Alle origini del nazionalismo in Ungheria. Una prospettiva storica
- 30 Ottobre 2016

Alle origini del nazionalismo in Ungheria. Una prospettiva storica

Scritto da Alessandro Ambrosino

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Dal ’56 agli anni Novanta. La rinascita del discorso nazionalista. Conti in sospeso col passato

La posizione ufficiale del nuovo governo fu quella del silenzio totale e fino alla fine del regime comunista fu vietato riferirsi ai fatti del 1956, addirittura si arrivò, in certe vie a togliere i numeri civici 55, 56 e 5716, per quanto, al fine di recuperare credibilità e fiducia nella popolazione, fu necessario un compromesso tra la lealtà verso Mosca, un miglioramento delle condizioni di vita del popolo e una minima tolleranza del dissenso, della religione e dei movimenti verso Ovest. Grazie a queste politiche indulgenti, soprattutto sul piano individuale, Kádár fu in grado di mantenere un consenso invidiabile in altre capitali dell’Est e fu in grado non solo di dare un’immagine positiva del socialismo reale, ma anche di instaurare nei cittadini l’idea che alcune delle richieste del ’56, alla fine, fossero state realmente concesse. Insomma, come ha scritto Bernardo Valli: « Budapest costava cara all’Unione Sovietica. Ma ne valeva la pena»17. Tali sussulti di libertà permisero anche un rinnovato discorso, ovviamente sempre interno al partito, sulle questioni etniche e la ricerca dell’identità magiara. Così, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, lo scottante tema venne gradualmente riportato alla ribalta fino a che, nel contesto della grave crisi del sistema socialista, si arrivò al punto di considerarlo l’elemento essenziale per la credibilità politica e la legittimazione del partito. I discorsi che facevano capo alle radici dell’unità magiara, alle minoranze etniche oltre i confini e alla questione religiosa divennero il nodo fondamentale che teneva insieme l’ala riformista del Partito e gli intellettuali nazionalisti che stavano riemergendo nel periodo di transizione che scuoteva tutti i paesi del Patto di Varsavia.

Le prime libere elezioni in Ungheria nel 1990 sancirono la definitiva ripresa dei discorsi nazionalistici all’interno del Parlamento Ungherese, infatti le due nuove formazioni politiche di centro-destra, il Fidesz e l’MDF, che si erano imposte mentre il Partito Comunista perdeva credibilità, avevano fortemente reindirizzato i loro progetti sulla riaffermazione dell’identità nazionale, a cominciare proprio dalla riabilitazione dei morti della rivolta del ‘56. La già citata Myra Waterbury, comparando i diversi approcci adottati dai due partiti durante gli anni Novanta in Ungheria ha mostrato come da un lato ci fosse un vero e proprio desiderio di rimettere al centro l’unità nazionale ungherese dopo quarant’anni di rimozione, pianificando una rinnovata azione politica verso i vicini e dall’altro come Fidesz fosse stato, nel corso degli anni, più attento ad utilizzare lo strumento politico del nazionalismo per creare reti fra i leader degli ungheresi all’estero e legittimare la transizione democratica al fine di guadagnare consensi18.

In conclusione, quello che emerge analizzando con ottica storica l’evoluzione dell’identità dell’Ungheria è che, come ha detto il professor Stefano Bottoni «L’Ungheria è un Paese malato di storia»19, nel senso che la maggior parte degli eventi dell’ultimo secolo ricordano agli ungheresi sconfitte e catastrofi, rendendo così la popolazione stanca di celebrazioni e rimembranze ma allo stesso tempo incapace di creare una memoria condivisa. Il rischio concreto è l’incapacità di guardare con occhio critico al proprio passato, impedendo così uno sguardo al futuro libero dall’uso delle radici come arma politica.

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1# Intervista a Katalin Enikő Barát, rilasciata a Alessandro Ambrosino il 29 ottobre 2016 a Venzone (UD).

2# Legge fondamentale dell’Ungheria, 25 aprile 2011. Reperibile al link: http://licodu.cois.it/wp-content/uploads/2013/10/costituzione-2011-it.pdf .

