“Psicopolitica” di Byung-Chul Han
- 17 Maggio 2019

“Psicopolitica” di Byung-Chul Han

Scritto da Federico Gonzato

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I big data. Una nuova dialettica dell’illuminismo

Su questo, Han svolge considerazioni interessanti riguardo il “Dataismo”, ovvero l’attuale strapotere dei dati e, soprattutto, dei big data.

Nel saggio, Han critica l’eccessivo ottimismo di molti rispetto a tale fenomeno. Tra tutte, la critica più aspra va al giornalista scientifico Chris Anderson. Quest’ultimo, ancora nel 2008, aveva inneggiato alla “rivoluzione dei dati” in un articolo apparso sulla rivista Wired dal titolo La fine della teoria[2]. Diceva Anderson: “[…] i dati sono una lente trasparente e affidabile, che ci consente di filtrare pregiudizi di natura emotiva e ideologica; i dati ci daranno la possibilità di realizzare cose straordinarie, come predire il futuro […]”. Han lancia un avvertimento rispetto questo “nuovo positivismo dei dati”.

Per questo, il pensatore sudcoreano riprende la Scuola di Francoforte. I dati costituirebbero il punto nevralgico di una nuova “Dialettica dell’illuminismo”. Un illuminismo non più fondato sul mito della ragione, bensì, sulla fede cieca al “dato” puro e semplice. Il rischio sarebbe la riduzione della vita umana a un quantified self, l’io quantificato. E quelli del filosofo sudcoreano non sono allarmismi infondati. Infatti, tralasciando gli esempi già citati di Amazon, Netflix e Spotify, si può citare un caso ben più controverso, che giustifica una seria apprensione sul dilagare dell’uso dei dati. Stiamo parlando del sistema dei “social credits”, un progetto che la Cina ha lanciato circa un anno fa al fine di delineare la reputazione del “buon cittadino”[3].

In sintesi, in Psicopolitica, Han ha cercato di superare il concetto di biopolitica e l’analisi foucaultiana. Tuttavia, nel farlo, si è posto in una sostanziale continuità con l’idea di base della concezione foucaultiana del potere. Ovvero, il suggestivo binomio “potere-sapere”. Difatti, tanto nella biopolitica foucaultiana, quanto nella psicopolitica di Han, i rapporti di potere e dominio si svilupperebbero a partire dall’acquisizione di informazioni, conoscenze e saperi, estratte dalla vita dei singoli. Da questo punto di vista, Han non ha fatto altro che dimostrare l’attualità del pensiero e dell’analisi foucaultiana.

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[2] Chris Anderson, The end of theory: the data deluge makes the scientific method obsolete

[3] Antonio Fico, Cina: la reputazione del “buon cittadino” disegnata dai big data


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Scritto da
Federico Gonzato

Laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, sta concludendo la laurea magistrale in Mass Media e Politica all'Università di Bologna - Campus di Forlì. Interessato alla Sociologia dei processi culturali e comunicativi, sta scrivendo una tesi sulla teoria del potere di Michel Foucault in relazione ai nuovi sviluppi della società nell'epoca dei Big Data.

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