“Ricchi per caso. La parabola dello sviluppo economico italiano” a cura di P. Di Martino e M. Vasta

Ricchi per caso

Recensione a: Paolo di Martino e Michelangelo Vasta (a cura di), Ricchi per caso. La parabola dello sviluppo economico italiano, il Mulino, Bologna 2017, 320 pp., 19 euro (scheda libro).


Il volume curato da Di Martino e Vasta rappresenta probabilmente una svolta nella crescente pubblicistica storico-economica. Il lavoro, frutto di un collettivo di accademici (oltre agli autori, in ordine di apparizione, E. Felice, G. Cappelli, A. Nuvolari, A. Colli e A. Rinaldi), nasce da uno speciale di Enterprise & Society, intitolato Wealthy by accident? Il punto interrogativo era forse più in linea con l’interpretazione; ma più che in questa, la principale novità del volume sta nel modo in cui si concepisce il ruolo della disciplina nel più generale dibattito pubblico.

Nel 1990, Zamagni mandava alle stampe una delle più importanti e citate sintesi della storia economica d’Italia. Se, come scriveva Fenoaltea, il ruolo della disciplina (e delle scienze sociali) è quello di proiettare, come nelle leggende dei nostri antenati, l’immagine che abbiamo del nostro presente, è inevitabile che le interpretazioni riflettano i tempi in cui vengono scritte. Il titolo del volume – Dalla Periferia al Centrorifletteva l’ottimismo e l’orgoglio di un Paese che, forse ancor più che dopo il Miracolo, sentiva di essere scampato per sempre dalla miseria.

In un modo che colpisce chi quegli anni non li ha vissuti, e ne ha spesso letto descrizioni incentrate su inflazione e finanza pubblica fuori controllo, la pubblicistica dell’epoca sembra riflettere, forse per la prima volta, la voglia degli italiani di definirsi e raccontarsi in virtù della propria economia, atipica, ma di successo; calabroni industriosi e lavoratori, seppur allergici al fisco. Nel decennio precedente, la “terza Italia” della provincia operosa aveva guidato il primo, storico “sorpasso” ai danni del Regno Unito. I distretti industriali, che trovarono in Becattini il loro cantore, facevano sembrare il nostro Paese il modello di un futuro post-fordista, omaggiato dalle visite del neo-eletto Presidente Clinton. Marcello De Cecco, tra le poche “Cassandre” di quegli anni, commentò nel 1995 che era un peccato che un libro così meritorio dovesse presto cambiare titolo – aggiungendo “e ritorno”. Proprio nella sbornia per la piccola impresa, l’economista abruzzese vedeva la chiave di future sventure economiche. Ma tra l’uscita del libro e la recensione di De Cecco, il clima era già cambiato. Il 1992, apertosi con lo scandalo di Mani Pulite, si chiudeva con la crisi valutaria, e l’Italia veniva declassata da frontiera post-fordista a malato d’Europa.

Da allora, gli storici economici hanno appreso prima e meglio di altri la lezione di De Cecco. Mentre il Paese si concedeva alle sirene della “rivoluzione liberale” berlusconiana, o individuava nella mera disciplina di bilancio e nella fedeltà all’Europa le garanzie di prosperità, abbandonando progettualità e visione strategica, la disciplina ha proiettato nel passato le inquietudini del presente. Di declino economico in prospettiva storica parlava, per esempio, Gianni Toniolo, in un volume del 2004: il caso di Venezia veniva assunto ad emblema, di come il successo di istituzioni e patti sociali rischiasse di rendere impossibili aggiustamenti anche minimi, trasformando periodi di rallentamento relativo in vero e proprio declino. Di certo non un “declinista”, introducendo l’importante volume da lui curato per il 150° dell’Unità d’Italia, Toniolo ha enfatizzato il successo, in prospettiva secolare, dell’economia italiana, capace di raggiungere livelli inimmaginabili ai tempi di Giolitti e Lloyd-George. Il dubbio prendeva tuttavia corpo nella generazione successiva di studiosi (prima, e meglio, che nel dibattito politico), fino a prendersi i titoli di testa (ad esempio, nella successiva sintesi di Felice).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Ricchi per caso

Pagina 2: Ricchi per caso: dalla convergenza al declino

Pagina 3: Il futuro economico dell’Italia in prospettiva storica


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Dopo triennale e specialistica in Economia a Tor Vergata, studia Economic and Social History all’Università di Oxford. Si occupa di benessere e disuguaglianze in prospettiva storica, con occhio soprattutto all’Italia Fascista. È redattore di 404: file not found, per cui cura il focus TraDueMondi sulla storia economica italiana.

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