“I partiti in Italia dal 1945 al 2018” di Piero Ignazi

Ignazi partiti

Pagina 2 – Torna all’inizio

Dal centrismo alla e-democracy

L’opera si apre con la storia del Pli, che funge simbolicamente da trait d’union tra la tradizione politica pre-regime, liberale e monarchica, e il nuovo ordine sorto dalla guerra e dalla Resistenza. Lo stesso ruolo è assolto dal Pri e, in parte, dalla coppia Psi-Psdi (per quanto il discorso sui socialisti sia molto più articolato, vista l’evoluzione delle posizioni dei socialisti, inizialmente alleati al Pci), indispensabili alleati del maggiorente governativo, la Democrazia Cristiana. Questi attori istituzionali, in tempi e forme diverse (centrismo, centrosinistra, quadri e pentapartito), resero possibile la formazione di maggioranze sempre incentrate sul partito principale, nel contesto di una democrazia che operava nel contesto della Guerra Fredda e che vedeva la presenza del più grande partito comunista d’Occidente. 

A dispetto di quella conventio ad excludendum che fu fatta propria da buona parte della politica repubblicana il Pci aveva comunque dato un contributo determinante alla definizione dei nuovi principi costituzionali. Per quanto riguarda l’enfasi sui temi sociali presente nel testo costituzionale, il Poi trovò significative convergenze con settori importanti della Democrazia Cristiana. Togliatti inoltre, dopo la svolta di Salerno del 1943, si propose di favorire la riconciliazione nazionale approvando misure discusse come il riconoscimento del Concordato Lateranense nella Costituzione e l’amnistia generale nei confronti dei fascisti. La strategia del Pci togliattiano, la via italiana al socialismo, mirava a coniugare il mantenimento dell’asse con Mosca – legame che rimase saldo nella temperie internazionale degli anni ‘50, segnati dalla destalinizzazione e dalla crisi ungherese – con una strategia autonoma volta a radicare il partito nel contesto e nella storia nazionale. Un ulteriore approfondimento di questa strategia, che apriva peraltro a sviluppi innovativi, fu tracciato nel Memoriale di Jalta, che venne pubblicato dopo la sua morte.

Gli anni ’60 rappresentarono per i partiti una svolta epocale per il mutare di atteggiamento e di strategia dei principali attori che determinavano gli equilibri internazionali. L’elezione negli Stati Uniti del democratico Kennedy e l’ascesa al pontificato di Giovanni XXIII, nonché i nuovi problemi posti dallo sviluppo economico, crearono le condizioni per un’inedita collaborazione tra due forze, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, in precedenza schierate su due fronti opposti. Artefici di quel primo “centrosinistra organico” furono da un lato Pietro Nenni, convinto di poter così spezzare il dominio democristiano e mettere all’angolo il Pci, e dall’altro Amintore Fanfani e Aldo Moro. Quest’ultimo, eletto nel 1959 segretario Dc, vedeva nell’alleanza con i socialisti l’unico modo per sanare la conflittualità sociale e politica dell’Italia, arginando così le spinte autodistruttive di quella che nel pensiero di Moro era una “democrazia immatura”. Nonostante le opposizioni interne nei due partiti la coalizione prese vita nel 1963 con l’appoggio esterno del Psi al quarto governo Fanfani, per poi entrare a pieno regime in quello stesso anno con l’ingresso dei socialisti nel primo governo Moro.

La strategia di appeasement con le sinistre inaugurata dalla Democrazia Cristiana nei primi anni ‘60 sembrò potersi spingersi ad un nuovo livello negli anni ‘70 con la proposta, formulata da Berlinguer, di un compromesso storico tra lo scudo crociato ed il suo eterno rivale, il Partito Comunista Italiano. Questa strategia, tradottosi prima in un governo della “non sfiducia” (1976) e poi nell’appoggio esterno al quarto governo Andreotti (1978), ebbe termine con il sequestro e la morte di Moro, con il conseguente ritorno al tradizionale schema pentapartitico. Quest’ultimo, che caratterizzò la maggior parte degli anni ’80, vide l’affermarsi per la prima volta di due presidenti del consiglio non democristiani, il repubblicano Giovanni Spadolini (1981-82) e il socialista Bettino Craxi (1983-87).

Lo scandalo di Tangentopoli, la dissoluzione dell’Urss e più generalmente il trapasso verso la Seconda Repubblica causarono la scomparsa dei protagonisti storici della politica italiana, lasciando il passo a due nuove categorie di partiti. Da un lato vi sono gli epigoni della tradizione, rappresentati ad esempio dal Partito Popolare Italiano o dal Partito Democratico della Sinistra: questi ultimi, attraverso un incessante evoluzione ideologica e organizzativa, hanno dato vita negli anni ad un intreccio che ha avuto il proprio esito nella fusione degli indirizzi post-democristiani e post-comunisti in un’unica formazione, il Partito Democratico. Dall’altro lato è nata una schiera di nuovi partiti come Forza Italia-Popolo delle Libertà e Lega Nord, caratterizzati da un indirizzo populista-conservatore e in grado di attirare fette consistenti dell’elettorato attraverso proposte e linguaggi spesso fuori dagli schemi della politica tradizionale.

Il metamorfismo e l’incertezza quasi connaturata alla nuova politica trova una sintesi nell’evoluzione di quello che Ignazi riconosce come un unicum nel panorama politico europeo, il Movimento Cinque Stelle. Nel giovane movimento si trovano in un singolare coacervo tutte le tipicità dell’epoca recente della politica, partendo dall’impeto giustizialista e antisistema di Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, sospeso tra iperdemocrazia virtuale e leaderismo autoritario, fino ad arrivare al volto più istituzionale del Movimento incarnato da Luigi Di Maio, fautore di un’alleanza gialloverde con la Lega sovranista di Matteo Salvini. In questa inedita esperienza, forzata dalla pesante débâcle dei partiti egemoni, il Movimento 5 Stelle si trova ad affrontare l’ardua sfida di mantenere salda la posizione di terzo polo alternativo, riuscendo quindi sia ad evitare il travaso di voti verso l’alleato leghista sia a dare concretezza a quei propositi su cui ha basato la propria irresistibile ascesa.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato nel 1996. Laureato in Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

Comments are closed.