Lacerata, svuotata, residuale. La “Postdemocrazia” di Colin Crouch

postdemocrazia

Recensione a: Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari 2015, pp. 154, 8,50 euro (Scheda libro).


Edito per la prima volta nel 2003, Postdemocrazia di Colin Crouch è uno di quei libri must-have per via della lungimiranza e dell’acuta capacità di analisi storico-politica dell’autore, le quali gli hanno permesso di tracciare un’analisi lucida e rigorosa di quel processo che ha portato all’affermarsi dell’istituzione democratica nelle società occidentali ed ora sembra avviato ad un sempre più irreversibile declino verso una deriva oligarchica. Quasi sotto forma di riassunto, in questo articolo si cercherà di dare una panoramica quanto più ampia possibile di questo piccolo libro che, a distanza di anni, ha ancora molto da dire sul destino della democrazia e sulle logiche del potere economico e politico.

La tesi fondamentale del libro è che nel XX secolo la democrazia abbia compiuto una parabola il cui tracciato ha avuto una fase ascendente prima, raggiunto poi la punta massima e dunque intrapreso una fase discendente che non accenna a fermarsi: a questi tre momenti corrispondono rispettivamente la fase predemocratica, in cui sono deboli o assenti le forme della democrazia, la fase più pienamente democratica in cui l’entusiasmo per la partecipazione politica è massimo ed infine la fase della postdemocrazia, che non può essere definita come un semplice ritorno alla prima fase ma porta con sé l’eredità del suo passato recente mantenendo sì le forme della democrazia – se non addirittura rafforzandole –, ma nella quale la politica rinuncia poco a poco al suo ruolo per cadere in mano alle élite privilegiate, esattamente come accadeva prima dell’avvento della fase democratica.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Introduzione

Pagina 2: Postdemocrazia

Pagina 3: Conclusioni

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