Dove va l’economia mondiale? L’outlook del FMI

FMI

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Ricadute del quadro delineato

L’FMI indica una lista dei principali rischi connessi a un potenziale ribasso dell’economia mondiale. In primo luogo, come già citato, vi è l’instabilità finanziaria dovuta al ciclo restrittivo della politica monetaria USA. Nel caso l’inflazione aumenti in modo eccessivo, le strette della FED dovrebbero farsi più aspre mettendo in crisi l’economia americana e, a causa del rafforzamento del dollaro, quelle emergenti. L’instabilità dovuta al mancato controllo della delicata fase di innalzamento dei tassi è una minaccia all’intera economia globale e potrebbe costituire l’innesco della prossima crisi finanziaria. Similmente altro epicentro di possibile crisi sarebbe un fallimento delle politiche cinesi per gestire la cosiddetta fase di “atterraggio” da economia emergente a matura. La diminuzione della crescita economica dovrà essere accompagnata da investimenti e riforme in grado di riconvertire l’economia della Cina aumentandone la crescita potenziale. La sfida del governo cinese sarà in altre parole di evitare di rimandare i problemi alimentando un sistema di corruzione, sprechi e sovrapproduzione di enormi imprese pubbliche too big to fail. Si spera così che l’atterraggio dell’economia cinese sia soft, cioè graduale e gestito in modo tale da evitare turbolenze finanziari e shock negativi riguardo restrizioni sul mercato del credito. In caso contrario, considerato che l’economia cinese è ormai uno dei principali driver della crescita economica mondiale, lo scenario di instabilità finanziaria cinese potrebbe rapidamente propagarsi ai paesi dell’area asiatica e all’intero pianeta.

Altro fenomeno che potrebbe incidere in negativo sullo scenario di base ipotizzato dall’FMI è quello dell’aumento delle tensioni commerciali. L’FMI analizza un possibile aumento dei dazi USA verso la Cina, l’introduzione di dazi verso il settore auto e le conseguenze di queste misure protezionistiche sugli investimenti delle imprese ed il settore finanziario. In questo scenario la guerra commerciale ridurrebbe il PIL mondiale fino al -0,4% nel lungo periodo. L’economia USA arriverebbe a soffrire fino a un -1% per poi attestarsi al -0,6% nel lungo periodo; l’economia cinese invece arriverebbe a perdere fino all’1,6% per poi recuperare e fermarsi ad una perdita di -0.5% di prodotto interno lordo nel lungo periodo. Meno rilevante ma comunque significativo l’impatto sull’Europa che arriverebbe a perdere fino al -0,4% nel lungo periodo.

L’FMI indica poi alcuni campi sui quali sarebbe necessario intervenire a livello mondiale rafforzando la cooperazione tra paesi.

  • Il primo esempio citato è quello riguardante il commercio internazionale: l’impasse delle nomine dei membri del WTO da parte degli USA dovrebbe essere sciolto al più presto ed eventuali contrasti riguardo le modalità con cui svolgere i commerci dovrebbero essere risolte confrontandosi diplomaticamente e raggiungendo accordi nel mutuo interesse di tutte le parti
  • La regolamentazione di vigilanza finanziaria e quella riguardo l’elusione fiscale sono altre due tematiche cui si dovrebbe rivolgere attenzione a livello internazionale e multilaterale. Sia nel caso della finanza internazionale sia in quello delle grandi aziende, è facile per le une evadere i meccanismi di controllo nazionali e per le altre eludere i contributi richiesti dal fisco utilizzando complessi meccanismi internazionali. Sarebbe quindi necessario che il contrasto a questi fenomeni avvenga a livello internazionale poiché gli interventi dei singoli stati nazione sono sempre meno efficaci nel contesto di economie sempre più internazionali e globalizzate
  • Il contrasto al mutamento climatico richiede un approccio internazionale e di coordinamento tra i vari paesi sviluppati e non. È necessario trovare un accordo per unire gli sforzi all’interno della logica di un progetto che altrimenti non avrebbe senso svolgere singolarmente
  • L’intensificarsi dei flussi migratori mondiali dovrebbe anch’esso essere affrontato attraverso l’aumento della collaborazione tra paesi sviluppati e non. Bloccare completamente le migrazioni attraverso politiche unilaterali di respingimento non risulterà possibile nel medio-lungo termine poiché le cause del fenomeno migratorio sono profonde e storiche. I movimenti migratori vanno affrontati anche in un’ottica di più lungo periodo aiutando la crescita economica dei paesi di provenienza e collaborando per aumentarne la sicurezza interna

L’economia mondiale sta attraversando il periodo di crescita più lungo di sempre, ma questo non deve far credere che la crescita sia inarrestabile ed eterna. Le crisi economiche fanno parte dei sistemi delle economie capitalistiche e per essere pronti ad affrontare la prossima è necessario “fare tesoro” del restante periodo di crescita economica per aggiustare le finanze ed i debiti pubblici. Viene inoltre segnalato come le condizioni economiche siano in peggioramento rispetto a quanto rilevato nei precedenti outlook pubblicati in aprile (-0,2% della crescita globale). Mentre in aprile le possibili variazioni allo scenario di base adottato dall’FMI erano ritenute “bilanciate”, ossia in media neutre, queste vengono ora riviste come sbilanciate verso possibili scenari più negativi. Il messaggio che traspare non è disfattista tuttavia esorta chiaramente ad utilizzare l’ultima fase di un ciclo economico positivo ma ormai affaticato per prepararsi ad affrontare la prossima crisi.

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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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