“Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale” di Enrico Borghi

Piccole Italie

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Chi può reinterpretare il territorio?

Terzo merito del libro è un tentativo di risposta che non sia solo tecnica. L’ultimo capitolo è dedicato infatti ad una proposta “partitica” per la politica dei territori. Chiaramente Borghi pensa ad una politica “di sinistra” e si concentra principalmente su cosa può fare il suo partito, il PD. Tuttavia qui, come dice Dematteis: «egli dimostra di credere nella politica, e questo gli fa onore, ma molti lettori faticano a seguirlo»[14].

Purtroppo, rileggendo il libro a distanza di più di due anni dalla pubblicazione, l’ottimismo dell’autore riguardo il “fallimento” del progetto territoriale della Lega, abbandonato per rincorrere un modello nazionalista, si è dimostrato privo di fondamento. Per le stesse ragioni, le riflessioni su un PD: «partito delle comunità […] da Formazza a Capo Passero»[15], capace di ricevere le energie che arrivano dalle aree interne e rielaborarle in una politica generale per l’intera nazione appaiono poco realistiche. Attenzione: non si vuole mettere in discussione la necessità di un programma come quello proposto da Borghi, anzi, i valori di solidarietà, equità e cooperazione non possono essere discussi e devono restare patrimonio della sinistra.

Tuttavia, alla luce dell’ultimo rapporto Oxfam, nei 10 anni che ci separano dalla crisi il numero dei miliardari è raddoppiato, mentre la “ricchezza” della metà più povera della popolazione è scesa dell’11%[16] allargando sempre di più la forbice della disuguaglianza globale. Contro quell’1% di “paperoni” che possiede metà della ricchezza globale, servendosi di organismi quali la Banca Mondiale, l’FMI o le agenzie di rating, lo Stato ha perso capacità decisionale, essendo stato limitato dall’approvazione di tanti tecnicismi che riducono la sua capacità a vantaggio del mercato[17].

Riguardo questi temi, la politica non è stata neutra in questi anni. E se è eccessivo additarle tutte le colpe dello status quo, sarebbe ipocrita sostenere che non vi abbia nulla a che fare. È certamente necessario, come dice Borghi: «ripartire dal territorio […] recuperando uno spazio di partecipazione e di dimensione collettiva a contatto con le istituzioni più vicine»[18] ma, forse, un po’ più di realismo permetterebbe di battersi più efficacemente contro queste minacce.

In conclusione: se «tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco», come ricorda Ermete Realacci nell’introduzione citando Gustav Mahler, allora tutta la politica deve riflettere sulla cultura delle periferie e sulle sue peculiarità, senza paura di ripartire da una dimensione locale. Solo così le “piccole Italie” potranno salvare la “grande Italia”.

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[14] G. Dematteis, Le aree interne, cit. URL: http://www.dislivelli.eu/blog/le-aree-interne.html

[15] E. Borghi, Piccole Italie, cit., p. 169.

[16] M. Chiara Turchi, Mind the gap: il rapporto Oxfam 2019 contro la disuguaglianza, in «Pandora Rivista», 20 febbraio 2019.

[17] G. Dematteis, Le aree interne, cit. URL: http://www.dislivelli.eu/blog/le-aree-interne.html

[18] E. Borghi, Piccole Italie, cit., pp. 170-171.


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(1992) Originario del Friuli si è Laureato in storia e in Relazioni Internazionali all'università di Bologna. Ammesso al PhD in International History del Graduate Institute di Ginevra. S'interessa di confini, minoranze etnico-linguistiche e identità territoriali. Dopo aver lavorato a Bruxelles presso l'Ufficio di Collegamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia a Bruxelles, ha svolto il tirocinio UE presso il Comitato delle Regioni.

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