“Psicodemocrazia. Quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico” di Gabriele Giacomini
- 05 Luglio 2017

“Psicodemocrazia. Quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico” di Gabriele Giacomini

Scritto da Simone Bernardi della Rosa

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Crisi del modello razionale

Il modello razionale della partecipazione democratica fu formulato per la prima volta nel 1957 da Anthony Downs, ancorando alla scienza politica l’approccio razionalista nato in ambito economico. Assumendo questa prospettiva l’elettore era descritto come un individuo pienamente razionale e consapevole, capace di calcolare il rapporto fra costi e benefici personali che l’attuazione di un programma politico avrebbe comportato e in base a ciò esprimere la propria preferenza. Nonostante il carattere normativo della teoria, ben presto sono venute alla luce molte criticità che hanno messo in discussione le caratteristiche e le capacità razionali dell’attore politico.

Ritengo molto interessante il doppio binario che possiamo seguire all’interno della trattazione, da un lato le scienze empiriche e sperimentali hanno permesso di individuare precise strutture che condizionano le scelte politiche, rendendole in parte misurabili, dall’altro l’esplosione dei mezzi di comunicazione di massa le ampliavano notevolmente, in quanto la comunicazione politica si è immediatamente appropriata di strategie che puntassero a colpire la parte più irrazionale dell’elettore. Del resto la passione e l’impulsività sono fattori a cui la politica fa costantemente appello. L’esempio riportato del confronto fra Kennedy e Nixon mette in scena esattamente questa strettissima connessione tra i media e i fattori irrazionali, che molto spesso si annidano nei dettagli, nei particolari, ma al tempo stesso possono risultare decisivi: e quindi l’espressione del volto o la tonalità di una giacca che la televisione rendeva percepibili per la prima volta possono risultare decisivi come e quanto la preferenza partitica o un programma politico desiderabile per la propria condizione sociale.

Ciò è possibile ovviamente solo a seguito di un cambiamento nel modello standard di voto, in cui i media hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo. Abbiamo assistito infatti sempre più dalla nascita della televisione fino all’esplosione del web ad una personalizzazione della politica, ad una comunicazione diretta e impulsiva nei confronti dell’elettore. Le preferenze di voto oggi quindi possono essere molto più altalenanti, ed alcuni risultati a volte sorprendenti degli ultimi anni ne darebbero conferma.

In cosa consiste quindi a livello individuale l’irrazionalità politica? Quali sono le strutture che formano le credenze di un cittadino selezionando informazioni e influenzando le sue scelte in cabina elettorale?

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Scritto da
Simone Bernardi della Rosa

Nato a Firenze nel 1990, dove si è laureato in Filosofia con una tesi sull'etica in Machiavelli. Attualmente studia Semiotica all'Università di Bologna.

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