“#republic. La democrazia nell’epoca dei social media” di Cass R. Sunstein
- 25 Luglio 2018

“#republic. La democrazia nell’epoca dei social media” di Cass R. Sunstein

Scritto da Roberto Mussinatto

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Sunstein su serendipity e libertà di parola

A questa proposta di difesa dei fori pubblici, Sunstein ne aggiunge due: l’introduzione della serendipity nei feed dei social network e la regolamentazione della libertà di parola.

Circa la serendipity, l’autore propone che in particolare Facebook, il social più diffuso, adotti un pulsante che permetta di introdurre notizie nel nostro feed provenienti da punti di vista diversi e che ci consenta quindi quelle esperienze fortuite che possono catturare la nostra attenzione e permetterci di scoprire nuove cose (pp. 285-287). Quest’ultimo punto non è secondario: il mercato dell’informazione, soprattutto in un contesto di progressivo aumento dell’offerta com’è quello attuale, è sempre più influenzato dalla necessità di attrarre l’attenzione del consumatore. Questa però è un bene limitato e per questo motivo i vari media outlet devono trovare le tattiche migliori per guadagnarsene il più possibile.

Sunstein propone che queste tattiche vengano messe a servizio del dibattito pubblico, creando galassie di siti con visioni opposte ma legati da link reciproci che stimolino le persone a esporsi a punti di vista diversi dal loro (pp. 282-285). In questo, il proposto pulsante serendipity su Facebook potrebbe giocare un ruolo determinante.

Circa la libertà di parola, Sunstein si esprime nel senso di una regolazione, seppur molto cauta. Egli infatti interpreta il diritto alla libertà di parola non come «assoluto», ma come un diritto di natura democratica: è al servizio del buon funzionamento della democrazia, che ogni volta ne traccia i confini. Il governo di ciascuno Stato ha dunque il diritto di regolamentare il mercato dell’informazione nel senso di una difesa e incremento del dibattito pubblico. Se lo regolamentasse in senso autoritario, le pressioni sul governo lo spingerebbero a ritirare tali provvedimenti (pp. 249-256).

La tesi principale di Sunstein è dunque che, per consentire il buon funzionamento della democrazia deliberativa ed evitare sue degenerazioni, bisogna evitare la segregazione dei gruppi e recuperare le esperienze condivise, che permettono di riavere un terreno comune di discussione, di tornare a mettere in relazione i gruppi senza esasperarne le differenze.

Per quanto in generale le analisi di Sunstein siano puntuali, sembra pur sempre mancare una variabile: nel mercato della comunicazione non è solo determinante lo schieramento politico dei vari attori nel connotare una nicchia, ma anche la qualità della loro offerta. In breve, una echo chamber costituita solo da mezzi d’informazione che conducono un lavoro scadente, indipendentemente dal loro schieramento politico, avrà effetti peggiori di una composta per la maggior parte di siti di alta qualità. In più, questa sua fiducia nelle esperienze condivise, condotte anche attraverso i mediatori dell’interesse generale, come quelle, per esempio, di spettatori in una sala da cinema, rimanda a problemi già sollevati negli anni Cinquanta da Günther Anders[1]: le persone fruiscono sì dello stesso prodotto di massa (con tutte le dovute caratteristiche di riproducibilità in serie e ampia diffusione che lo accompagnano), ma non interagiscono fra loro.

Alla luce di questo, riporre la speranza di risolvere i problemi della democrazia deliberativa recuperando e proteggendo questo tipo di esperienze collettive può apparire in buona parte ottimistico.

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[1] In Günther Anders, L’uomo è antiquato, Vol. 1, Bollati Boringhieri Torino, 2007, pt. 2 e in particolare pp. 99-102.


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Scritto da
Roberto Mussinatto

Nato nel 1996, studia Storia all'Università di Torino, dove si sta laureando con una tesi in Storia medievale. Si interessa di storia e politica, con particolare riguardo alla crisi della democrazia contemporanea.

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