“Rebus immigrazione” di Giuseppe Sciortino
- 28 Novembre 2017

“Rebus immigrazione” di Giuseppe Sciortino

Scritto da Domenico Antonio Capone

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L’immigrazione e il mostro gentile

Uno degli aspetti più interessanti del testo, scritto da Sciortino con chiarezza espositiva ed evidente trasporto umano (pag.164), è la descrizione fatta nei capitoli conclusivi del «mostro gentile»[2], somma delle misure prese negli ultimi decenni dall’UE per affrontare il nodo immigrazione e culminanti nella Convenzione di Dublino (del 1990 ma rivista nel 2003 e nel 2013). Queste misure, comprendenti fra l’altro l’istituzione dell’Eurodac (banca dati delle impronte di tutti i richiedenti asilo e degli immigrati irregolari) e robuste azioni contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, permetteranno il rispetto del diritto internazionale all’asilo ma renderanno difficile arrivare in Europa per ottenerlo; molto più difficile scegliere dove chiederlo; complicato conseguirlo come protezione perenne (pag.130).

La bellezza di questa «mostruosa creazione» verrà meno quando i principali paesi di transito delle tratte migratorie (specie la Libia) con lo scoppio delle Primavere Arabe si riducono a dei pallidi ricordi di entità statali, facendo al contempo emergere con forza alcune differenze strutturali in seno all’UE. Da un lato i paesi dell’Europa del Nord in grado da tempo di riformare le loro economie e non desiderosi di manodopera a basso costo e non qualificata; realtà dove lo straniero spesso disoccupato è voce negativa sul bilancio del welfare, costantemente invocanti un contenimento dei richiedenti asilo e pronti a spingere gli altri stati dell’Unione a migliorare le loro accoglienze (per non esser più uniche mete ambite). Dall’altro i paesi dell’Europa mediterranea, con economie non riformate appieno e con ampia domanda di lavoratori stranieri poco qualificati[3]. Ne è derivato un generale cortocircuito poiché questi ultimi stati, per l’accordo di Dublino («il primo paese sicuro attraversato dal rifugiato deve concedergli il diritto d’asilo»), accolgono persone desiderose ma impossibilitate ad andare in quelli del Nord; i quali ottengono il massimo risultato pur contribuendo minimamente ai controlli delle frontiere e alla pur prevista ridistribuzione dei rifugiati.

Nonostante ciò, dinanzi alle cretinerie sia del muscoloso populismo di destra che di quello da anime belle di sinistra («l’internazionalismo proletario rivisto da John Lennon», pag.153) il mostro gentile appare per Sciortino unica risposta al rebus immigrazione; naturalmente emendandolo dai suoi limiti: in Europa cercando una collaborazione con i paesi confinanti di transito oltre che ridistribuendo realmente i rifugiati e i costi dei controlli alle frontiere fra gli stati membri; in Italia affrontando strutturalmente e non in modo emergenziale il problema (controllando i posti letto, le procedure per fare domanda di asilo e i relativi tempi di valutazione); stroncando il lavoro nero con l’azione degli ispettori competenti (poiché una volta che le recenti crisi economiche saranno passate ritorneranno flussi irregolari di lavoratori stranieri); concedendo la cittadinanza a chi è cresciuto nella Penisola e decenti luoghi di culto per la popolazione musulmana; selezionando i rifugiati direttamente nei campi (questa misura in verità lascia dei dubbi: non si “rischierebbe” di scegliere solo i migliori?).

Tali proposte appaiono al momento difficili ma non impossibili da attuare: serve forse solo, come ribadito da Sciortino, una classe politica competente che abbia la capacità e il coraggio di farlo.

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[1] Abel e Sander, Quantifying global international migration flows [2014]

[2] L’espressione è di H. Enzensberger, che l’ha coniata per definire l’UE nel suo complesso [N.d.A]

[3] Cvajner, The presentation of Self in emigration: Eastern European women in Italy [2012];  Sciortino, Immigration in Italy: Subverting the logic of welfare reform? [2013]


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Scritto da
Domenico Antonio Capone

Classe 1993. Laureando in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Interessato di storia e antropologia culturale, collabora con una testata locale.

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