“Populismo. Teorie e problemi” di Manuel Anselmi

Manuel Anselmi

Recensione a: Manuel Anselmi, Populismo. Teorie e problemi, Mondadori Università, Milano 2017, pp. 112, 9 euro (Scheda libro).


Non esistono, probabilmente, concetti più diffusi nel dibattito pubblico quotidiano di quello di “populismo”. Spesso associato ad una connotazione negativa, ma ultimamente rivendicato da più attori del campo politico come sintomo di “purezza” e di vicinanza ad un “popolo” contro un “élite”, è considerato da molti come arma di distrazione di massa, portatore di confusione costruito ad hoc dalle stesse élite per confondere le acque di chiunque critichi il sistema.

In questo marasma, il libro di Manuel Anselmi prova a portare un po’ di chiarezza, sia teorica (con il fenomeno) che definitoria (con il concetto). L’agile volume di cui qui trattiamo si costituisce di due parti: una prima in cui vengono esposte brevemente le principali teorizzazioni nel corso del Novecento riguardo al populismo, una seconda in cui vengono analizzati alcuni dei problemi principali da affrontare se si vuole dare una definizione operativa del populismo. Proprio questo è infatti l’obbiettivo del libro: fornire una definizione stringata, funzionale e quindi utilizzabile del populismo.

La prima parte non può essere riassunta, in quanto tale operazione richiederebbe la presentazione di ogni autore (si va da Germani a Laclau). Si tratta di uno strumento utile per conoscere i tratti salienti in merito a ciascuna prestazione concettuale ed anche per approfondire i singoli autori. Emerge una pluralità di posizioni che chiarisce in effetti la necessità dell’operazione editoriale retrostante alla pubblicazione del libro di Manuel Anselmi, che ha certamente a che fare con la sociologia politica ma prova a collocarsi in un’ottica di chiarificazione di un concetto tanto vasto quanto utilizzato, tanto confuso nel suo utilizzo quanto potenzialmente (almeno a parere di Anselmi) utile per descrivere processi oggettivi.

Della seconda parte è invece bene dire qualche parola in più. In questa Anselmi si occupa appunto di problemi. In primo luogo della periodizzazione del populismo come fenomeno. Dwayne Woods ha proposto una schematizzazione che identifica tre ondate del populismo: una prima del populismo agrario russo e dell’Est Europa; una seconda di quello latinoamericano degli anni Quaranta e Cinquanta e una terza ondata rappresentata dai populismi europei degli anni Novanta di orientamento conservatore.

Anselmi suggerisce di integrare questa terza ondata con i nuovi populismi contemporanei. Una tale operazione consentirebbe a suo parere la messa in luce più chiara dell’origine più evidente del populismo come fenomeno: la democrazia occidentale medesima.

È opinione di Anselmi infatti che il populismo sia la manifestazione sociale della sovranità popolare in particolari condizioni di crisi del regime politico. Il populismo non è una malattia della democrazia, è semmai l’emergere della sovranità popolare, cioè del cuore pulsante delle democrazia occidentali, in momenti in cui i regimi politici non garantiscono più quanto avevano promesso, ciò per cui veniva tollerato il loro esistere.

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Nato a Faenza (RA) nel 1992, diplomato al liceo Classico Torricelli di Faenza, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è laureato a Bologna in Scienze Filosofiche. Si occupa di filosofia francese contemporanea, in special modo del lavoro di Michel Foucault, teoria critica ed ecologia politica, nei suoi rapporti con la soggettività e la biopolitica da un punto di vista storico e filosofico.

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