“La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo” di Luciano Floridi
- 14 Settembre 2018

“La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo” di Luciano Floridi

Recensione a: Luciano Floridi, La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2017, pp. 304, 24 euro (scheda libro)

Scritto da Luca Picotti

5 minuti di lettura

Quale impatto stanno avendo le ICT digitali (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sulle nostre vite? Come sta mutando il nostro approccio alla realtà e la comprensione di noi stessi in un mondo sempre più connesso, dominato dalle nanotecnologie, l’Internet delle cose, il web 2.0, il cloud computing, i droni e le cyberguerre?

Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, nel suo libro La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo edito da Raffaello Cortina Editore, analizza, attraverso una prospettiva filosofica, la realtà digitale, delineando una sofisticata ontologia del presente: in un mondo in cui i confini tra la vita online e quella offline si dissolvono all’ombra della iper-connettività, sono le risposte alle domande fondamentali sulla comprensione di sé a cambiare.

Siamo di fronte ad una quarta rivoluzione epocale, dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud, che ci sta portando dritti verso una “infosfera” globale.

L’Autore con questo volume prova ad evidenziare i rischi e le opportunità di questa trasformazione, suggerendo un approccio che sappia coniugare le realtà naturali e quelle artificiali in modo da affrontare con successo le sfide poste dalle tecnologie.

 

Tempo, spazio e identità secondo Floridi

Floridi nel primo capitolo propone al lettore una filosofia della storia partendo dall’assunto che «Storia è sinonimo di età dell’Informazione». Con la scrittura, e quindi la capacità di reperire e conservare documenti e informazioni, comincia la storia, mentre il periodo precedente all’invenzione della scrittura è detto preistoria.

L’Autore vuole focalizzarsi però non sul passaggio dalla preistoria alla storia, ma sull’attuale superamento della storia: con le radicali trasformazioni indotte dalle ICT ci stiamo avviando verso l’iperstoria. «La maggior parte delle persone vive tutt’ora nell’età della storia, in società che fanno affidamento sulle ICT per registrare, trasmettere e utilizzare dati di ogni genere. In tali società storiche, le ICT non hanno ancora preso il sopravvento sulle altre tecnologie, in particolare su quelle fondate sull’uso di energia, in quanto risorse di importanza vitale. […] Vi sono talune persone nel mondo che vivono già nell’età dell’iperstoria, in società e ambienti nei quali le ICT e le loro capacità di processare dati non sono soltanto importanti ma rappresentano condizioni essenziali per assicurare e promuovere il benessere sociale, la crescita individuale e lo sviluppo generale. Per esempio, tutti i membri del G7 […] si qualificano come società iperstoriche poiché, in ciascuno di questi paesi, almeno il 70 per cento del prodotto interno lordo […] dipende da beni intangibili, fondati sull’uso dell’informazione, piuttosto che da beni materiali, che sono il prodotto di processi agricoli o manifatturieri»(p.4).

Con l’avvento delle ICT siamo entrati, scrive Floridi, nell’età dello zettabyte e dei big data. Che tipo di ambiente iperstorico stiamo costruendo per noi stessi e per le future generazioni, si domanda l’Autore? «La risposta breve è: l’infosfera».

Definita la tecnologia come un “essere-tra” (l’ascia, ad esempio, sta tra noi e il legno da tagliare), Floridi suddivide le tecnologie in tecnologie di primo ordine[1], che stanno tra l’uomo e la natura, di secondo ordine[2], che mettono in relazione l’uomo con un’altra tecnologia e infine quelle di terzo ordine[3], che si pongono tra una tecnologia e l’altra, escludendo quindi sia il fattore naturale sia l’uomo dal processo. L’infosfera, intesa come spazio informazionale, trova luogo a partire dalle tecnologie di terzo ordine. Siamo compenetrati dalla realtà informatica e l’essere connessi è diventato parte integrante della nostra quotidianità, tanto che l’Autore parla di vite condotte onlife, in un’infosfera sempre più sincronizzata, delocalizzata e correlata: «ciò che è reale è informazionale e ciò che è informazionale è reale» afferma Floridi riprendendo la celebre formula hegeliana.

La realtà sta cambiando e per non rimanere passivi dinanzi a questo cambiamento è necessario, secondo il filosofo, adottare nuovi linguaggi e definizioni, nuovi approcci capaci di conformarsi ad un mondo in costante trasformazione.

