Lo strano caso della curva di Laffer
- 27 Febbraio 2014

Lo strano caso della curva di Laffer

Scritto da Federico D'Ambrosio

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In questa maniera una scelta fortemente politica, il taglio della tassazione ai redditi più alti a carico della fiscalità generale e dunque anche dei molti con reddito più basso, è stata propagandata come una necessità oggettiva, scientificamente supportata.

Ma così non è. La curva di Laffer, così come utilizzata da Reagan e, più o meno esplicitamente, dalle destre di tutto il mondo, è pseudoscienza. Infatti, mentre utilizza le forme ed il linguaggio della comunicazione scientifica per darsi autorità, trascura i meccanismi che servono ad accreditare una teoria nel mondo scientifico: evidenze sperimentali, rigore e discussione in ambito accademico.

Non è un caso, infatti, che questo miracoloso aumento del gettito non c’è stato. Anzi, i tagli alla tassazione insieme all’aumento della spesa militare hanno provocato l’esplosione del debito pubblico americano. Non un errore ma parte del piano.

Il piano, infatti, è “Starve the beast” (letteralmente “affamare la bestia”): l’unica maniera per ridurre il peso dello Stato è ridurne arbitrariamente le dimensioni riducendo il gettito per essere quindi costretti ad operare ai tagli. E quindi, ancora una volta, trasformare una scelta politica in una dura e difficile necessità oggettiva, non soggetta a dibattito.

Reagan e la destra liberista hanno vinto. Attraverso affermazioni pseudoscientifiche hanno forzato e rotto un equilibrio costruito nei decenni precedenti attraverso dure lotte. Non solo lo status quo è cambiato profondamente ma anche la visione economica della destra liberista americana è diventata egemone.

Nemmeno nei sogni della sinistra americana si parla di un ritorno ad un’aliquota del 70% per i redditi più alti, che pure era la normalità negli Stati Uniti pre-Reagan.

Questo profondo mutamento culturale e politico, questa vittoria culturale della destra è passata attraverso la pseudoscienza (non solo la curva di Laffer ma anche la cosiddetta “trickle-down economics”, ovvero l’idea che benefici economici per i redditi più alti si ridistribuiranno su quelli più bassi) e a “factoid”, affermazioni presentate come fatti senza esserlo (come “il privato è sempre più efficiente del pubblico”).

La pretesa di oggettività del liberismo spesso, come in questo caso, è basata su affermazioni indimostrate se non addirittura false. E se vogliamo superarlo bisogna anche ristabilire i confini oggettivi del dibattito, impedendo che le legittime opinioni e ideologie vengano travestite da fatto.

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Scritto da
Federico D'Ambrosio

Dottorando presso l'Università di Utrecht, Paesi Bassi. Redattore di TRed, su Twitter è @fededambri.

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