La Polonia tra liberalismo conservatore e conservatorismo nazionale
- 20 Febbraio 2017

La Polonia tra liberalismo conservatore e conservatorismo nazionale

Scritto da Carla Tonini

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I governi della Piattaforma Civica

Dal 2007 al 2015, Piattaforma Civica ha governato assieme al Partito Contadino (PSL), che è favorevole all’intervento statale in economia e conservatore nelle questioni etico-sociali. In questi anni, il Paese ha avuto una crescita economica costante: il Pil è aumentato in media del 3,8% annuo, il numero delle imprese è cresciuto, la disoccupazione è scesa al 7%. Nello stesso periodo, il governo ha mantenuto il debito pubblico al 52, 5% del Pil, e il deficit di bilancio al 2,5% del Pil, grazie al programma di privatizzazione delle imprese statali – oltre 5 mila sono state vendute negli anni 2007-2011. Il risultato di questa straordinaria performance è stata, per la prima volta nella storia del paese, la nascita di una classe media che supera il 50% delle popolazione adulta e ha un livello di vita inimmaginabile anche solo vent’anni fa.

I motivi della crescita economica sono molteplici: forza lavoro a basso costo, abilità a copiare i modelli occidentali nel campo dell’elettronica, sfruttamento di fonti energetiche a basso costo, mantenimento della moneta nazionale. Tutto questo ha reso la Polonia attraente per gli investitori stranieri e favorito l’export dei prodotti polacchi verso l’Unione Europea. Nel decennio 2005-2015, la Polonia ha ricevuto 140 miliardi di euro, tre volte tanto il suo contributo al bilancio comune, dall’Unione Europea, che sono stati usati per modernizzare le infrastrutture, per salvare imprese industriali dalla bancarotta, per creare posti di lavoro. Il governo di Tusk ha anche affrontato alcuni problemi di medio e lungo periodo, come il rallentamento della crescita demografica – allungando l’età pensionabile a 65 anni per le donne e 67 per gli uomini – i costi dell’energia basata solo sul carbone – stilando un piano che prevede la chiusura di almeno quattro tra le miniere meno produttive e il passaggio, entro il 2050, alle energie rinnovabili – e la mancanza di innovazione tecnologica, finanziando la ricerca.

I progressi ottenuti sono anche il prodotto di otto anni di stabilità politica dovuta alla presenza di Tusk e dei suoi collaboratori e alla vittoria, alle elezioni presidenziali del 2010, di Bronislaw Komorowski membro del partito di governo. Komorowski, a differenza del predecessore Lech Kaczyński, non ha abusato del suo potere di veto in parlamento, ha contribuito alla distensione nei rapporti con la Germania e la Russia e alla collaborazione con l’Unione Europea.

Nonostante i successi ottenuti, la PO ha subito un crescente calo di consensi nella società e scissioni nel partito. La corrente ultra liberale del partito ha accusato Tusk di avere rallentato il processo di riforme promesse in campagna elettorale, a cominciare dalle privatizzazioni – il Tesoro possiede ancora la maggioranza delle azioni delle dieci imprese più grandi nel settore energetico –  alla diminuzione delle tasse – le accise hanno continuato a crescere –  all’abolizione dei sussidi elargiti a certe categorie sociali, come le pensioni anticipate per i poliziotti e le agevolazioni per i figli. Tusk e i suoi ministri, invece, sostenevano che la crescita economica al di sopra delle aspettative permetteva di passare alla fase del cosiddetto “liberalismo pragmatico”: rallentare le riforme strutturali delle istituzioni e procedere a piccoli passi nella liberalizzazione dell’economia. Da sinistra del partito, i social liberali accusavano il governo di impoverire gli strati deboli della società, negando loro l’accesso alla sanità e alla scuola, private dei fondi necessari a fornire un servizio efficiente alla popolazione, costretta a ricorrere sempre più alla sanità privata.

