Paradisi fiscali e paesi a “fiscalità privilegiata”
- 25 Settembre 2018

Paradisi fiscali e paesi a “fiscalità privilegiata”

Scritto da Luigi Pellecchia

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Il contrasto legislativo ai paradisi fiscali

Il sistema in vigore prevede, dunque, un ruolo molto più attivo da parte delle banche e degli altri istituti finanziari esteri, che implica l’obbligo della raccolta e della trasmissione di tutti i dati anagrafici e patrimoniali dei propri clienti residenti fiscalmente all’estero.

In buona sostanza, per ogni cliente la banca dovrà creare una sorta di cartellino identificativo e trasmetterlo all’Amministrazione finanziaria dello Stato in cui questi abbia la residenza fiscale. Questo sistema di condivisione automatica dei dati dei contribuenti va sotto il nome di CRS (Common Reporting and Due Diligence Standard).

Il CRS è parte di un documento più ampio (Standard for Automatic Exchange of Financial Account Information) divulgato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)  nel luglio 2014  e successivamente (Settembre 2014) approvato dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali del G20. Questo standard oltre che del CRS si compone anche di:

  • Un modello di accordo intergovernativo che definisce le norme che regolano lo scambio stesso delle informazioni e che può essere sia di tipo bilaterale che multilaterale;
  • Un commentario, che contiene i principali chiarimenti interpretativi legati a questo standard (il “Commentario”);
  • Regole tecniche per la trasmissione delle informazioni e dei dati.

Nell’Unione Europea è stato introdotto con la Direttiva 2014/107 e attualmente vede impegnati ben 98 Stati, secondo i dati aggiornati a gennaio 2018 dal Ministero delle Finanze. Tra gli Stati partecipano anche paesi storicamente considerati poco trasparenti come Lussemburgo, Svizzera, Isole Vergini, Cayman, Bermuda ed altri.

La tendenza all’adesione a questo standard vede un aumento dei paesi coinvolti nella lista; inoltre, non sono presenti gli Stati Uniti che hanno mantenuto il loro sistema che è simile ma con alcune caratteristiche tipiche del sistema fiscale statunitense quali la natura multilaterale e altri aspetti specifici legati alla disciplina americana, come il concetto di tassazione basata sulla cittadinanza e la previsione di una ritenuta alla fonte per i pagamenti di origine statunitense, il FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act).

Secondo la rivista economica Forbes, gli USA non avrebbero aderito al CRS in quanto i dati relativi ai loro residenti vengono già forniti tramite il loro sistema FATCA, il quale, tra l’altro, non prevede la reciprocità nello scambio: aderire al CRS, al contrario, avrebbe esposto i dati dei conti riferiti a residenti esteri sul territorio USA.

Alla base, dunque, di questi accordi ci sono sempre i dati che devono essere trasmessi per consentire il controllo; la reciprocità tra gli Stati delle informazioni rappresenta il cardine fondamentale per costruire una rete fitta al fine di evidenziare situazioni poco chiare e illegali.

Sebbene alcuni Stati per le loro caratteristiche politiche ed economiche continueranno ad attirare capitali ed investimenti attraverso la leva fiscale, tali accordi vanno sicuramente nella direzione di condivisione e conoscenza di informazioni che altrimenti alimenterebbero fenomeni di elusione fiscale.

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Scritto da
Luigi Pellecchia

Laureato presso la S.U.N. di Napoli in Economia Aziendale nel 2006, ha conseguito l'attestato di tirocinio professionale triennale come Dottore Commercialista ed Esperto Contabile rilasciato dall' O.D.C.E.C. di Napoli nell'anno 2011. Durante il periodo di collaborazione/tirocinio su uno Studio in Provincia di Napoli, si è occupato di contabilità e fiscalità relative sia a persone fisiche che giuridiche. Lavora presso un'azienda operante nel settore metalmeccanico e dal 2011 collabora come affiliato al CAF DDL di Chieti. Dal 2016 collabora con la Rivista di Affari Europei -Europae.

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