La riqualificazione degli scali ferroviari milanesi

scali ferroviari

È arrivato alla fine il grande giorno. Lo scorso giovedì, il Consiglio Comunale milanese ha deliberato positivamente sull’Accordo di Programma1 proposto dalla Giunta di Beppe Sala nella figura dell’Assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran.

La proposta, che è un aggiornamento, di fatto, dell’Accordo elaborato dalla Giunta Pisapia, prevede la riqualificazione dei 7 ex scali ferroviari milanesi (Greco, Porta Romana, Farini, Porta Genova, San Cristoforo, Rogoredo e Lambrate) i quali rappresentano (uniti) una superficie che corrisponde circa al 5% di Milano. È probabilmente uno dei più grandi interventi urbanistici mai sviluppati dal Dopoguerra ad oggi ed è anche il primo esempio di riqualificazione ferroviaria in Italia.

Nello stesso periodo in cui Londra, Francoforte e Anversa mettevano in atto la rigenerazione urbana dei propri scali merci attraverso gli interventi rispettivamente di Stratford City, Europaviertel e Spoor Noord, Milano non è stata da meno, confermandosi ancora una volta una capitale di ampio respiro internazionale, tra le metropoli più innovatrici e d’avanguardia nel campo dell’architettura e dell’urbanistica.

L’operazione scali ferroviari

Il processo di riqualificazione degli scali ha inizio nel 2005, dall’Accordo Quadro2 tra Ferrovie dello Stato (FS) e Comune di Milano per la riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse. Nel 2007, mediante l’“accordo Moratti Moretti”3 questa intesa si perfeziona definendo le 7 aree di intervento che, nel complesso, contano 1,3 milioni di metri quadri distribuiti nelle diverse zone della città. Questo accordo, in particolare, prevede la definizione di una strategia complessiva che impone l’utilizzo di plusvalenze derivanti dalla valorizzazione delle aree, per la realizzazione di opere di potenziamento del nodo ferroviario milanese, ovvero la futura “Circle Line”4. Pertanto, si predispone la riqualificazione delle aree ferroviarie attraverso una variante urbanistica al PRG5 vigente. Poiché però nello stesso anno la Regione Lombardia delibera un nuovo strumento urbanistico, il PGT6, in sostituzione al vecchio Piano Regolatore Comunale, l’”operazione Scali” viene congelata fino all’approvazione del più recente PGT nel 2012 (sotto l’amministrazione Pisapia).

Successivamente si predispone un Accordo di Programma Unitario siglato da FS, Sindaco di Milano e Regione Lombardia, che è portato avanti principalmente dalla Vice Sindaca, con delega all’Urbanistica, Ada Lucia de Cesaris, il quale tuttavia non vedrà la luce in quanto il Consiglio Comunale, con una maggioranza spaccata, non ratifica l’accordo. Malgrado ciò, la forte volontà politica dell’attuale amministrazione comunale (guidata dal Sindaco Beppe Sala), porta, nel giro di un anno dall’insediamento, a presentare un nuovo accordo di programma che stavolta viene approvato.

Di questi scali, i due più grandi, che rappresentano, insieme a Porta Genova, anche le aree economicamente più redditizie per FS e le compagnie immobiliari, e sulle quali verosimilmente inizieranno prima i lavori, sono quelle di Porta Romana (216.614 mq) e Scalo Farini (618.733 mq). La prima è ubicata in una parte della città considerata storicamente semi periferica ma oggi soggetta a gentrificazione7, e quindi sviluppo, grazie alle nuove aree di svago e intrattenimento della zona come le discoteche presenti in Porto di Mare e la Fondazione Prada.

Il secondo grande scalo è situato a pochi passi dalla stazione Garibaldi, vicinissimo al distretto di Porta Nuova, quartiere avveniristico della movida e della finanza milanese recentemente acquistato dalla Qatar Foundation8, di proprietà dell’Emiro Al Thani. In particolare lo Scalo Farini si trova adiacente al quartiere Isola, tra le zone milanesi ad aver recentemente avuto il maggiore aumento dei prezzi immobiliari e che, con l’operazione scali si appresta a diventare un grande bacino di mercato.

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Indice dell’articolo

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Pagina 2: Pubblico vs privato: urbanistica degli immobiliaristi o dello stato-imprenditore?

Pagina 3: I progetti dei 5 architetti e la visione della Milano del 2050


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Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles. È attualmente Consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.

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