“Potere digitale” di Gabriele Giacomini

Giacomini

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L’ipotesi della democrazia digitale

L’ultimo capitolo del libro focalizza invece l’attenzione sulla scomposizione della democrazia rappresentativa, analizzata prendendo in considerazione due tipi di spinte ora in atto: la tentazione tecnocratica e lo sviluppo di pratiche di partecipazione diretta e digitale. Dialogando con varie teorie oramai considerate dei classici negli studi sulle evoluzioni della democrazia rappresentativa (Crouch 2004; Manin 1997; Rosanvallon 2008), Giacomini conclude il suo libro analizzando sia le spinte verso un adattamento delle istituzioni a una minore partecipazione politica, sia quelle che invece si stanno ponendo l’obiettivo di stimolarla proprio grazie alla presenza e all’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici ora a disposizione dei cittadini.

Da un lato, «la tentazione tecnocratica… si può definire come il tentativo – più o meno esplicito e consapevole – di approdare a un sistema di governo nel quale il potere è attribuito a tecnici e a esperti (intesi come detentori di capacità e conoscenze che la popolazione comune non possiede) e con l’obiettivo di neutralizzare le dinamiche politiche” (p. 178). Dall’altro, l’avvento di una democrazia digitale «dovrebbe consentire il passaggio da una democrazia ‘intermittente’ e a ‘bassa intensità’, in cui la partecipazione politica si concretizza e si esaurisce solo nel momento elettorale, a una democrazia partecipata e capace di impegnare i cittadini» (p. 189). Entrambe queste soluzioni sono però viste da Giacomini come potenzialmente foriere di distorsioni e conflitti profondi non risolvibili.

Ad esempio, un corposo inserimento di pratiche di democrazia diretta e partecipativa nella democrazia rappresentativa attraverso gli strumenti tecnologici della comunicazione potrebbe comportare la presenza di alcune “richieste” difficilmente sostenibili, come quelle della “partecipazione totale” e del “cittadino totale”, determinando così un tipo di democrazia alla cui base sarebbe posta una costante e continua consultazione dei cittadini, con il rischio di un sostanziale sovraccarico dello sforzo cognitivo loro richiesto. Così facendo, sarebbe dunque prodotta una evidente eterogenesi dei fini, vista l’incapacità di passare da «una concezione di democrazia in cui i cittadini hanno la possibilità di partecipare, ad una concezione in cui i cittadini effettivamente partecipano» (p. 186).

Infine, mettendo il lettore a stretto contatto con la letteratura che si sta occupando di delineare le evoluzioni della democrazia rappresentativa, Giacomini ricorda che «la democrazia si è sempre evoluta, reinterpretandosi e rinnovandosi in rapporto con il contesto sociale, tecnologico e non solo» (p. 221). Quelle che Giacomini analizza nel suo volume non sono quindi “le” prime scomposizioni o innovazioni sopravvenute all’interno della democrazia rappresentativa. Bensì, sono semplicemente le più recenti. E le ultime innovazioni si caratterizzano principalmente per il fatto che «la componente ‘tecnico elitista’ e la componente ‘popolare’, che nella democrazia rappresentativa tradizionale erano integrate e legate in un rapporto dialettico», sono oggi «valorizzate in un rapporto che ora è più frammentato, giustapposto, eccentrico, centrifugo, diventando in parte esterne al sistema democratico nazionale basato sui partiti tradizionali» (p. 224). Più che conciliarsi, dialogare e trovare poi una sintesi positiva per tutto il sistema democratico, la tentazione tecnocratica e lo sviluppo di pratiche di partecipazione diretta e digitale stanno spingendo la democrazia rappresentativa verso orizzonti ancora sconosciuti, fatti sia di correttivi necessari, sia di derive retrive la cui piena comprensione è ancora di difficile definizione.

Concludendo, si può tranquillamente affermare che Potere Digitale rappresenti un’ottima bussola attraverso la quale orientarsi all’interno di un dibattito scientifico, quello degli effetti delle nuove tecnologie digitali della comunicazione sui costanti processi di innovazione che hanno storicamente caratterizzato la democrazia rappresentativa, sempre più centrale nella comprensione di fenomeni complessi come il rapporto tra media e politica, soprattutto al tempo dell’abbondanza informativa e dell’esposizione selettiva (Prior 2007). Una complessità che per essere compresa a fondo necessita di prospettive multicausali e approcci interdisciplinari, proprio come proposto da Giacomini in questo suo ultimo libro.

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Riferimenti bibliografici

Crouch, C. (2004). Post-democracy. Cambridge: Polity.

Davis, R., Bacha, C. H., & Just, M. R. (Eds.). (2016). Twitter and elections around the world: Campaigning in 140 characters or less. Routledge.

Del Vicario, M., Bessi, A., Zollo, F., Petroni, F., Scala, A., Caldarelli, G., … & Quattrociocchi, W. (2016). The spreading of misinformation online. Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(3), 554-559.

Foucault, M. 1975. Discipline and Punish: The Birth of the Prison. New York: Random House.

Giacomini, G. (2016). Psicodemocrazia: quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico. Mimesis.

 Manin, B. (1997). The principles of representative government. Cambridge University Press.

Prior, M. (2007). Post-broadcast democracy: How media choice increases inequality in political involvement and polarizes elections. Cambridge University Press.

Rosanvallon, P. (2008). Counter-democracy: Politics in an Age of Distrust. Cambridge University Press.

 Treré, E. (2018). Hybrid Media Activism: Ecologies, Imaginaries, Algorithms. London: Routledge.


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Classe 1986. Assegnista di ricerca in Comunicazione Politica. Dottore di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore. I suoi principali interessi di ricerca sono nel campo della comunicazione politica e del comportamento elettorale, in particolar modo in ottica comparata.

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