“Regole, Stato, Uguaglianza” di Salvatore Biasco

Biasco

Recensione a: Salvatore Biasco, Regole, Stato, Uguaglianza. La posta in gioco nella cultura della sinistra e nel nuovo capitalismo, Luiss University Press, Roma, 2016, pp. 241, 16 euro (Scheda libro)


È certamente un segno dei tempi che in tutto il mondo (o almeno nella parte che un tempo avremmo detto occidentale) aumenta la produzione letteraria sul ruolo della sinistra in un periodo di crisi del capitalismo per come eravamo abituati a conoscerlo. Dal Capitale di Thomas Piketty a The Entrepreneurial State (in Italia uscito col molto più timido nome di Lo Stato Innovatore) di Mariana Mazzucato, solo per citare i più famosi, si nota l’esigenza in una parte del mondo accademico ed intellettuale di operare un cambio di paradigma, vuoi attraverso la riscoperta e la necessaria rielaborazione dei classici dell’economia e del pensiero politico dimenticati in seguito al trionfo dell’egemonia neoliberale (Keynes) o con la caduta del Muro di Berlino (Marx), vuoi con nuovi pensieri che si collocano sul solco di una tradizione progressista che hanno conosciuto una inevitabile fortuna nel contesto del crollo finanziario del 2008 (Minsky).

Regole, Stato, uguaglianza si colloca chiaramente in questa tendenza storica, che altro non è che la volontà di raccogliere la sfida di reinterpretare i tempi in cui viviamo e di cercare di scrutare dove ci si possa dirigere in futuro nella costruzione di una società migliore. È peraltro interessante notare come questa sfida sia raccolta con entusiasmo soprattutto dal ceto intellettuale di ogni livello, piuttosto che dal ceto politico e dai partiti, fatte salve le comunque presenti onorevoli eccezioni.

Venendo al libro di Salvatore Biasco Regole, Stato, uguaglianza e alla sua prospettiva sulla sinistra e sul suo futuro, bisogna innanzi tutto premettere che la lettura di quest’opera è complessa e articolata. Essa si divide in tre parti. Nelle prime due, Biasco traccia un discorso coerente e serrato sul capitalismo e sulla situazione sociale politica odierni (Panorama culturale e politico del nuovo capitalismo) per poi ripercorrere, ricostruendola, la storia dell’egemonia neoliberale e della subalternità della sinistra riformista moderna (Lo tsunami neo liberale e la sinistra). L’intento è duplice: da un lato si vuole trarre un’analisi del mondo in cui viviamo e comprendere (e far comprendere) come ci si sia arrivati e di chi siano le varie responsabilità. L’argomentazione di Biasco è stringente ed arriva alla conclusione che il capitalismo odierno, con le sue specifiche caratteristiche e pulsioni, è incompatibile con la democrazia. Dall’ascesa al potere di Thatcher in America e di Reagan negli Stati Uniti fino ai nostri giorni l’offensiva neoliberale (un’ideologia ben presentata dall’autore come “una visione dei processi economici monolitica, compatta, elaborata in modo sofisticato, e, nelle sue espressioni accademiche, non priva di rigore ed eleganza formale, sia pur nell’ambito dei presupposti di partenza e dei giudizi di valore su cui era (/è) costruita”) ha trovato una sinistra troppo spesso in affanno, divisa progressivamente fra chi cercava di resistere a tutti i costi, e chi ha cercato di fare rielaborazioni più o meno efficaci.

Anche qui Biasco, dopo aver descritto la prospettiva mondiale ed europea, si occupa più specificatamente dell’Italia, Paese nel quale la sinistra si trova in un forte deficit di elaborazione politica, per usare le parole dell’autore. Le varie sigle che hanno composto l’esperienza dell’Ulivo e la fondazione del Partito Democratico, fra le loro mille contraddizioni, erano accomunate solo dal minimo comun denominatore del loro rapporto con la cultura neoliberale. L’autore però non liquida l’intera esperienza come appartenente a quell’area di pensiero, benché, come giustamente ricorda l’autore, la sinistra italiana al momento di governare il Paese, si è trovata a sospirare rimpiangendo che in Italia non ci fosse stata una Margaret Thatcher che avesse fatto il lavoro sporco prima di loro, ovverosia liberalizzare l’economia e marginalizzare i sindacati. Rimanevano infatti degli elementi fortemente contraddittori quali l’importanza di un rapporto speciale col sindacato ed un’autopercezione come partito “del popolo”. Il motivo del silenzio intellettuale della sinistra è da ritrovarsi invece nella totale mancanza rinunciataria di elaborazione politica, dimostrata nel “nulla sconcertantedegli anni passati dalla fine dell’esperienza di governo del 2001 e la nascita del PD.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Regole, Stato, Uguaglianza

Pagina 2: L’analisi di Salvatore Biasco


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

Comments are closed.