Povertà e disuguaglianze allo specchio. Il rapporto Oxfam 2018

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Quando si parla di disuguaglianza vi sono due concetti che sono particolarmente diffusi e che fino ad oggi hanno rappresentato i criteri con cui veniva giudicata la “accettabilità” della disuguaglianza. Il primo concetto è quello della “trickle-down economics”, pietra angolare della politica economica del presidente Ronald Reagan, che ritiene che dando soldi ai ricchi, principalmente tramite esenzioni fiscali, la ricchezza si trasferirà “a cascata” anche ai ceti più bassi. L’idea è che i più ricchi, grazie all’effetto moltiplicatore dei tagli fiscali, potranno creare più posti di lavoro, garantendo quindi una riduzione della disoccupazione. Il secondo concetto riguarda la teoria della “produttività marginale, per cui le disuguaglianze rispecchino il divario fra individui qualificati e non qualificati e che pertanto le differenze fra le ricchezze di questi due gruppi rispecchino il contributo che ognuno di loro ha dato alla società. L’idea di avere società disuguali è quindi accettabile perché se i più ricchi hanno accumulato ricchezze grazie al loro talento e alla loro creatività, bisogna metterli in condizione di continuare ad innovare, creando così ancora più ricchezza che “a cascata” verrà trasferita anche ai gruppi sociali più vulnerabili.

Negli ultimi anni si è formata una letteratura, accademica e non, che ha mostrato come queste due argomentazioni non abbiano trovato riscontro nella realtà. Non è quindi un’esagerazione affermare che dall’approccio della “trickle-down economics” siano stati i più ricchi a trarne i maggiori benefici, nello specifico l’1% più ricco nella distribuzione del reddito.

 

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I due grafici mostrano due diverse problematiche che aiutano però a capire l’entità del problema. Il primo grafico, elaborato dal Congressional Budget Office, si riferisce alla crescita del reddito dopo le tasse nei principali gruppi di reddito negli Stati Uniti. È evidente che il gruppo che maggiormente ha beneficiato della crescita economica negli ultimi anni sia l’1% più ricco e che gli altri gruppi siano stati lasciati indietro. Il secondo grafico invece è probabilmente più conosciuto del primo e mostra molto bene il divario venutosi a creare fra l’aumento della produttività e quello dei salari reali, la cui crescita è rimasta stagnante in praticamente tutte le economie sviluppate[1].

Il rapporto Oxfam si inserisce in questo filone della letteratura sulla disuguaglianza, portando avanti però un’operazione molto interessante focalizzata su quello che è successo nella parte bassa della distribuzione del reddito a livello mondiale. Sotto un certo punto di vista può essere rintracciato un parallelismo con Atkinson quando sosteneva che le diverse fortune delle persone siano intrecciate fra di loro[2], perché il rapporto Oxfam afferma che sia solo grazie alla stagnazione dei redditi più bassi se è stato possibile assistere ad un aumento spropositato della ricchezza dell’1% più ricco. Nel rapporto si sostiene infatti che della ricchezza globale prodotta nell’ultimo anno l’82% sia andato all’1% più ricco mentre il 50% più povero non avrebbe ricevuto alcun beneficio. Secondo un rapporto dell’International Labour Organization, la ricchezza dei miliardari di tutto il mondo solo in un anno sarebbe cresciuta di 762 miliardi di dollari, 7 volte la cifra necessaria per sottrarre alla povertà estrema 789 milioni di persone. Lo stesso rapporto dell’ILO segnala anche che quando si parla di disuguaglianze la differenza fra lavoratori qualificati e non qualificati non sia sufficiente a spiegare le disuguaglianze di reddito, a dimostrazione del fatto che la disuguaglianza è un fenomeno che deve essere analizzato e spiegato tenendo conto della sua complessità, che molto spesso va oltre il regno dell’economia e degli automatismi di domanda e offerta e che spesso e volentieri è influenzato da elementi culturali, politici e sociali.

Ma nello specifico su cosa si concentra il rapporto Oxfam? Di seguito verranno elencate le tematiche che sono sembrate più interessanti. Verranno soprattutto riportati i dati relativi alla condizione dei gruppi più svantaggiati e vulnerabili, tralasciando i dati sui redditi più alti.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Disuguaglianza

Pagina 2: Disuguaglianza di genere

Pagina 3: Working poors

Pagina 4: Conclusioni sul rapporto Oxfam: che cosa si può fare?


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Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

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