Che cos’è la politica di coesione europea?
- 22 Marzo 2019

Che cos’è la politica di coesione europea?

Scritto da Riccardo Ottaviani

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La Politica di Coesione in Italia

Nel periodo di programmazione corrente 2014-2020 le risorse europee stanziate per l’Italia attraverso i quattro fondi operanti nel Paese sono di oltre 44 miliardi di euro. Di questi, circa 31,76 miliardi di euro rientrano nell’azione della Politica di Coesione. Oltre 22 miliardi della Politica di Coesione sono destinati a cinque regioni del Sud Italia: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia[11]. La sensibile differenza di co-finanziamento europeo tra Nord e Sud Italia è in linea con il principio di coesione: la quantità di risorse investite nelle regioni meno sviluppate è molto maggiore rispetto a quelle destinate alla più ricche. Inoltre, nelle regioni con indicatori economici superiori alla media europea, la quota di co-finanziamento pubblico – nazionale e regionale – supera di molto quello delle risorse Ue. Prendendo come esempio l’Emilia-Romagna, gli investimenti legati al POR-FSE 2007-2013 (Piano operativo regionale per il Fondo sociale europeo nel periodo di programmazione precedente) sono stati coperti per oltre 510 milioni di euro da risorse non-Ue su un totale di 806 milioni previsti[12].

Nel periodo 2014-2020 Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, le regioni classificate dalla Commissione europea come Less Developed Regions hanno avuto a disposizione finanziamenti europei per diversi miliardi ciascuna. La Sicilia è la regione italiana che più di tutte beneficia di risorse provenienti da Bruxelles, seguita di poco dalla Campania: i finanziamenti europei legati al FESR siciliano superano i 3,4 miliardi di euro, mentre per la Campania ammontano a poco più di 3 miliardi[13]. Risulta quindi evidente come non manchino le risorse nel tentativo di alimentare la convergenza del Sud Italia verso gli standard europei. Cosa manca, quindi, per concretizzare questo processo? In primis, la qualità istituzionale. La partecipazione ai bandi della Politica di Coesione richiede un’amministrazione pubblica preparata, in grado di rapportarsi con lo scenario europeo e di spendere le risorse messe a disposizione nei tempi prestabiliti. L’European Quality of Government Index mette in luce come il Sud soffra di un grave problema di qualità istituzionale, paragonabile solo ai Paesi più arretrati dell’Europa orientale[14]. Le regioni classificate “in transizione”, ovvero Abruzzo, Molise e Sardegna, presentano dati simili. La situazione migliora al Nord, ma l’indice rileva come anche in questo caso la qualità di governo non sia incoraggiante se rapportata ai Paesi dell’Europa centro-settentrionale. La presenza di organizzazioni criminali talvolta più “efficienti” dello Stato complica ulteriormente la situazione, rischiando di inficiare l’impatto della Politica di Coesione nel nostro Paese.

Nonostante le criticità presentate, va tuttavia ricordato come le risorse della Politica di Coesione abbiano finanziato opere pubbliche, ricerca e istruzione in maniera corposa. I progetti monitorati da Open Coesione per il territorio nazionale nel periodo 2007-2013 sono circa 949.000, con il settore dei trasporti a farla da padrone per numero di progetti finanziati, seguito da ricerca e innovazione[15]. Di estremo interesse è l’aumento di progetti collegati all’ambiente, tematica che ha ricevuto crescente interesse dall’Ue con la strategia Europa 2020 e fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio europeo. I progetti etichettabili come “ambientali” ricoprono, all’andamento attuale della programmazione, il 14% del totale dei progetti finanziati in Italia[16] ed è lecito aspettarsi che questo numero cresca ulteriormente nel prossimo periodo di programmazione.

In conclusione, è possibile dire che la Politica di Coesione ha assunto un ruolo centrale nell’azione dell’Unione europea. Risulta difficile stimare l’impatto economico nelle varie regioni europee – anche in virtù di fenomeni esogeni, tra cui soprattutto la crisi globale del 2008 – ma l’ammontare di risorse e il numero di progetti conclusi grazie a questa politica ha probabilmente un effetto largamente sottostimato dalla collettività. Nella fattispecie dell’Italia, l’ammontare dei contributi europei è elevato, tanto da renderla il Paese che più beneficia dei Fondi strutturali dopo la Polonia. Una maggiore comunicazione dei risultati ottenuti diventa perciò fondamentale per consentire un dibattito sull’azione dell’Ue realmente costruttivo. Per quanto concerne il prossimo settennato di programmazione, la discussione è in parte già avviata e si accenderà ulteriormente dopo le elezioni del maggio prossimo. Le risorse messe a disposizione per la Politica di Coesione nel periodo 2021-2027 dovrebbero essere ancora superiori rispetto a quelle attuali[17], il che apre grandi possibilità. Occorre essere in grado di sfruttarle appieno.

Il ruolo della Politica di Coesione appare oggi reso ancora più complesso dalle implicazioni economiche e politiche delle contraddizioni e dei problemi emersi nel decennio che è seguito alla “grande crisi” e tante sono ancora le questioni aperte che la riguardano.

A partire dalle risorse impiegate, notevoli ma ancora non sufficienti per un vero riequilibrio i particolare in mancanza di un adeguato coordinamento con le altre politiche europee. Sostanziale rimane infatti il problema dello squilibrio tra regioni come è evidente dal nostro Mezzogiorno, la più grande “area meno sviluppata” d’Europa, e in generale della necessità di accrescere la competitività delle aree deboli, generando così effetti permanenti sul rilancio dello sviluppo dell’intera Unione.

Aspetti chiave su cui agire saranno la capacità concreta di usufruire pienamente dei fondi a disposizione, la qualità della governance locale dei processi e la valutazione dei risultati, questioni cruciali per conseguire, attraverso la Politica di Coesione quelle che erano le finalità originarie della costruzione europea: uno sviluppo armonioso ed equilibrato, elevati livelli di buona occupazione e protezione sociale e soprattutto un crescente grado di convergenza e di solidarietà tra gli Stati membri.

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[11] www.ansa.it/i-numeri-della-politica-di-coesione-in-italia

[12] I dati sono disponibili nel POR-FSE 2007-2013 messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna.

[13] accordo_partenariato2014_2020

[14] regional_policy/maps/quality_of_governance

[15] opencoesione.gov.it/it/?ciclo_programmazione=1

[16] opencoesione.gov.it/it/temi/ambiente/?ciclo_programmazione=2

[17] programmi-comunita-europea-2021-2027/


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Scritto da
Riccardo Ottaviani

Nato a Cesena nel 1994. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna, dove attualmente studia Sviluppo Locale e Globale. Si interessa politica europea e Nord Europa.

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