“Partiti di carta” di Marino De Luca

Partiti di carta

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La leadership im- mediatizzata

Come viene sottolineato in maniera concisa dall’autore, i grandi cambiamenti all’interno del sistema partitico si intrecciano, in maniera inevitabile, al processo di spettacolarizzazione della politica. I media, “senza una visione particolarmente profetica” hanno accresciuto la loro dimensione all’interno della sfera sociale e politica e si sono affiancati ai partiti e ai governi producendo degli effetti più o meno rilevanti. Da un lato, come evidenziato da Mazzoleni (2004), gli effetti mediatici hanno portato ad una spettacolarizzazione della politica e dall’altro gli effetti politici hanno contribuito alla personalizzazione dei leader o, in poche parole, alla leaderizzazione, fino a diventare un riferimento per la cultura di massa. Il ruolo dei media mainstream -e dei social media- diventa strategico e funzionale al raggiungimento di un gran numero di elettori, basti pensare all’esperienza berlusconiana in cui la valorizzazione del leader risulta una variabile determinante al mantenimento di una forma rappresentativa: coloro che si fanno eleggere sono personalità mediatiche.

Il ruolo del leader, all’interno dell’organizzazione partitica, viene individuato, sul filo della letteratura, seguendo una duplice impostazione: come elemento organizzativo e come elemento in grado di influenzare per guidare e dirigere il partito verso un impegno collettivo (p. 39).

Per il crescente peso dei media all’interno della politica, ma in generale nella vita sociale, il leader muta il suo ruolo e, con lui, anche le aspettative dei cittadini nei suoi confronti, predisponendo un quadro all’interno del quale un pubblico assiste alla politica e in cui i media non hanno sostituito i partiti ma, integrandosi al sistema partitico, paradossalmente, ne hanno garantito il funzionamento sistemico.

Come cambiano la figura e il ruolo del leader? È questa la domanda più interessante a cui l’autore cerca di trovare una spiegazione. Tenta di farlo assumendo la posizione tale per cui il cambiamento centrale del sistema partitico è connesso alla figura del leader e sulla supposizione della fine di un legame di fiducia e di gratitudine del cittadino nei confronti del leader che perde legittimità e credibilità (p.43). Pasquino nel 1985, nel proporre un’analisi della leadership in rapporto ai cambiamenti imposti dai media, portava all’attenzione il grado di influenza che i mezzi di comunicazione stessi avevano nei confronti delle scelte e dell’immagine del leader (p. 43); e certamente, oggi, gli effetti dei media possono essere ricondotti ad effetti politici sistemici (Mazzoleni, 2004) che si intersecano con la personalizzazione del partito, con la sua leaderizzazione.  Si assiste, pertanto, ad una dimensione personalizzata del partito, che non implica necessariamente una degenerazione del sistema politico, in quanto i mass media divengono dei canali attraverso cui è possibile concretizzare la rappresentanza per il fatto che il rapporto fiduciario con la società e gli elettori avviene, o si trasmette, sempre più attraverso i media (Diamanti, 2010).

La maggiore personalizzazione della rappresentanza politica accelera processi di allontanamento delle organizzazioni partitiche: si assiste ad una dimensione individualizzata della politica in cui il politico “sveste i panni del partito e ancora di più del riferimento ideologico” (p. 45). Il nome del candidato diventa più rilevante del programma del partito e la campagna elettorale diviene il momento di riduzione della centralità dei partiti.

In poche parole, dunque, sembra essere chiaro che i media legittimano il leader consentendone un ampio grado di valorizzazione. È illuminante ciò che Mény e Surel (2000) scrivono in merito al partito, ovvero che tutto ciò che i partiti hanno perduto in ideologia, lo hanno guadagnato in leadership, procedendo verso un rapporto in cui la campagna elettorale diventa da un lato selezione e dall’altro elezione.

È auspicabile ipotizzare una forma di cittadinanza  attiva, più influente  (o anche cittadinanza online: interessante riferimento a La cittadinanza online, Luigi Ceccarini, Il Mulino, Bologna, 2015) ma, allo stesso tempo, è necessario sottolineare che l’allentamento dei legami di appartenenza di tipo subculturale e ideologico che avevano caratterizzato la logica fondante della democrazia dei partiti farebbe intuire il  significato del cambiamento  della cittadinanza politica.

In questo contesto, il ruolo del cittadino potrebbe essere declinato in una nuova forma di cittadinanza, una diversa cittadinanza, “critica” verso le istituzioni di governo e “monitorante” perché, grazie alla facilità di trasmissione e condivisione delle informazioni, allarga, potenzialmente, le sue capacità di sorveglianza nei confronti della politica [Norris 2002; Schudson 1998]. Lo scenario che si potrebbe proporre sarebbe quello in cui i partiti mantengono un ruolo fondamentale muovendosi all’interno di uno spazio caratterizzato dai meccanismi prodotti e messi in campo dalle nuove tecnologie (blog, social network…) che ampliano, in qualche modo, lo spazio pubblico stesso. Infatti, è bene ricordare che: “la democrazia non è solamente il voto nell’urna. Nella complessità del mondo contemporaneo, la vita democratica si decentra, dando vita a una varietà di azioni e istituzioni al di là del solo suffragio universale” (riferimento a Democrazia Ibrida, Ilvo Diamanti, Laterza, Roma-Bari, 2014, p. 63).  Pierre Rosanvallon (2012), con il termine controdemocrazia, individua le componenti strutturali, ovvero l’insieme di attività che mirano a organizzare il “controllo” da parte del cittadino sul governante (fra le componenti l’autore comprende Internet) che, se da un lato il processo di controllo potrebbe portare a rafforzare la democrazia, stimolandola, dall’altro potrebbe sfociare in territori di antipolitica, allargando la distanza tra i cittadini e la politica.

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Nata nel 1990. Laureata magistrale all'Università di Urbino Carlo Bo, al Corso di Laurea Magistrale in Politica, Società, Economia Internazionali col professor Ilvo Diamanti. Si occupa di comunicazione politica, populismi e autonomismi.

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