La prima scissione è avvenuta nel 2011, quando il deputato Janusz Palikot ha lasciato il partito e ha fondato, assieme a rappresentanti della sinistra democratica (SLD), “Il Tuo Movimento” (Twój Ruch) un movimento di centro sinistra, libertario e anticlericale che si dichiara a favore della legalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni civili anche fra persone dello stesso sesso, dell’abolizione dell’insegnamento della religione nelle scuole. Sulla scena politica interna propone l’abolizione del senato e, sulla scena internazionale, sostiene il progetto di creazione di un’Europa federale. Alle elezioni del 2011, il movimento di Palikot ha conquistato il 10%, situandosi al terzo posto dopo la PO e il PiS.  Il successo di Twój Ruch è stato di breve durata – i conflitti interni hanno provocato un vero esodo di attivisti e il movimento è oggi fuori dal parlamento – ha mostrato però che, in Polonia, esiste una parte consistente dell’elettorato giovane che si riconosce in una sinistra moderna, di stampo libertario.

Quattro anni dopo, gli ultra liberali della PO hanno fondato il partito “Moderna” (Nowoczesna), guidato dall’economista Ryszard Petrus che, alle elezioni del 2015, ha conquistato il 7,6% per cento dei voti. Il programma di Moderna ricalca quello della Piattaforma Civica della prima ora sia in campo economico – meno tasse, più mercato – che etico sociale – no alla liberalizzazione dell’aborto. Gli elettori di Moderna – il 50% sono proprietari d’impresa – provengono dalla classe media  delusa dalla PO che, sostengono, non li ha aiutati né a migliorare la propria situazione economica – i loro stipendi continuano ad esse molto più bassi che in Germania, le tasse sono aumentate, le pensioni  sono diminuite – né a risolvere i problemi quotidiani – dal costo crescente del mutuo in franchi svizzeri,  alla scuola statale, il cui livello non corrisponde alle aspettative di mobilità sociale dei loro figli.

Dalla Piattaforma civica viene anche il movimento fondato da Paweł Kukiz, la rockstar che, alle elezioni presidenziali del 2015, ha ottenuto quasi il 21% delle preferenze grazie a slogan contro la partitocrazia, per il ritorno del “potere al popolo”, l’abbassamento delle tasse e l’aiuto ai poveri. Il punto centrale del programma di Kukiz, era il cambiamento della legge elettorale da proporzionale a uninominale, una sorta di ricetta magica che avrebbe risolto tutti i problemi del paese. Dopo l’abbandono della PO, Kukiz si è spostato sempre più a destra, opponendosi ai diritti delle minoranze sessuali, all’aborto e finendo con l’appoggiare l’Organizzazione della destra radicale (ONR), erede della Falange di prima della guerra. Alle elezioni presidenziali “Kukiz 15” ha mobilitato i giovani (il 40% degli elettori), gli studenti (il 44%) e soprattutto l’elettorato indeciso.

Le scissioni del partito hanno contribuito alla sconfitta della PO sia alle elezioni presidenziali del giugno 2015, alle quali l’ex presidente Komorowski è stato battuto dal  candidato del PiS, Andrzej Duda, sia alla elezioni parlamentari del novembre dello stesso anno, alle quali la Piattaforma civica, guidata da Ewa Kopacz, ha ottenuto il 24,09%, contro il 38% del PiS. Tuttavia, il fattore decisivo è stata la grande ondata d’indignazione seguita allo scandalo – detto Waitergate perché le intercettazioni sono avvenute in ristoranti di lusso – che ha coinvolto ministri del governo in carica, sorpresi in colloqui dal contenuto offensivo e volgare nei confronti dei colleghi, dei partner occidentali e dei propri concittadini. Per la maggior parte degli elettori, le elezioni sono state l’occasione per punire la classe politica al governo, percepita come arrogante e lontana dai bisogni della gente, votando qualsiasi partito che non fosse la PO, anche a costo di andare contro i propri interessi.

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Scritto da
Carla Tonini

Docente di Storia dell'Europa orientale presso l'Università degli Studi di Bologna. Specialista di storia della Polonia su cui ha scritto e curato numerose pubblicazioni

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