“I partiti in Italia dal 1945 al 2018” di Piero Ignazi

Ignazi partiti

Pagina 3 – Torna all’inizio

La politica d’argilla: le tre età dei partiti secondo Ignazi

La tipizzazione dei partiti italiani va ad innestarsi, come accennato, su una messa a fuoco degli aspetti salienti dei momenti storici in cui essi operarono. Ignazi cerca infatti di superare la partizione classica tra Prima e Seconda Repubblica, optando per una periodizzazione strettamente ancorata al tema in questione: egli individua in sostanza un’età “dell’oro” dei partiti italiani, corrispondente al periodo tra la fine della guerra e i primissimi anni sessanta, una età “del ferro” che dura fino a Tangentopoli e una fase finale che arriva sino ad oggi, definita da Ignazi “dell’argilla”. Questa tripartizione implica una concezione “decadente” del percorso dei partiti, resa simbolicamente anche dal progressivo impoverimento della materia con cui è raffigurata ogni epoca: nello stadio finale infatti il partito è ridotto a sostanza debole e malleabile, potenzialmente propensa ad assumere una nuova forma ma contemporaneamente impossibilitata a consolidarsi a causa della propria “argillosità”.

Il risultato di questa stasi è la continua elaborazione di nuovi paradigmi organizzativi, comunicativi e perfino ideologici, risultato in parte del lascito della partitocrazia “metallica” ma anche della cronica deficienza adattiva dei partiti a un mondo ormai privo di quei pilastri, buoni o dannosi che fossero, sulla cui pietra si era costruito l’edificio repubblicano. Il repentino distacco dal passato, amplificato da una realtà sempre più interconnessa e dinamica, rende il presente più incerto e flessibile: i partiti diventano la cifra di questa situazione, incapaci di promuovere quelle trasformazioni politiche e sociali di cui i vecchi protagonisti, in modalità e tempi diversi, si erano fatti campioni per cinquant’anni.

La decadenza del partito significa anche logoramento del legame tra paese legale e paese reale. Nel momento in cui questo legame si rompe il partito sembra perdere la giustificazione della sua stessa esistenza, ovvero la capacità di declinare politicamente gli interessi e i bisogni del proprio elettorato. Se nel periodo aureo il consenso, espressione di tale legame, dipendeva dalla credibilità guadagnata durante la guerra, dalla forza ideologica e dagli effetti del miracolo economico, mentre nell’età del ferro dal controllo delle pubbliche amministrazioni e quindi dal controllo clientelare dell’elettorato, nell’età dell’argilla non vi è più nulla a tenere insieme politica e società. Le conseguenze di questa situazione sono la deflagrazione delle strutture interne di partito, la tendenza allo scissionismo, la volatilità elettorale e l’astensionismo, la cui crescita negli ultimi venti anni è l’eloquente conferma di tale distacco.

L’indagine svolta da Ignazi segue un doppio binario interpretativo, relativo alle dinamiche interpartitiche, quindi alla dialettica tra partiti, e a quelle intrapartitiche, riguardante la loro evoluzione interna. A proposito di quest’ultima, si più osservare come al procedere della narrazione, il rapporto tra i vari attori assume un carattere sempre più liquido, raggiungendo l’apice nella terza parte, dove il “partito d’argilla” mostra una crescente tendenza a inglobare ed essere inglobato. Questo trend è evidente nel caso degli eredi di democristiani e comunisti, unitisi prima nella coalizione ulivista e poi definitivamente nel Partito Democratico, ed è altrettanto ravvisabile nell’evoluzione del rapporto Forza Italia – Alleanza Nazionale, confluite nel 2009 nel “grande equivoco” del Popolo delle Libertà.

Altrettanto puntuale è la descrizione del quadro interno dei partiti, cui Ignazi, per sua stessa ammissione, accorda una certa preferenza. Attraverso la ricostruzione dei mutamenti strutturali, dell’imprinting ideologico e organizzativo conferito dalle diverse segreterie, oltre che del numero degli iscritti e dei risultati elettorali, l’autore non si limita a ricostruire il loro percorso “dall’alto”, adottando invece una prospettiva più ravvicinata, capace di restituire al lettore una visione d’insieme completa e stimolante. Allo stesso modo egli tratteggia i singoli personaggi per dipanare un intreccio storico sempre più complesso: se infatti nelle prime due età le sorti del partito erano determinate da segretari, capi-corrente ed eminenze di partito, il trapasso argilloso finisce per rendere i tatticismi di un numero crescente di personaggi sempre più rilevanti per la sopravvivenza degli attori politici.

Nel suo libro Piero Ignazi, servendosi di una prosa scorrevole e di interessanti chiavi di lettura, illumina il complesso percorso che unisce gli anni della Resistenza alla democrazia dei nostri giorni, individuando nella storia dei partiti italiani, ormai giunta a un punto critico, una delle più valide chiavi di lettura per capire un paese instabile e complesso.

Torna all’inizio


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato nel 1996. Laureato in Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Bologna. Si occupa prevalentemente del Novecento, con una particolare attenzione per la seconda metà del secolo e per la teoria e prassi dei principali partiti europei.

Comments are closed.