“Regole, Stato, Uguaglianza” di Salvatore Biasco

Biasco

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L’analisi di Salvatore Biasco

Questa base analitica è quindi il terreno sul quale può elaborare una proposta per il futuro. Colpisce infatti anche visivamente la dovizia di riferimenti e l’attenzione con la quale Biasco affronta temi gravi. Spesso ricorre alle note a piè di pagina per mostrare meglio dei concetti importanti che però interromperebbero il lettore se fossero parte del testo principale. Conviene tuttavia non disdegnarle, in quanto si perderebbero molte riflessioni acute e riferimenti importanti. Nel libro sono altresì presenti delle Letture, cioè testi indipendenti fra una parte e l’altra che l’autore ha ritenuto utili all’approfondimento dei temi ivi affrontati, anche se non necessari alla comprensione all’apprezzamento del libro in sé.

Ma il cuore della proposta di Regole, Stato, uguaglianza si trova tutto nella terza parte. Due sono le basi dell’azione collettiva politica: sapere chi si è, e sapere dove si vuole andare: perciò la terza parte si chiama giustamente Identità e orizzonti programmatici. Appare qui evidente l’importanza di una sorta di europeismo critico per Biasco come quadro all’interno del quale ripensare la sinistra: per l’autore l’Unione Europea è un progetto da cui, ammesso che sia possibile tornare indietro, non è comunque desiderabile affrancarsi. Le conseguenze del crollo politico europeo e del crollo dell’euro sarebbero ingestibili per un’Europa delle piccole patrie e, benché ci siano ampie aree della sinistra e della stessa socialdemocrazia che desiderano perlomeno un allentamento dei legami comunitari, per Biasco la stessa socialdemocrazia non può sopravvivere senza l’Europa, la quale è invece fondamentale per applicare varie misure che, se rilegate al piano nazionale, sarebbero destinate al fallimento, quali la Tobin tax, un diritto del lavoro europeo e l’inserimento di misure sociali proporzionate ai singoli Paesi che pongano fine alla competizione al ribasso fra Stati in campo fiscale e dei diritti. In tal senso, almeno in Europa, lo Stato può essere all’altezza delle sfide odierne solo attraverso l’Unione, purché questa sia liberata dal suo indirizzo neoliberale e dai vari istituti che la indeboliscono e che fanno sì che gli Stati membri siano in competizione fra loro e contro le istituzioni comunitarie, le quali non possono non intraprendere un processo di democratizzazione. Tutte queste riforme da attuarsi al di sopra e all’interno dell’Unione Europea però non possono che essere condotte dalla sinistra, che non può abdicare a questo importante compito riformatore. In questo senso, socialdemocrazia e Europa sono reciprocamente dipendenti per sopravvivere e rinnovarsi.

L’uguaglianza è un tema essenziale sia per il suo valore programmatico (che si esplica nella redistribuzione economica e nella limitazione dell’accentramento senza freni della ricchezza cioè d potere economico) sia per quello identitario. Senza il valore dell’uguaglianza sarebbe impossibile stabilire una distinzione fra “noi” e “loro”, argomenta l’autore. Occorre pertanto favorire un processo attraverso il quale le fasce basse della società possano riconoscersi vicendevolmente come una massa accomunata dall’essere in condizioni subordinate e di disagio più o meno grave rispetto ai ceti superiori, i quali sono inevitabilmente “loro” a causa della disparità che li separa dalle masse, senza che si escluda ovviamente l’opportunità di alleanze con coloro che non si oppongono al valore della solidarietà e alla limitazione della loro ricchezza.

Le regole sono l’altro argomento principe che questo libro affronta da molteplici punti di vista. Dalle regole europee da cambiare radicalmente a favore dei lavoratori, alle regole di un nuovo modello di capitalismo, anche se è discutibile che la socialdemocrazia debba muoversi, come la Terza via, sempre sul solco del capitalismo, specialmente se, come Biasco, si interpretano la democrazia economica e il primato della politica sul mercato come punti ugualmente fondamentali per essa. Certamente sarebbe d’uopo una discussione aperta sulle possibili prospettive di superamento del capitalismo nel lungo periodo. Ad ogni modo per l’autore, al di sopra delle mantenute basi dell’iniziativa privata e della protezione della proprietà, c’è lo spazio per grandi riforme, per una prospettiva di sviluppo che guardi al lungo periodo e alla progettazione degli assi produttivi piuttosto che soffermarsi sulla vecchia retorica dei lacci e lacciuoli da sciogliere. Ancora più importante, è il porre termine all’era del diritto “privatizzato” per tornare al monopolio centrale di un diritto che sia nuovamente certo, prevedibile ed uguale per tutti. La sfida in tal senso riguarda soprattutto la regolamentazione del mondo della finanza, che è la vera bestia da domare.

Per usare le parole di Biasco, la costruzione “di un nuovo paradigma di meccanismi economici e rapporti sociali non può essere data per inevitabile: è una questione di battaglia politico-culturale e programmatica. A dispetto del roseo ottimismo iniziale di questo articolo, correttamente Biasco denuncia il conservatorismo accademico che ancora si pone al seguito del vecchio paradigma scientifico neoliberale: le voci che si levano per il suo superamento sono effettivamente ben lontane dall’essere la maggioranza. La lotta che si apre davanti a noi non ha né esiti scontati né manuali d’istruzione. Regole, Stato, uguaglianza pone domande inevitabili giuste per la ricostruzione di un pensiero di sinistra europeo, e ad esse cerca una risoluzione, sempre con uno sguardo attento alle complessità e alle contraddizioni del nostro mondo, e con la consapevolezza di far parte di un processo storico il cui esito è ancora da scrivere.


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Classe 1992, nato a L'Aquila, vive a Roma. Laureato in International Relations, dipartimento di Scienze Politiche LUISS, con 110 e lode.

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