3# La bibliografia sul crollo del comunismo e le sue conseguenze sulla storia mondiale è praticamente sterminata. Mi limito a segnalare alcuni volumi fondamentali: R. Dahrendorf, 1989 Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, Roma, Bari, 1991. F. Fejtő, La fine delle democrazie popolari. L’Europa Orientale dopo la rivoluzione del 1989, Milano, Mondadori, 1994. P. Rumiz, Danubio, storie di una nuova Europa, Pordenone, Studio Tesi Edizioni, 1991. Un ottimo manuale con una bibliografia esauriente è: P. Melvin, O. A. Westad, The Cambridge History of the Cold War. Vol. III Endings, Cambridge, Cambridge University Press, 2010.

4# Punto di partenza imprescindibile per comprendere le differenze tra il “nazionalismo civico inclusivo” di tipo occidentale e il “nazionalismo etnico esclusivo” delle nazioni dell’Est Europa è H. Kohn, The Idea of Nationalism: A Study of its Origins and Background, New York, Palgrave MacMillan, 1944. Più recentemente, L. Greenfeld, Nationalism: Five Roads to Modernity, Cambridge, Massachussets University Press, 1992. Specificatamente sull’Est Europa: D. F. Björklund, The East European Ethnic Nation. Myth or Reality? in « European Journal of Political Research » XLV (2006), pp. 93-121.

5# M. Waterbury, Between State and Nation: Diaspora Politics and Kin-State Nationalism in Hungary. New York, Palgrave Macmillan, 2010 p. 145.

6# Ibidem, p. 25.

7# Sull’origine del nazionalismo sloveno si veda: J. Cvirn, Nationale Differenzierung und politische Verhältnisse im Dreiländereck (1848-1918), in T. Bahovec, T. Domej (a cura di), Das österrei hisch-italienisch-slovenische Dreiländereck, Klagenfurt/Celovec, Mohorjeva-Hermagoras Verlag, 2006, pp. 197-261. Inoltre A. Moritsch, Dem Nationalstaat entgegen (1848-1914), in A. Moritsch (a cura di), Alpen-Adria. Zur Geschichte einer Region, Klagenfurt/Celovec, Mohorjeva-Hermagoras Verlag, 2001, pp. 339-407. Una disamina in generale sulla condizione dei gruppi etnici negli imperi europei dell’800 è: P. Pombeni, B. Mazohl (a cura di), Minoranze negli imperi. Popoli fra identità nazionale e ideologia imperiale, Bologna, Il Mulino, 2013.

8# R. Vambery, Nationalism in Hungary, in « The Annals of the American Academy of Political and Social Science » a. CCXXXII (1944), p. 79.

9# J. Rotschild, East Central Europe Between the Two World Wars, Seattle, University of Washinton Press, 1974, p. 138.

10#Miklós Zeidler, Irredentism in Everyday Life in Hungary during the Inter-war Period, in « Regio: Minorities, Politics, Society, a. LXXII (2002).

11#M. Watebury, Between State and Nation, op. cit., p. 32.

12#L. Deme, Perceptions and Problems of Hungarian Nationality and National Identity in the Early 1990s, in « International Journal of Politics, Culture and Society » a. XII (1998), p. 308.

13# M. Watebury, Between State and Nation, op. cit., pp. 38-39.

14# Ibidem, op. cit., p. 37.

15# La rivoluzione ungherese è ampiamente dibattuta e spesso le posizioni storiografiche, soprattutto per via della sua brevità e dei suoi scopi reali, sono contrastanti. Un ottimo volume è: D. Volcic, 1956, Krusciov contro Stalin, Palermo, Sellerio, 2006. Utile sulle ambigue posizioni del PCI: G. Napolitano, Dal PCI al socialismo europeo. Un’autobiografia politica, Bari, Laterza, 2012.

16# Intervista a Katalin Enikő Barát, rilasciata ad Alessandro Ambrosino il 29 ottobre 2016 a Venzone.

17# B. Valli, Ungheria. Quel funerale che aprì le porte alla democrazia, in « La Repubblica », 18 agosto 2009.

