Quale antifascismo? Limiti e prospettive della risposta penale
- 14 Agosto 2017

Quale antifascismo? Limiti e prospettive della risposta penale

Scritto da Cosimo Francesco Fiori

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La proposta di legge Fiano

L’inevitabile diversità in punto di valutazione fattuale di casi diversi da parte di giudici diversi è definita, nella relazione introduttiva della proposta Fiano, una mancanza di uniformità giurisprudenziale (quando invece l’interpretazione degli articoli è abbastanza pacifica dalle prime sentenze della Consulta di circa sessant’anni fa): la doglianza si riduce al saluto romano, punito o no in base alle circostanze di tempo, di luogo, etc. Si mostra, cioè, di ritenere accidente ciò che invece è sostanza. In generale i proponenti vogliono «colpire solo alcune condotte che individualmente considerate sfuggono alle normative vigenti»: oltre al saluto, la diffusione di materiale (gadget, ninnoli vari) di carattere e con immagini e simboli fascisti (perché, tra l’altro, «sconcerta i turisti»).

La proposta di legge prevede l’introduzione di un art. 293-bis nel codice penale, rubricato «Propaganda del regime fascista e nazifascista». Esso, oltre a introdurre l’aggravante del mezzo informatico, nel testo approvato, con emendamenti, alla Camera punisce «chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità».

Il testo pone una serie di problemi, tra cui i seguenti.

1) La condotta in senso proprio è la propaganda dei «contenuti propri» e dei «metodi sovversivi», rispetto alla quale la diffusione etc. di materiale e il richiamo pubblico della simbologia o della gestualità sono modalità esemplificative della condotta. Su cosa sia un contenuto proprio del partito fascista si pone un problema di determinatezza (che, del resto, si pone in modo analogo per la legge Scelba): è contenuto proprio la bonifica delle paludi? Ovviamente si intende un concetto di fascismo a uso della legge penale, ristretto al suo nocciolo antidemocratico (si veda l’art. 1 della legge Scelba), che dovrebbe tendere a escludere tutto ciò che, in quest’ottica, nel fascismo fu accidente.

2) Assenza di coordinamento sistematico con la normativa vigente: anziché, ove necessario, modificare la legge del 1952 che norma l’intera materia, si aggiunge un articolo al codice penale, cioè in altra sede.

3) Problemi di coordinamento sostanziale e di sovrapposizione con le norme esistenti: le condotte punite possono facilmente rientrare negli artt. 4 e 5 della legge Scelba (per esempio, non si vede in che cosa la «propaganda» differisca dalla «pubblica esaltazione»). La diffusione etc. di materiale può ben costituire modalità di apologia di fascismo già punibile, o di concorso in essa (così come costituirebbe solo una modalità della propaganda, sicché il dolo, seppur generico, dovrebbe estendersi al fatto della propaganda); mentre la «gestualità» può ben essere (e sovente è ritenuta) una manifestazione usuale del disciolto partito fascista. Per dirimere il concorso apparente di norme (oltre all’art. 15 c.p.) vi è la clausola, introdotta in commissione, «salvo che il fatto costituisca più grave reato». Essa aiuta fino a un certo punto, e nella misura in cui aiuta rende inoperante la legge proposta (a favore della legge Scelba, e persino della legge Mancino[12]). Il rischio è che la legge sia ridondante e inapplicabile: l’auspicio di un coordinamento, anche sotto il profilo delle aggravanti, era stato formulato da varie parti.

4) Cosa resta, quindi, della proposta Fiano? Essa si propone di colpire comportamenti «più semplici o estemporanei», dichiaratamente slegati dalla ricostituzione del partito. Quale è, però, il suo contenuto innovativo, trattandosi di comportamenti astrattamente sussumibili sotto le norme già in vigore? Questo: il tentativo di ribaltare l’uniforme linea interpretativa giurisprudenziale (adeguatrice alla Costituzione) della legge Scelba. Un nuovo articolo del codice penale, inserito con legge che non è espressa attuazione della XII disp. Cost., non avrebbe bisogno di essere interpretato conformemente a essa e potrebbe perciò ben fare a meno, per essere applicato, del pericolo concreto di ricostituzione (non a caso sono stati respinti due emendamenti, tendenti a introdurre l’uno il dolo specifico di ricostituzione, l’altro il pericolo concreto di essa).

5) I casi sono due. Se si desse la condotta con pericolo di ricostituzione vi sarebbe sovrapposizione tra legge Scelba e legge Fiano: in tal caso, come detto sub 3), si applicherebbe verosimilmente la legge Scelba. Ove la stessa condotta, invece, non desse pericolo di ricostituzione (e solo in questo caso), si applicherebbe la nuova fattispecie. Essa, dunque, sarebbe circoscritta necessariamente ai soli casi che non recano offesa o pericolo alla democrazia, perché diversamente interverrebbe la legge attuale. Si punirebbe cioè una manifestazione di pensiero, con probabili profili di incostituzionalità per violazione dell’art. 21 Cost.

6) Potrebbe soccorrere un’altra considerazione a non rendere la legge incostituzionale: nuovamente, l’interpretazione adeguatrice alla Costituzione. Se è pur vero che il legislatore intende andare oltre la legge Scelba (ma invero anche “completarla”), nondimeno, anche per evidente identità di materia, la nuova legge non può non ricadere nel dominio della XII disp. Cost., alla cui luce andrebbe letta; anche perché, altrimenti, si porrebbe il problema sopra evidenziato. Tale interpretazione, nel salvare la legge dall’incostituzionalità, la salverebbe però anche dalla fatica di dire qualcosa di nuovo, rendendola tamquam non esset.

Si tratta, insomma, di un esempio tra gli altri di legge penale simbolica, destinata a non trovare applicazione: efficace per qualche giorno sulla stampa, ma non in tribunale[13]. Un conto è una disposizione costituzionale dal valore anche simbolico (come la XII), altro conto è se il valore simbolico lo assume la legge penale. La superficialità è testimoniata anche da confusioni terminologiche (si usano «regime» e «partito» come fossero termini intercambiabili) e stranezze storiografiche (si parla di «nazionalsocialismo tedesco», ma allora ci si chiede: perché solo quello tedesco, e non anche i vari collaborazionismi europei? Sarebbe punibile la diffusione di santini di Quisling? Se la legge l’avesse voluto, l’avrebbe detto). Nel caso in cui chi scrive avesse torto su tutto, infine, vi sarebbe un paradosso notevole: esisterebbe una legge capace di punire sempre e comunque il saluto romano, ma nessuna che sia realmente in grado di far sciogliere movimenti neofascisti esistenti (vedere il caso del vecchio Msi: i dirigenti furono sempre assolti dall’accusa di ricostituzione[14]. Le condanne e gli scioglimenti vi furono, però, per Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale – organizzazioni apertamente sovversive – negli anni ‘70). È allora il caso di allargare il discorso.

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Scritto da
Cosimo Francesco Fiori

Nato nel 1988 a Sassari. Dopo la laurea triennale in Filosofia e gli studi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, studia Giurisprudenza all'Università di Pisa.

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