“La società europea” di Alessandro Cavalli e Alberto Martinelli

La società europea

Recensione a: Alessandro Cavalli, Alberto Martinelli, La società europea, Il Mulino, Bologna 2015, pp. 352, 24 euro (Scheda libro).


Il volume, opera di due sociologi di lungo corso, nasce con un intento esplicito e attuale: contribuire ad una conoscenza consapevole di somiglianze e differenze, tratti e destini comuni dei popoli europei. Poiché nel lungo termine l’esito del progetto di integrazione europea dipenderà in primo luogo dal sostegno popolare, gli autori intendono partecipare alla formazione intellettuale e civile delle generazioni giovani e meno giovani.

Ne scaturisce un ambizioso compendio denso di contenuti a proposito dell’Europa e dell’Unione Europea che, in dodici capitoli tematici, mescola prospettive storiche e sociali di lunghissimo periodo a prospettive politiche contemporanee o di attualità. Corrispondendo alla prima ottica, i capitoli III-VII (a firma di Cavalli) sono dedicati a temi quali lingue, religioni, università, città e popolazione, per sintetizzare l’evoluzione dell’Europa e i suoi punti d’approdo. I capitoli I-II e VIII-XII (scritti da Martinelli) hanno natura più politica e si concentrano su: identità europea, nazionalismo, sistema politico comunitario, partiti e gruppi di pressione nell’UE, Welfare State, economia dell’UE, gestione della crisi.

L’introduzione delinea una storia dell’integrazione europea a partire dalle sue (parzialmente abusate) radici ideali: il manifesto di Ventotene e il discorso di Churchill a Zurigo. Commentando che il processo si è svolto per impulso delle élite, con coinvolgimento limitato e reazioni ambigue dell’opinione pubblica, e che oggi l’UE non sembra più potersi legittimare come “garante della pace”, si chiede se debba puntare a costruirsi come “nazione”. La risposta è affermativa: ma in senso diverso dai processi storici di nation-building, visto il carattere pervasivo delle appartenenze nazionali e di loro aspetti quali la lingua, e diverso dagli Stati Uniti, non potendo fondarsi su una “rottura” dei suoi cittadini con le loro precedenti identità nazionali. Peraltro, si sostiene, un nucleo comune esiste:

le diverse identità dei popoli europei coesistono con una comune identità europea che è il portato di una eredità storica (la filosofia greca, il diritto romano, la tradizione religiosa ebraico-cristiana, la civiltà rinascimentale), ma che si è cristallizzata con l’avvento della modernità in uno specifico nucleo valoriale e istituzionale organizzato intorno al rapporto dialettico tra razionalità e individualismo/soggettività, producendo fondamentali innovazioni scientifico-tecniche, economiche, politiche e culturali (il capitalismo di mercato, la liberaldemocrazia, lo stato nazionale, le grandi università di ricerca).

Apprezzabile è la conclusione per cui occorre un impegno nella politica simbolica attraverso l’uso di ethos ed epos europei: non in opposizione alle identità nazionali, bensì per ri-orientarle in senso inclusivo verso un’identità europea “non esclusiva” e in un certo senso più debole. D’altra parte, dividere nettamente autorità politica e nazione espone al rischio di rivendicazioni contrapposte, insolubili in quanto identitarie. Al nazionalismo vengono ricollegate due grandi contraddizioni dell’UE: il progetto di costruire una unione sovranazionale attraverso gli Stati nazionali, e il trasferimento di porzioni di sovranità senza trasferimento di lealtà da parte dei cittadini. Tratteggiare la storia del nazionalismo, dai tempi in cui fu utilizzato per dare un’identità alle masse investite dai rapidi cambiamenti della rivoluzione industriale, riflette la potenza di questa “ideologia dello Stato nazionale” – riemersa in tutta Europa per bocca di partiti “nazional-populisti” – che ci si era forse illusi di poter consegnare al passato senza un reale confronto.

A questo punto il volume intraprende la sua parentesi sociale. Il capitolo sulle lingue discute le somiglianze tra gli idiomi del continente, il variegato grado di plurilinguismo negli Stati membri, il carattere ancora fortemente nazionale dei mass media, le scarse possibilità di superare l’uguaglianza formale tra le 24 lingue ufficiali dell’UE. Quello sulle religioni ricorda il predominio del Cristianesimo (nelle sue varianti dipendenti dalle fratture Oriente/Occidente e Riforma/Controriforma), le guerre di religione, i moderni processi di secolarizzazione, la personalizzazione delle religiosità e, infine, le difficoltà connesse al prender piede di un pluralismo religioso a seguito delle migrazioni. Il capitolo sulle università ne rammenta nascita e diffusione nei secoli, per poi commentare il passaggio da università di élite a università di massa dopo il 1945, nonché i contemporanei processi di convergenza degli standard e di differenziazione strategica tra atenei. La sezione sulle città identifica il fenomeno urbano come particolarmente marcato e relativamente antico in Europa, arrivando a descrivere opportunità e problemi del protagonismo delle città nell’era delle difficoltà dello Stato. Il capitolo sulla popolazione nota come la società europea, nonostante differenze interne, sia storicamente all’avanguardia nell’affrontare una situazione di bassi tassi sia di natalità sia di mortalità, in cui la quota di popolazione giovane si riduce e quella di popolazione anziana è in costante crescita: i flussi di immigrazione, si conclude a buon diritto, hanno l’effetto positivo di riempire i vuoti demografici.

Qui si ritorna alla parte politica con un corso accelerato sul sistema politico europeo: approcci teorici all’integrazione, successione storica dei trattati, struttura e compiti delle istituzioni, tipi di atti legislativi, settori e procedure di policy-making. La sezione successiva completa il quadro di politics analizzando la debolezza sia dei gruppi del PE sia dei partiti trans-nazionali (“europartiti”); discute anche della proliferazione “pluralista” dei gruppi di interesse attivi a Bruxelles e dei fattori che rendono più influenti (ma non onnipotenti) i gruppi “economici” e, tra di loro, quelli imprenditoriali.

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Classe 1991, di Bologna. Dottorando di ricerca in Political Science, European Politics and International Relations presso il CIRCaP all'Università di Siena e l'Istituto DIRPOLIS della Scuola Superiore Sant'Anna. Laureato in Studi Internazionali a Bologna e in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì, ha studiato presso il Collegio Superiore di Bologna e trascorso periodi di studio presso l'ENS di Parigi e la UAB di Barcellona. I suoi studi si sono concentrati sul processo di integrazione europea, sulla politica britannica, sull'euroscetticismo e sulla teoria costruttivista.

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