Reperibile al link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/18/quel-funerale-che-apri-le-porte.html .

18#M. Watebury, Between State and Nation, op. cit., pp. 53 e seg.

19# A. Solarino, Budapest 1956. La memoria divisa, speciale RAI News, reperibile al link http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ContentItem-83904548-fb11-453b-9d0d-798ef969d0e5.html .


Bibliografia

Letteratura storica

  • BJÖRKLUND F. DAVID, The East European Ethnic Nation. Myth or Reality? in « European Journal of Political Research » XLV (2006), pp. 93-121

  • DAHRENDORF RALPH, 1989 Riflessioni sulla rivoluzione in Europa, Roma, Bari, 1991

  • DEME LASZLO, Perceptions and Problems of Hungarian Nationality and National Identity in the Early 1990s, in « International Journal of Politics, Culture and Society » a. XII (1998), pp. 307-325

  • FEJTŐ FRANÇOISE, La fine delle democrazie popolari. L’Europa Orientale dopo la rivoluzione del 1989, Milano, Mondadori, 1994

  • GREENFELD LIAH, Nationalism: Five Roads to Modernity, Cambridge, Massachussets University Press, 1992

  • JANEŽ CRVIN, Nationale Differenzierung und politische Verhältnisse im Dreiländereck (1848-1918), in T. Bahovec, T. Domej (a cura di), Das österrei hisch-italienisch-slovenische Dreiländereck, Klagenfurt/Celovec, Mohorjeva-Hermagoras Verlag, 2006, pp. 197-261

  • KOHN HANS, The Idea of Nationalism: A Study of its Origins and Background, New York, Palgrave MacMillan, 1944

  • MORITSCH ANDREA, Dem Nationalstaat entgegen (1848-1914), in A. Moritsch (a cura di), Alpen-Adria. Zur Geschichte einer Region, Klagenfurt/Celovec, Mohorjeva-Hermagoras Verlag, 2001, pp. 339-407.

  • NAPOLITANO GIORGIO, Dal PCI al socialismo europeo. Un’autobiografia politica, Bari, Laterza, 2012

  • POMBENI PAOLO, MAZOHL BIRGITTE (a cura di), Minoranze negli imperi. Popoli fra identità nazionale e ideologia imperiale, Bologna, Il Mulino, 2013

  • ROTSCHILD JOSEPH, East Central Europe Between the Two World Wars, Seattle, University of Washinton Press, 1974

  • RUMIZ PAOLO, Danubio, storie di una nuova Europa, Pordenone, Studio Tesi Edizioni, 1991.

  • UNGHERIA, Legge fondamentale dell’Ungheria, 2011, reperibile al link: http://licodu.cois.it/wp-content/uploads/2013/10/costituzione-2011-it.pdf

  • VAMBERY RUSTEM, Nationalism in Hungary, in « The Annals of the American Academy of Political and Social Science » a. CCXXXII (1944), pp. 77-95.

  • VOLCIC DEMETRIO, 1956, Krusciov contro Stalin, Palermo, Sellerio, 2006

  • WATERBURY MYRA, Between State and Nation: Diaspora Politics and Kin-State Nationalism in Hungary. New York, Palgrave Macmillan, 2010

  • WESTAD O. ARNE, MELVIN PAUL, The Cambridge History of the Cold War. Vol. III Endings, Cambridge, Cambridge University Press, 2010

  • ZEIDLER MIKLÓS, Irredentism in Everyday Life in Hungary during the Inter-war Period, in « Regio: Minorities, Politics, Society, a. LXXII (2002)

Articoli di giornale

Fonti video

Interviste

  • Intervista a Katalin Enikő Barát, rilasciata ad Alessandro Ambrosino il 29 ottobre 2016 a Venzone (UD).

Scritto da
Alessandro Ambrosino

(1992) Originario del Friuli si è Laureato in storia e in Relazioni Internazionali all'università di Bologna. Ammesso al PhD in International History del Graduate Institute di Ginevra. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Dopo aver lavorato a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia a Bruxelles, ha svolto il tirocinio UE presso il Comitato delle Regioni.

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