Il paradosso della destra liberal-protezionista: il caso di AfD

AfD

Per quanto possa sembrare paradossale, anche la Germania, come molti altri paesi europei, deve affrontare movimenti euroscettici al suo interno. I recenti successi di AfD (Alternativa per la Germania) mostrano infatti che nemmeno il paese che sta dettando la linea politica ed economica in Europa è riuscito a sottrarsi a questo fenomeno. Tralasciando i giudizi personali su come la Germania di Angela Merkel si sta comportando nei rapporti con gli altri paesi europei e come si è mossa all’interno delle istituzioni comunitarie, è importante capire da dove nascano questi risultati sensazionali per un partito nato da appena tre anni.

Tuttavia, ad uno sguardo al programma elettorale di AfD, non si può non fare a meno di notarne le profonde contraddizioni che lo attraversano. Ciò che emerge sembrerebbe essere un partito populista e xenofobo, che però oltre alle istanze più euroscettiche vi accompagna richieste tipicamente liberali, il cui elettorato parrebbe provenire tanto dall’area liberale/cristiano-democratica quanto da quella neonazista. Prima di poter trarre le conclusioni sul perché AfD sia stata in grado di ottenere questi successi è importante guardare da vicino le sue contraddizioni.

Guardando ai temi chiave del programma di Alternative für Deutschland, possiamo distinguere due macroaree: una di matrice profondamente conservatrice e reazionaria e una liberale.

Non è un segreto che AfD sia favorevole ad una “uscita ordinata” dall’Euro e dall’Unione Europea, colpevoli di aver cercato di uniformare uno scenario che, secondo la leader Frauke Petry, traeva la sua forza dalla sua diversità. Anche per quanto riguarda l’immigrazione la posizione del partito è sempre stata chiara. L’immigrazione deve finire in maniera radicale anzi, l’AfD propone di istituire una forza di controllo dei confini, da formare sotto l’ombrello della Polizia Federale (Bundespolizei), da posizionare nei pressi di tutti i passaggi per entrare in Germania, in modo di essere sempre a conoscenza di potenziali pericoli. Discorso a parte è invece quello sull’Islam, giudicato incompatibile con i valori tedeschi. AfD non vuole solo vietare i Minareti e i Muezzin, ma vuole anche proibire il macello di animali secondo principi islamici o ebraici. Inoltre, le organizzazioni islamiche non dovrebbero ricevere alcuno status di corporazione.

Tutto ciò è compatibile con la difesa dei valori cristiani e la promozione della famiglia tradizionale da parte di AfD, che si oppone anche ai matrimoni omossessuali, l’aborto e l’equiparazione fra i sessi. In Baden-Wurttenberg il partito si è anche opposto a un maggiore insegnamento su tematiche legate all’omosessualità nelle scuole, denunciando un fenomeno di “gender mainstreaming” che minaccerebbe i classici “ruoli di genere”.

In campo energetico AfD si dice scettica sul fenomeno del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale, criticando la fornitura di sussidi alle imprese che investono sulle energie rinnovabili, che metterebbero in crisi la competitività del paese. AfD auspicherebbe quindi un ritorno definitivo all’utilizzo dell’energia nucleare.

A questi punti segue la richiesta di una riforma del sistema fiscale, che alleggerisca la pressione soprattutto sulle famiglie con redditi medio-bassi. La tassa di successione dovrebbe essere abolita e le tasse sul lavoro andrebbero riviste. Infine, AfD vorrebbe inserire all’interno della costituzione la necessità di porre limiti al sistema fiscale, così come più in generale alla “forza dello stato sui cittadini”.

Un partito contradditorio

Riassumendo, abbiamo un partito la cui leader definisce come “erede del liberalismo classico” e che vuole limitare la forza dello stato sui cittadini, ma che allo stesso tempo vuole creare nuovi corpi di polizia per controllare i confini nazionali alleggerendo allo stesso tempo il carico fiscale. Secondo Frauke Petry le sanzioni contro la Russia fanno male all’economia tedesca, eppure è favorevole allo scioglimento del progetto comunitario e ha salutato positivamente la Brexit. Una posizione molto contradditoria, a meno che i dirigenti di AfD ritengano che lo scioglimento dell’UE non comporterà la fine del mercato unico, una situazione abbastanza improbabile.

