“Psicodemocrazia. Quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico” di Gabriele Giacomini
- 05 Luglio 2017

“Psicodemocrazia. Quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico” di Gabriele Giacomini

Scritto da Simone Bernardi della Rosa

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Psicodemocrazia e razionalità limitata

È nell’approccio multidisciplinare che si può individuare il fulcro della ricerca che sostiene l’argomentazione dell’intero volume. Con molta attenzione nel non ridurre le dinamiche politiche alla sola dimensione cognitiva da laboratorio, Giacomini individua alcune caratteristiche insite alla costruzione del ragionamento che possono rendere conto e aiutarci a fornire alcune risposte alle nostre domande appena poste. Un sistema cognitivo segue quotidianamente due binari, un ragionamento intuitivo, automatico, fortemente influenzato da bias cognitivi e predisposizioni ad agire da una parte; ed un secondo sistema basato sulla razionalità, sul metodo deduttivo, su una riflessione più lenta ed accurata. Come già avevano chiarito benissimo i filosofi pragmatisti, nella vita di tutti i giorni non è possibile vagliare ogni singola decisione, pena un’esistenza miserabile. Appoggiandosi agli studi di Kahneman Giacomini perviene a conclusioni simili: bias cognitivi ed euristiche non svolgono un ruolo fondamentale solo nelle azioni immediate e quotidiane o nelle operazioni logiche più semplici, ma influenzano direttamente anche scelte che necessiterebbero una analisi razionale e approfondita, come per l’appunto le decisioni politiche. Queste osservazioni vengono estese in un frame più ampio, a mio avviso a buona ragione, a supporto della tesi principale dell’autore: nessuno è escluso da queste dinamiche cognitive, nemmeno attori sociali più competenti rispetto al comune cittadino come tecnici, analisti, esperti. Le stesse persone che estrapolano dati in laboratorio sono soggette a queste strutture irrazionali costitutive del pensiero, e questo ad esempio dovrebbe farci riflettere molto attentamente riguardo la fiducia incondizionata che riponiamo nelle elaborazioni di dati.

Fondandosi su queste premesse l’autore esclude la tentazione tecnocratica, a cui oppone una “Democrazia dialogica imperfetta”: infatti affidarsi in toto in politica a figure esperte e tecnici non risolve assolutamente la questione dell’irrazionalità, in cui sono di fatto essi stessi coinvolti, condividendo la stessa natura di tutti noi cittadini. Una Democrazia consapevole invece dei limiti razionali di tutti gli attori coinvolti può garantire comunque alcune certezze, di fatto riconducibili anche ad uno dei principi cardine della stessa, ovvero la rotazione del potere che “impedisce che posizioni di comando siano mantenute in maniera esclusiva e per lungo tempo da pochi individui”.

Se purtroppo da un lato stiamo assistendo alla perdita di fiducia da parte dei cittadini in alcuni dei principi fondamentali della democrazia (e chissà che la costante comunicazione sul web e non che fa costantemente appello all’irrazionalità dell’elettore non stia giocando un ruolo anche in queste dinamiche, proprio sotto i nostri occhi), dall’altro sarebbe importante rinnovare la fiducia invece ai molti giovani ricercatori che come in questo caso tentano con nuovi approcci e angolazioni, percorrendo una non facile linea di frontiera fra discipline, di fornire spiegazioni solide e razionali a fenomeni complessi all’interno dei quali al giorno d’oggi domina appunto l’irrazionalità.

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Bibliografia:

Quattrociocchi, W., & Vicini, A. (2016). Misinformation.: Guida alla società dell’informazione e della credulità. FrancoAngeli.


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Scritto da
Simone Bernardi della Rosa

Nato a Firenze nel 1990, dove si è laureato in Filosofia con una tesi sull'etica in Machiavelli. Attualmente studia Semiotica all'Università di Bologna.

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