear Posture Review del 2010 sancisce un ritorno alla guerra fredda, almeno nella sua connotazione tecnologica, con la ricomparsa di armi atomiche di teatro e riporta l’Europa al centro dell’attenzione di Washington.

Torna all’inizio


 

A questo link il testo completo del Nuclear Posture Review: https://media.defense.gov/2018/Feb/02/2001872886/-1/-1/1/2018-NUCLEAR-POSTURE-FINAL-REPORT.PDF

[1] «Although the menace of Soviet communism is gone new threats test our will. Russia is using subversive measures to weaken the credibility of America’s commitment to Europe, undermine transatlantic units and weaken European institutions and governments. With its invasion of Georgia and Ukraine, Russia demonstrates its willingness to violate the sovereignty of states in the region », cit. p. 47, NSS.

[2] La forma di cooptazione all’interno del sistema multilaterale a guida americana è ben descritto dal concetto di «egemonia benevola», si veda G. John Ikenberry, Liberal Leviathan: the Origins, Crisis and Transformation of the American World Order, Princeton University Press, Princeton 2012.

[3] Si veda Walter. R. Mead, The Return of Geopolitics. The Revenge of the Revisionist Powers, «Foreign Affairs», Vo. 93, No. 3, maggio-giugno 2014, pp. 69-79.

[4] NSS, Cit. p. 25-26 (corsivo nostro) Nuclear Posture Review.

[5]Angela E. Stent, The Limits of Partnership. U.S-Russian Relations in the Twenty-First Century, Princeton, N.J., Princeton University Press, 2014, p. 256.

[6] Si veda James M. Goldgeier, Power and purpose: U.S. policy toward Russia after the Cold War, Washington, D.C., Brookings Institution Press, 2003. L’ultimo accordo definitivo risale al 2010 e ha fissato un tetto massimo di 1,550 testate nucleari.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l’Università degli studi di Torino e in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ha svolto un periodo di ricerca al Liddell Hart Centre for Military Archives (LHCMA) presso il King’s College. Interessato di storia, politica e sicurezza americana e di geopolitica.

Comments are closed.