Polonia verso l’autoritarismo? Sulla riforma giudiziaria del governo polacco
- 28 Luglio 2017

Polonia verso l’autoritarismo? Sulla riforma giudiziaria del governo polacco

Scritto da Pietro Dalmazzo

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La riforma giudiziaria del governo polacco

In tale contesto, per certi aspetti fortemente contraddittorio, il PiS, negli ultimi giorni, ha attirato gli sguardi internazionali proponendo una riforma della giustizia che ha fatto molto discutere, sia a livello nazionale che internazionale.

La riforma giudiziaria, approvata da entrambe le camere, darebbe al governo, nello specifico al ministro della giustizia Zbigniew Ziobro, la possibilità di nominare tutti gli 83 giudici della corte suprema e di sostituirli; mettendo, di fatto, il potere giudiziario alle dipendenze di un esecutivo sempre più forte e difficilmente controllabile.

Le motivazioni, dietro alla proposta di un simile pacchetto di leggi, addotte dal governo sono la lotta alla corruzione e la volontà di razionalizzare il sistema giudiziario e la magistratura. Naturalmente è necessario sollevare il velo delle motivazioni di facciata per comprendere come, la riforma proposta, sia solo un ulteriore scalino di un percorso[10] verso l’autoritarismo. Un autoritarismo affermato tramite mezzi legali e democratici ma pur sempre un autoritarismo difficilmente coniugabile con gli ideali dell’Unione Europea.

Una tale riforma, capace di porre le basi per un governo autoritario, avrebbe probabilmente assestato il colpo definitivo allo stato di diritto polacco. A breve termine, le conseguenze dell’approvazione delle suddette leggi, sarebbero state negative a livello internazionale; i rapporti con l’Unione, già tesi per la questione dei migranti, si sarebbero deteriorati ulteriormente. Alla luce dell’europeismo, sui generis, ma sempre di europeismo si tratta, dei leader polacchi, un’eventuale uscita del paese dall’Unione pare improbabile ma la convivenza nelle istituzioni europee sarebbe stata ancor più complessa.

Naturalmente, sul fronte interno, tale riforma sarebbe stata la causa di un abbandono sostanziale del sistema democratico, tornando indietro di decenni ad una situazione che, per quanto ideologicamente distante, poneva l’intero stato al servizio delle strutture di governo.

L’accoglienza riservata all’approvazione della riforma da parte di Viktor Orbán, presidente ungherese storicamente vicino all’autoritarismo di destra, che ha offerto il suo appoggio contro la possibilità di sanzioni da parte dell’UE[11] rimane più unica che rara.

A livello internazionale, l’Unione Europea sulla quale si fonda, almeno in parte, il miracolo economico polacco, dal 2016 ha aperto una procedura d’infrazione per il rischio che corre lo stato di diritto in Polonia, a causa della precedente riforma costituzionale[12]. Dall’insediamento del nuovo governo i punti di rottura tra Bruxelles e Varsavia sono stati molti, soprattutto sui temi dei diritti, della libertà dei mezzi d’informazione[13] e sui migranti[14]. L’approvazione di una riforma, come quella proposta dal governo polacco antidemocratica per principio, ha inasprito ulteriormente i rapporti[15].

All’interno dei confini nazionali, l’approvazione del pacchetto di leggi, ha incontrato una fortissima opposizione interna; articolatasi su diversi livelli, partendo dal piano politico, dove l’opposizione ha presentato oltre 1300 emendamenti nel tentativo di bloccare tali leggi[16], passando per la condanna senza appello di una simile riforma da parte di Lech Wałęsa[17] e arrivando a delle continue proteste di piazza, davanti al palazzo del governo e di giustizia.

I manifestanti, riunti da vari slogan europeisti ed antigovernativi, hanno protestato per otto giorni, ribadendo il dissenso della società civile sull’operato governativo, confermato anche dai sondaggi[18].

La situazione, sempre più tesa, con il governo polacco attorniato dai ripetuti appelli dell’Unione Europea e dalle proteste interne, è giunta ad una soluzione quando, il 24 luglio, il presidente Duda, membro del partito di governo, tra lo stupore generale, decide di bloccare l’attuazione della riforma ponendo il veto.

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Scritto da
Pietro Dalmazzo

Nato a Sanremo nel 1993. Studia scienze storiche presso l'Università di Bologna, dove si è laureato nel 2015 in storia con una tesi sui rapporti tra Italia e Kosovo negli anni '90. Ha preso parte al progetto Erasmus presso l'Università di Gand nell'anno accademico 2016/2017, precedentemente ha collaborato con East Journal ed è un grande appassionato di viaggi.

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