“Protesta. Teoria dei sistemi e movimenti sociali” di Niklas Luhmann

Luhmann

Recensione a: Niklas LuhmannProtesta. Teoria dei sistemi e movimenti sociali, Milano-Udine,  Mimesis 2017, pp. 207, 18 euro (scheda libro).


Guardando ad alcuni tra gli avvenimenti più significativi che hanno marcato in maniera indelebile lo spazio socio-politico degli ultimi anni: dalla crisi economica alle primavere arabe, dalla comparsa di nuove forze politiche alle lotte contro l’austerità e gli attacchi ai diritti dei lavoratori, diventa subito chiaro perché il tema dei movimenti sociali e delle proteste sia tornato ad occupare il centro di molti dibattiti e studi. Sempre di più si acquista la consapevolezza di stare vivendo in un momento di profonda trasformazione, dove i punti di riferimento tradizionali vengono meno e il futuro si rende totalmente incerto. Il dissenso e le rivendicazioni tornano così ad essere tra i gesti e le pratiche più diffuse, modalità di orientamento e selezione dei desideri, nonché sperimentazioni di nuove forme di aggregazione ed organizzazione collettiva. Come si vedrà più avanti nel dettaglio, per Luhmann è fondamentale considerare fin da subito i movimenti nei termini di portatori di istanze affermative: non sono mai la semplice espressione di un rifiuto, essi dichiarano, rivendicano, aggiungono, ma soprattutto costituiscono una delle risposte immunitarie più importanti dell’intero sistema sociale.

La teoria dei sistemi in Luhmann

Il valore di questo libro risulta dunque essere doppio: da un lato propone uno sguardo differente con il quale tentare di osservare le varie forme e tipologie di movimenti sociali, dall’altra permette al pubblico italiano l’accesso ad una serie di testi luhmanniani mai tradotti prima, che restituiscono un’immagine dell’autore e della sua teoria tutt’altro che conservatrice. Per comprendere però qual è l’effettiva particolarità del contributo offerto da Luhmann, bisogna innanzitutto considerare in maniera più dettagliata la Teoria dei sistemi sociali poiché essa costituisce il quadro di riferimento primario, l’architettura generale, che fa da sfondo alle diverse riflessioni dell’autore.

Secondo il sociologo vi sono almeno due principali aspetti che caratterizzano in maniera del tutto peculiare la società contemporanea: il primo riguarda la modalità attraverso cui essa si evolve, identificata nel processo di differenziazione funzionale, ovvero, i sistemi (politica, economia, religione, scienza, arte, famiglia, ecc.) si distinguono gli uni dagli altri in base alla funzione da loro stessi svolta, funzione che a sua volta deriva dall’identificazione di un preciso problema (es. la politica deve produrre potere, cioè trasmettere in forme codificate decisioni vincolanti per la collettività). Il secondo riguarda invece l’organizzazione tra sistemi, che è diretta conseguenza dell’affermarsi di un tale processo di differenziazione. L’immagine che ne risulta è infatti quella di una società senza centro, poliarchica, dove la politica ha perso il primato dell’organizzazione sull’intero ambiente e dove i sistemi stanno tra loro in un rapporto rizomatico e non gerarchico. Nessuno di essi è in grado di intervenire direttamente all’interno di un altro, ognuno può solo esercitare quelle che l’autore chiama delle «irritazioni», ovvero delle comunicazioni che diventano stimoli per la trasformazione dell’ambiente sistemico altrui (es. una decisione presa dal sistema della politica relativamente alla tassazione delle imprese, si traduce in un’irritazione per il sistema economico il quale è costretto a rispondere intervenendo al suo interno). «Non c’è nessun primus inter pares, nessun centro di controllo o di guida per la differenziazione funzionale, e quindi neppure per la società moderna, ma solo una molteplicità di sistemi funzionali che rappresentano la società moderna entro l’unità della differenziazione. Non può quindi esservi alcuna autodescrizione unitaria della società moderna» (p. 24).

Ovviamente queste sono solo alcune indicazioni generali che non è possibile approfondire ulteriormente, ma risultano fondamentali poiché rappresentano i presupposti teorici a partire dai quali Luhmann considera la questione relativa alle proteste e ai movimenti sociali. Secondo l’autore il loro emergere è infatti direttamente proporzionale all’intensificarsi del processo di differenziazione funzionale, più la società diventa policentrica e più i sistemi incrementano la loro autoreferenzialità, maggiori sono i rischi che minacciano l’autopoiesi dell’intero ambiente societario. Per dirla in termini luhmanniani: «questi movimenti contengono la possibilità di una critica radicale della società che va molto oltre quello che Marx aveva osato e visto. Si occupano, su un fronte più ampio, dell’enorme numero di conseguenze della differenziazione dei sistemi funzionali e, se è possibile attribuirgli un’intenzione radicale, è proprio quella della critica alla differenziazione funzionale» (p. 100).

Mancando un centro di controllo nella società contemporanea, i problemi che continuamente sorgono non trovano un referente appropriato capace di occuparsene in maniera adeguata, solo i movimenti sociali trovano la loro funzione nell’identificazione e trattazione di tali problematiche. In questo modo essi non solo risolvono un grave deficit funzionale del processo di sviluppo societario, ma forniscono anche diverse autodescrizioni colmando l’altro deficit di carattere teorico (cfr. p. 25).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: La teoria dei sistemi in Luhmann

Pagina 2: Identità e differenze di un movimento

Pagina 3: Dalle proteste alle proposte


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Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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