Per un partito liberale il libero commercio dovrebbe essere uno degli obiettivi principali da raggiungere, proprio per permettere alle proprie imprese e ai propri cittadini di arricchirsi il più facilmente possibile, dal momento che il benessere collettivo è una sommatoria del benessere dei singoli. Non vi è certamente bisogno di scomodare Adam Smith o John Locke per ricordare quali siano gli elementi fondanti del liberalismo.

AfD si presenta quindi come partito ideologicamente ibrido, che nasce come partito liberale (il suo fondatore è un docente di macroeconomia, fuoriuscito dal partito per via della nuova linea dettata da Petry che si sarebbe eccessivamente distanziata dalle tematiche economiche) ma che ha i contorni di un partito più conservatore e reazionario. Il che ci porta alla domanda “come fa AfD a riscuotere così tanti successi?”

AfD e le ombre del sistema economico tedesco

Guardando ai risultati delle elezioni regionali si possono osservare due tendenze. La prima è che dalla sua fondazione nel 2013 AfD non ha mai perso voti, la seconda è che con l’esclusione della Baden-Wurttenberg e della Renania Palatinato, AfD è andata bene nei lander una volta appartenenti alla DDR, che sono anche quelli dove la disoccupazione è tendenzialmente maggiore e, contestualmente, il reddito disponibile tendenzialmente minore. Queste tendenze possono essere osservate anche nelle votazioni delle città-stato: AfD è infatti andata molto bene a Berlino ma non ad Amburgo e Brema.

A questo si deve aggiungere che le ultime riforme in campo economico hanno dato il via a dinamiche “insider-outsider”, per esempio tra il settore manifatturiero, meglio regolato dove il “sistema duale” di formazione delle competenze porta tendenzialmente all’ottenimento di un buon impiego, e quello dei servizi, caratterizzato da una sempre maggiore quota di contratti atipici ed una regolamentazione generalmente meno rigorosa, anche per via di una peggior organizzazione dei sindacati del settore, che ha fatto sì che si creasse una dualizzazione del mercato del lavoro. In questo scenario il terziario tende a giocare il ruolo di “shock absorber”, alleviando la pressione sul manifatturiero.

Disparità socio-economiche e disparità regionali che non sembra subiranno un’inversione di tendenza nel breve periodo, possono spiegare come mai un partito euroscettico, fortemente critico nei confronti dell’establishment che fino ad ora ha governato il paese, possa aver ottenuto così tanti successi. Il motivo non è da ricercare nel “voto di protesta”, ma forse è da ricercare in quelli che sono stati gli effetti collaterali delle riforme strutturali approvate in Germania nell’ultimo ventennio.

È infatti interessante che AfD abbia i suoi migliori risultati nella stessa regione dove DIE LINKE, un partito completamente diverso da AfD, ha raccolto successi importanti, non solo per il passato comunista della Germania Est. DIE LINKE e AfD sembrano quasi due facce della stessa medaglia, accomunate dalla forte critica nei confronti dei partiti che hanno governato il paese. Sulla carta sembra impossibile che questi due partiti possano avere lo stesso andamento regionale, per via della loro diversa matrice ideologica (DIE LINKE è un partito progressista, favorevole al progetto comunitario anche se fortemente critico), eppure i fatti smentiscono questa ipotesi.

In conclusione, il voto ad AfD non va assolutamente interpretato come voto di protesta, ma come il risultato di un percorso di riforma che ha indebolito la solidarietà sociale e ha esposto diverse categorie deboli. Solo quando verrà rivisto seriamente il processo di riforma che ha portato alla Germania odierna ci sarà la possibilità di ricomporre queste contraddizioni. Il rischio è che la Germania, più che dall’Europa, resti schiacciata da sé stessa.


Bibliografia

Das sind die wichtigsten Punkte im AfD-Grundsatzprogramm, Die Welt 2/05/2016

Eichorst, W. e Marx, P. (2009), Reforming German labor market institutions: a dual path to flexibility, IZA discussion paper, 4100

Eichhorst, W. e Tobsch, V. (2013), Has atypical work become typical in Germany? Employment Working Paper No. 145, Geneva: International Labor Organization.

Germany reunified 26 years ago, but some divisions are still strong, The Washington Post 3/10/2016

L’alternativa ad Angela Merkel per la Germania siamo noi, Limes 19/09/2016

Oltre la CDU: l’ascesa dell’altra destra in Germania, Limes 5/09/2014

Landerparlamente, Endgultiges Ergebnis, wahl.tagesschau.de

Thelen, K. (2014) Varieties of Liberalization and the New Politics of Social Solidarity, New York: Cambridge University Press.


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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