“Promesse mancate” di Maria Rosaria Ferrarese
- 27 Marzo 2017

“Promesse mancate” di Maria Rosaria Ferrarese

Scritto da Lisa Raffi

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Conclusioni dal testo di Maria Rosaria Ferrarese

Non solo ombre, ma anche luci: una maggiore integrazione economica mondiale ha anche permesso a centinaia di milioni di persone di uscire dalla fame e dalla povertà come in Cina e in India. Inoltre, ha consentito l’accesso ai consumatori occidentali a prodotti importati a basso costo. Ha permesso ad alcune aziende di delocalizzare, creando margini più ampi di profitto.

Naturalmente, i benefici economici non devono eclissare i pericoli di una crisi potenzialmente esplosiva di cui quella del 2008, seppur grave, rischia di apparire solo un episodio marginale. L’Europa, per esempio, ha cercato di innescare dei parziali correttivi, che tuttavia rischiano di essere “solo parziali maquillages, che lasciano il mondo in una situazione economica ancora precaria”.

Se le politiche economiche europee hanno cercato da un lato di stabilizzare l’inflazione, dall’altro hanno indotto stagnazione economica, disoccupazione (basti pensare alla curva di Phillips) e pericolose tendenze deflattive, nel breve termine. Mentre l’Unione Europea impone alcune regole agli stati-membri “più indisciplinati”, sostenute dai “rigoristi del deficit” del Centro-Nord Europa, non sembra essere abbastanza legittimata sullo stesso fronte a contenere i danni di potenziali instabilità e speculazioni finanziarie su larga scala.

E veniamo alle “promesse mancate”. Alcuni obiettivi promessi dalla liberalizzazione finanziaria e dei mercati, che si è affermata a partire dagli anni ’80, sono stati in gran parte disattesi: il trickle down effect sui redditi delle classi medio-basse non è avvenuto; non sì è affermata la concorrenza tra le imprese, ma sono aumentati i trust e gli oligopoli, con conseguenti rendite di posizione per le imprese e di perdita di efficienza per i consumatori; si è demonizzato il debito pubblico, mettendo a rischio i livelli di welfare precedenti, mentre ha trionfato quello privato (vedi derivati).

Maria Rosaria Ferrarese conclude dicendo che “oggi i dati della disuguaglianza sociale smentiscono clamorosamente l’idea che la ricchezza segua le leggi di gravità” (p. 186). La ricchezza non scivola verso il basso della scala sociale, ma rimane ben incollata laddove viene generata, acuendo la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. E mentre oggi si chiede sempre maggiore trasparenza allo Stato e alla classe politica, la finanza dimostra una pervicace opacità e sembra sfuggire ad ogni controllo.


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Scritto da
Lisa Raffi

Studentessa del corso magistrale di Economia e Finanza presso l’Università Luiss “Guido Carli” di Roma. Fa parte del coordinamento nazionale di “Rethinking Economics Italia” dal 2015, mentre prosegue gli studi in “Financial Economics”.

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