Paradisi fiscali e paesi a “fiscalità privilegiata”
- 25 Settembre 2018

Paradisi fiscali e paesi a “fiscalità privilegiata”

Scritto da Luigi Pellecchia

7 minuti di lettura

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Paesi a “fiscalità privilegiata”

Di recente la normativa italiana in merito è cambiata. Oltre all’introduzione di importanti modifiche alla disciplina CFC, la Legge di Stabilità 2016 ha stabilito nuovi criteri di individuazione dei paesi a fiscalità privilegiata. Nell’ordinamento fiscale italiano la definizione di paesi a fiscalità privilegiata si ricava dal TUIR (Testo Unico Imposte Redditi) all’articolo 167 commi 1 e 4, secondo cui il regime di tassazione è “privilegiato” quando il livello nominale di tassazione è inferiore al 50% di quello applicato in Italia. Tuttavia, per espressa previsione normativa, da tale nozione devono essere esclusi i Paesi UE e quelli appartenenti al SEE (Spazio Economico Europeo) come Islanda, Norvegia e Liechtenstein con i quali l’Italia ha stipulato accordi bilaterali che prevedono uno scambio automatico e obbligatorio di informazioni nel settore fiscale. Inoltre, ai sensi di quanto previsto dallo stesso TUIR, i paesi esclusi, possono ricadere nella nozione di CFC quando ricorrono congiuntamente le due seguenti condizioni:

  • livello di tassazione effettiva inferiore a più della metà (50%) di quella a cui sarebbero stati soggetti qualora fossero stati residenti in Italia;
  • conseguimento di proventi derivanti per più del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente (ricavi da prestazioni infragruppo).

In buona sostanza, dal 2016, in Italia ad un soggetto residente si applicherà la CFC rule (ex black list) qualora detenga, direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciarie o per interposta persona, il controllo di un’impresa, di una società o di altro ente, residente o localizzato in Stati o territori con un regime fiscale agevolato. Il CFC rule prevede l’applicazione del principio di trasparenza, per cui i redditi conseguiti dalla partecipata estera sono tassati separatamente in capo al socio residente, previa rideterminazione degli stessi secondo le normali disposizioni normative previste per la determinazione del reddito d’impresa.

La tassazione per trasparenza, tuttavia, viene disapplicata  al verificarsi di determinate condizioni:

  • presentando l’interpello all’AdE, con il quale si ottiene la dispensa;
  • quando il soggetto dimostri che la partecipata svolga una effettiva attività principale nello Stato dove risiede;
  • quando il soggetto dimostri che dal possesso delle partecipazioni non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati o territori con regimi fiscali privilegiati.

Successivamente, con la circolare n. 35/E/2016, l’AdE (Agenzia delle Entrate) ha avuto modo di chiarire le principali novità che il Legislatore, con il decreto internazionalizzazione prima e con la legge di Stabilità 2016 poi, ha apportato in tale ambito, tra cui abbiamo:

  • l’abrogazione dell’articolo 168 del TUIR in materia di collegate estere;
  • l’abrogazione dell’articolo 168-bis del TUIR, che prevedeva l’elaborazione di una white list, e la conseguente eliminazione del riferimento a tale articolo nell’ambito della disciplina CFC;
  • l’individuazione degli Stati o territori a fiscalità privilegiata, il cui attuale sistema fa riferimento al livello di tassazione nominale;
  • la determinazione del reddito imputato per trasparenza in capo al socio residente;
  • l’attribuzione a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate dell’indicazione dei criteri per determinare l’effettivo livello di tassazione ai fini dell’applicazione del comma 8-bis;
  • l’istituto dell’interpello, la cui obbligatorietà è venuta meno a partire dall’esercizio 2015;
  • le garanzie del contribuente in sede di accertamento, prevedendo un obbligo di avviso gravante sull’Amministrazione finanziaria che consente di instaurare un preventivo contraddittorio con il contribuente in cui gli viene fornita la possibilità di presentare le prove necessarie alla disapplicazione della disciplina CFC;
  • l’obbligo di segnalazione in dichiarazione della detenzione di partecipazioni in imprese estere controllate cui sia applicabile la CFC rule.

Il principio generale che regola la tassazione in tutti gli Stati moderni è quello della residenza effettiva; pertanto, chi dichiara fittiziamente la residenza nei paesi a fiscalità privilegiata al solo scopo di non pagare le tasse nel Paese ove di fatto continua a risiedere, commette un illecito tributario e rischia quindi un procedimento penale. Tuttavia, è possibile chiedere la disapplicazione del CFC rule dimostrando che l’insediamento all’estero non rappresenti una costruzione artificiosa finalizzata a conseguire risparmio fiscale non dovuto.

Prima del 2016, la norma di riferimento era il D.M. 21/11/2001 successivamente modificato dai D.M. 30/03/2015 e dal D.M.18/11/2015, nel quale si elencavano gli Stati con tassazione notevolmente più bassa rispetto a quella italiana. Tali paesi venivano inseriti in una “Black List” che dava luogo, da parte di questi Stati, a maggiori obblighi informativi. Nella “White List”, invece, venivano elencati i Paesi sui quali non sussisteva alcun sospetto di irregolarità fiscale, pertanto lo scambio di informazioni era minimo.

Con la nuova disciplina fiscale e sulla base dell’orientamento dell’Amministrazione Finanziaria relativo all’individuazione dei paradisi fiscali ai fini della CFC rule, vengono presi in considerazione anche gli utili pregressi di società che, per effetto della previgente disciplina, non era considerata residente nel “tax haven”.

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Scritto da
Luigi Pellecchia

Laureato presso la S.U.N. di Napoli in Economia Aziendale nel 2006, ha conseguito l'attestato di tirocinio professionale triennale come Dottore Commercialista ed Esperto Contabile rilasciato dall' O.D.C.E.C. di Napoli nell'anno 2011. Durante il periodo di collaborazione/tirocinio su uno Studio in Provincia di Napoli, si è occupato di contabilità e fiscalità relative sia a persone fisiche che giuridiche. Lavora presso un'azienda operante nel settore metalmeccanico e dal 2011 collabora come affiliato al CAF DDL di Chieti. Dal 2016 collabora con la Rivista di Affari Europei -Europae.

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