Piombino: l’acciaio nella crisi (2008-2017)
- 04 Dicembre 2017

Piombino: l’acciaio nella crisi (2008-2017)

Scritto da Enrico Cerrini

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Il deserto dei Tartari

A tre anni di distanza, si può affermare che si è creata una situazione degna de Il Deserto dei Tartari, il romanzo in cui i soldati, asserragliati nella fortezza Bastiani, aspettano un nemico che non arriva mai. Si verifica una situazione di incertezza che non permette di dare senso compiuto a ciò che succede. Non appena insediata, Cevital mostra le prime difficoltà. Stenta a presentare un piano industriale, propone di riaccendere temporaneamente l’altoforno dopo aver dichiarato di smantellarlo in sei mesi, ed emergono i problemi con il governo algerino, che limitano la possibilità del gruppo di attingere alla liquidità custodita nella madrepatria.

Nel 2016 Cevital presenta un accordo con SMS Demag per la costruzione di un forno elettrico e di un treno rotaie, ma rimane lettera morta. La tragedia culmina con l’interesse di Cevital per rilevare Leali Steel, acciaieria trentina già passata nelle mani di Gary Klesch, il quale cerca di disfarsene proponendo a Rebrab un affare che diminuirebbe l’importanza di Piombino nei piani algerini.

A luglio 2017, MiSE e Cevital firmano un addendum con cui si fissano scadenze certe e si prolunga per due anni il regime di sorveglianza del Ministero sulla procedura di vendita. Dopo la pausa estiva deve riprendere la produzione di una parte dei laminatoi e ed entro il 31 ottobre deve essere presentato un partner industriale che effettui gli investimenti nell’area siderurgica. I laminatoi ripartono in ritardo, mentre Rebrab millanta l’interesse di due gruppi siderurgici cinesi. A fronte dell’inadempienza, sia il Ministro Calenda che il Commissario Nardi iniziano la battaglia legale per allontanare il gruppo algerino da Piombino.

Al tempo stesso, dopo aver perso la gara per l’aggiudicazione dell’Ilva di Taranto, JSW si mostra nuovamente interessata a rilevare lo stabilimento piombinese. Stavolta sarebbe pronta a rilevare anche l’altoforno, garantendo livelli occupazionali molto più alti rispetto a tre anni fa. Al momento, è quindi ancora presto per prevedere la fine della vicenda.

È invece certo che Rebrab stia uscendo dalla vicenda piombinese dopo una serie di errori che hanno autorizzato l’opinione pubblica ad accusare le autorità di aver ceduto la fabbrica ad un principiante poco credibile. Un’analisi più approfondita potrebbe giudicare Rebrab come un imprenditore cinico e spregiudicato che cerca di ottenere profitti grazie agli aiuti che i governi sono soliti concedere in contesti di crisi occupazionale. Se così fosse, l’errore più grave di Rebrab sarebbe stato quello di pensare che l’Italia fosse dotata di un sistema bancario disponibile ad erogare finanziamenti, di un sistema industriale aperto agli investimenti di chi non appartiene alle proprie sfere d’influenza e di un governo pronto a fare il possibile per mantenere posti di lavoro e produzioni strategiche.

Di conseguenza, la lezione da imparare da questa storia non è tanto rappresentata da quali imprenditori siano più o meno affidabili, quanto dalla necessità di un intervento pubblico a sostegno di una produzione strategica sia dal punto di vista occupazionale che tecnologico. Appare chiaro che senza concreti sforzi statali, gli imprenditori non saranno mai nelle condizioni di trarre stabili profitti e saranno incentivati a offrire il minimo come JSW, a fuggire con pochi utili come Severstal, o attendere improbabili aiuti come Cevital.

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[1] Nella tecnologia COREX il processo di produzione della ghisa non è alimentato con il carbone coke. Malgrado la maggior compatibilità ambientale, l’efficienza economica del processo è stata spesso contestata. Il gruppo indiano JSW è tra le maggiori aziende utilizzatrici del processo COREX.

[2] Semilavorato siderurgico contenente prevalentemente ferro metallico ottenuto a partire da palline di minerale ferroso trattate per mezzo di monossido di carbonio e idrogeno.


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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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