La questione dell’onlife viene affrontata dall’Autore nelle sue molteplici sfaccettature, dai confini di un’identità sempre più orientata sul sé sociale – quello che appare nei social media- alla conoscenza online, passando per il delicato tema della privacy, intesa come “funzione della frizione informazionale dell’infosfera”, frizione che viene meno una volta crollate tutte le barriere che impediscono l’illimitato circolare delle informazioni.

Il nucleo del volume di Floridi, e così dei temi finora accennati, ruota attorno al concetto di quarta rivoluzione. La prima, quella copernicana, ha smontato la concezione antropocentrica dell’universo; la seconda, figlia di Darwin, inserisce l’uomo nel processo di evoluzione caratterizzato dalla selezione naturale, riducendolo al pari di un animale; la terza è quella di Freud, e consiste nella perdita di integrità da parte del soggetto, diviso tra conscio e inconscio.

La quarta rivoluzione, quella su cui si focalizza Floridi, nasce con Alan Turing e il computer: «A partire dal lavoro rivoluzionario di Turing, l’informatica e le ICT hanno iniziato a esercitare un impatto sia estroverso sia introverso sulla nostra comprensione. E ci hanno dotato di conoscenze scientifiche senza precedenti sulla realtà naturale e artificiale, nonché della capacità di operare su tali realtà. […] Al pari delle tre precedenti, la quarta rivoluzione ha rimosso l’erroneo convincimento della nostra unicità e ci ha offerto gli strumenti concettuali per ripensare la nostra comprensione di noi stessi. […] siamo organismi informazionali (inforg), reciprocamente connessi e parte di un ambiente informazionale (l’infosfera), che condividiamo con altri agenti informazionali, naturali e artificiali, che processano informazioni in modo logico e autonomo» (p.106).

 

Etica e politica

Floridi con questo volume non intende tratteggiare scenari distopici, anzi, il moderato ottimismo dell’Autore invita a cogliere le opportunità di queste trasformazioni. La chiave di lettura non è quindi pessimistica, anche quando vengono toccate questioni delicate come quella dell’intelligenza artificiale e dei robot: l’intelligenza delle macchine è diversa da quella umana e per ora nettamente inferiore. Inoltre, Floridi sottolinea che «le ICT non stanno diventando più intelligenti, rendendoci al contempo più stupidi. È il mondo invece che sta divenendo un’infosfera sempre più adattata alle limitate capacità delle ICT»(p.163).

Negli ultimi capitoli il filosofo si concentra su etica, ambiente e politica. Sono le riflessioni sulla politica, a parere di chi scrive, le più interessanti. Attraverso un breve excursus storico-politico che dall’ordine di Vestfalia (1648) arriva fino alla complessa situazione iperstorica post-Bretton Woods, Floridi mostra il lento e graduale processo di apoptosi politica, ovvero «il processo di rinnovamento degli stati sovrani in società dell’informazione»(p.195). L’esito di questo processo è un nuovo ordine informazionale in cui lo Stato vede prosciugato il proprio potere, mentre le ICT operano una sorta di democratizzazione, abilitando un numero infinito di agenti non statali de-territorializzati e decentrati.

Queste trasformazioni relative alla geografia e al potere della politica incidono infine sul concetto stesso di democrazia, sempre più confuso con lo spazio aperto di Internet nel quale convergono interessi condivisi. Il futuro della politica, secondo Floridi, sarà nel sistema multi-agente – un superamento dello Stato come da Vestfalia è stato inteso quindi – che è teleologico, interattivo, autonomo e adattabile: l’unico sistema in grado di muoversi nell’infosfera tratteggiata dal filosofo, tra moli di dati sempre più grandi e il pericolo sempre imminente di cyberguerre.

Il volume di Floridi è un ambizioso tentativo di spiegare, ad un pubblico più ampio possibile, i complessi ingranaggi che stanno alla base del nostro presente digitale. Le trasformazioni che stiamo vivendo necessitano di essere comprese, anche cambiando i linguaggi e i paradigmi cui eravamo abituati. Con questo libro l’Autore sottolinea l’urgenza di una nuova filosofia dell’informazione “quanto filosofia del nostro tempo per il nostro tempo”.


[1]    Come l’ascia, che si trova tra l’utente e il legno.

[2]    L’Autore fa l’esempio del cacciavite, che sta tra noi e la vita (che a sua volta è un elemento tecnologico che si trova tra il cacciavite e due pezzi di legno).

[3]    Le ICT costituiscono le tecnologie di terzo ordine.

Scritto da
Luca Picotti

Nato a Udine nel 1997, studia giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trieste ed è redattore della rivista. Scrive soprattutto di teoria politica, trasformazioni socioeconomiche e processi di globalizzazione.

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