Dove va l’economia mondiale? L’outlook del FMI

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Stime economiche dell’FMI

L’FMI spiega che le economie avanzate cresceranno a un ritmo inferiore a quello delle economie emergenti. Le economie dei paesi in via di sviluppo, pungolate dalla necessità di dover crescere rapidamente, hanno in genere attuato più riforme e sono state più volenterose nell’implementare politiche economiche virtuose. Questo ha permesso di incrementare la loro crescita potenziale e ne farà il traino dell’economia mondiale nel prossimi anni, così come mostra il grafico che segue:

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Con riferimento all’Europa occidentale, l’FMI raccomanda ai paesi che la compongono di prestare attenzione al tema delle politiche fiscali e di un loro equilibrio in vista di future crisi. Il periodo attuale è visto come una parentesi di crescita moderata prima di alcune difficoltà future che ormai si delineano in modo chiaro all’orizzonte e a cui si farà riferimento nel seguito. Eccezione al suggerimento di riequilibri fiscale all’interno dell’Europa è la Germania, a cui invece è raccomandato di aumentare gli investimenti e di intraprendere politiche espansive per ridurre il suo surplus commerciale eccessivo e aiutare gli altri partner trainando, insieme alla propria, la loro crescita. L’FMI vede una congiuntura europea fragile, indebolita dalle tensione sui commerci internazionali e da una crescita interna che stenta: il suggerimento di policy che ne deriva è di attendere fino a metà 2019 per iniziare a normalizzare la politica monetaria e comunque di procedere con molta prudenza.

Lo studio dedica ampio spazio agli USA ed in particolare alla loro politica fiscale: ricordiamo come questa sia attualmente espansiva a causa del piano di riduzione delle tasse attuato dal presidente Trump. La scelta di adottare un approccio espansivo viene ampiamente messa in discussione e in più occasioni criticata. L’FMI rileva che la disoccupazione americana è a livelli minimi e inoltre l’economia USA sta già crescendo al di sopra del suo livello potenziale. Rendere maggiormente espansiva la politica fiscale in questo momento del ciclo non può che aumentare le spinte inflazionistiche e rendere più forte la reazione della FED con riferimento al rialzo dei tassi.  La politica fiscale espansiva causerà un aumento del debito che renderà minore lo spazio per sostenere l’economia in caso di difficoltà. Si stima inoltre che, nonostante le politiche protezioniste, l’espansione fiscale in corso negli USA dovrebbe peggiorare la bilancia commerciale americana, incrementando squilibri tipici dell’economia a stelle e strisce. Le tensioni portate ai commerci internazionali dovute alla rinuncia della trattativa da parte degli americani metteranno in crisi le aziende, le cui catene di produzione sono ormai globali, e ne ridurranno gli investimenti a causa dell’incertezza generata intaccando così il PIL globale anche nel lungo termine.

La normalizzazione monetaria negli USA, e il suo probabile inasprimento per bilanciare la politica fiscale espansiva, potrebbe causare notevoli difficoltà ai paesi emergenti con conseguente crisi e instabilità economica a livello globale. Le aspettative dei mercati, rivelate dai sondaggi, mostrano come queste si basino su un piano di rialzo dei tassi più soft di quello programmato dalla FED. L’FMI non esclude inoltre che il rialzo dei tassi possa essere ancora più rapido di quello nei piani FED nel caso l’inflazione americana si surriscaldi eccessivamente. In questo scenario i flussi di investimento verso i paesi emergenti verrebbero colpiti fortemente a causa della contrazione della massa monetaria in dollari intensificando le crisi valutarie e le condizioni finanziarie restrittive già presenti. L’FMI cita come esempi quello delle crisi valutarie turca ed argentina, a cui potrebbero aggiungersi quelli di vari altri paesi emergenti.

Con riferimento alla Cina l’FMI rileva che la sua crescita dovrebbe stabilizzarsi nel corso dei prossimi anni, fino a raggiungere il 6,2% nel 2020. Vengono riservati apprezzamenti per le iniziative di riforma economica implementate in India, la cui crescita viene rivista a rialzo. Questa dovrebbe superare quella della Cina nei prossimi anni raggiungendo il 7,4% nel 2020. Il rialzo del prezzo del petrolio dovrebbe favorire la crescita dei paesi esportatori in condizioni geopolitiche di stabilità (quindi ad esclusione di Libia ancora priva di un unico governo effettivo, Venezuela in forte crisi economica, Iran nuovamente sottoposto alle sanzioni USA). L’incremento di crescita del gruppo dei paesi esportatori, compreso tra lo 0,1% e lo 0,3%, dovrebbe essere uguale e opposto a quello dei paesi importatori. L’FMI si raccomanda di non ritardare le riforme economiche approfittando del miglioramento economico temporaneo dovuto all’incremento delle rendite petrolifere. Le previsioni di crescita per l’America latina restano modeste, seppure in graduale miglioramento nei prossimi anni, a causa della crisi economica del Brasile e di quella valutaria dell’Argentina. La forte crescita economica dell’Europa dell’Est dovrebbe subire infine una battuta d’arresto a partire dal prossimo anno.

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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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