Quale antifascismo? Limiti e prospettive della risposta penale

antifascismo

Il regime dei divieti di attività fasciste, sostanzialmente stabile da decenni, è recentemente tornato in discussione per via della proposta di legge Fiano[1], approvata alla Camera, che istituisce un reato di propaganda fascista. L’analisi di tale proposta sarà preceduta da una sintesi della normativa vigente, che consente di illustrare meglio i problemi posti dal nuovo testo. Traendo spunto dalla vicenda, infine, si esporranno alcune considerazioni generali sull’antifascismo.

Il quadro normativo dei divieti di attività fasciste

Tra le disposizioni transitorie e finali della Costituzione la XII, al primo comma, recita: «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». La formula fu proposta da Togliatti nel 1946[2], ma non era una novità: si trattava, per l’Italia, di un obbligo di diritto internazionale[3] ed era già vigente la prima legge eccezionale, approvata all’indomani della Liberazione[4]. Dal punto di vista legislativo l’attuazione è venuta dalla cd. legge Scelba del 1952, tuttora in vigore con le modifiche del 1975[5]. Ciò che interessa qui non è la fattispecie più grave – la condotta associativa di ricostituzione del partito, che ha sempre posto problemi di determinatezza e di applicazione – ma le condotte individuali, divise in due ipotesi di diversa gravità (anche se l’intervento del 1975 ha sostanzialmente invertito la gradazione, e un emendamento alla pdl Fiano alza la pena nel minimo):

1) apologia di fascismo (art. 4), che si sostanzia in:

  • a) propaganda per la ricostituzione del partito fascista (comma 1);
  • b) pubblica esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure delle sue finalità antidemocratiche (comma 2);

2) manifestazioni fasciste (art. 5), consistenti nel compimento, in pubbliche riunioni (prima del 1975: «pubblicamente»), di manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste.

Rispetto al bene giuridico protetto (la democrazia) le condotte in esame non sono immediatamente lesive: si tratta di reati di pericolo. Si ha, come in tutti reati di questo tipo, un’anticipazione della soglia della punibilità: non si deve aspettare, per intervenire, che vi sia un partito fascista già al potere. In tal senso, la Corte costituzionale ha ritenuto che questi articoli non esorbitino dal disposto della XII disp. Cost.[6]. Nondimeno, proprio perciò le condotte assumono rilevanza penale solo se generano il pericolo di ricostituzione: per la Corte l’interpretazione non deve essere strettamente letterale ma sistematica, e risalire alla ratio dell’intervento normativo, esplicita fin nel titolo della legge («Norme di attuazione della XII disposizione […]»). Interpretazione, dunque, adeguatrice. Sono pertanto punibili le condotte che, «in relazione alle circostanze di tempo, di luogo e ambiente in cui si svolgono e per le loro obiettive caratteristiche, siano comunque idonee a far sorgere la situazione di pericolo di ricostituzione del partito»[7] (pericolo concreto); la condotta «deve essere considerata non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione»[8], in quanto è idonea «a provocare adesioni e consensi e a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste»[9]. Letti così, i reati suddetti non contrastano con la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.): non sono reati di mera opinione[10]. La valutazione in concreto della pericolosità, la cui necessità riduce l’area delle condotte punibili, è effettuata dal giudice di merito, caso per caso, e può portare anche ad assoluzioni per ritenuta inidoneità ricostruttiva[11].

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il quadro normativo dei divieti di attività fasciste

Pagina 2: La proposta di legge Fiano

Pagina 3: Antifascismo: considerazioni generali


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Nato nel 1988 a Sassari. Dopo la laurea triennale in Filosofia e gli studi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, studia Giurisprudenza all'Università di Pisa.

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