Cosa resta della Rivoluzione Francese?
- 14 Luglio 2017

Cosa resta della Rivoluzione Francese?

Scritto da Paolo Furia

3 minuti di lettura

È chiaro che cosa significhi ancora oggi, per un popolo molto orgoglioso della propria storia e fortemente unito intorno ai propri simboli come i Francesi, la presa della Bastiglia. Quale eredità invece questo evento, e tutti quelli che da esso si sono sviluppati (e che presi insieme costituiscono la Rivoluzione Francese), rappresenti per noi, Italiani e Europei, oggi; in che modo esso interpelli le coscienze al di là e oltre la dimensione della storia nazionale cui appartiene: questo è ciò che noi siamo portati a porci come questione.

Sono i valori nel nome dei quali la Rivoluzione Francese si è realizzata, la liberté, l’égalité e la fraternité, a chiedere di essere ancora una volta reinterpretati. Si fa troppo presto a dire che intorno a essi si è sviluppato l’orizzonte di valori della modernità. In realtà, la modernità ci ha consegnato una tensione, spesso fruttuosa, ma talvolta gravemente conflittuale, tra i primi due valori citati, con un oblio più o meno cosciente del terzo. Per dirla sin troppo facilmente: la libertà è diventata appannaggio soprattutto della cultura capitalistica, della borghesia produttiva e della libera impresa e in svariate forme su di essa si è soffermata soprattutto la destra.

Sull’obiettivo dell’uguaglianza si sono invece soffermate le critiche di sinistra alla società capitalistica, accusata di produrre, con la copertura della libertà (troppo spesso esaurita nella sua dimensione «negativa», solidale con il diritto di proprietà e altri diritti di natura economica), gravi iniquità di fatto che rendono la realizzazione dei progetti esistenziali degli esseri umani profondamente diseguale a seconda della posizione che si occupa nella società stessa.

La fraternità è stata interpretata, a varie intensità e con diverse sfumature, come un tratto di coesione di gruppo, generalmente in funzione distintiva e anche contrappositiva nei riguardi di altri gruppi: così, la fraternità si è ridotta a puntellare idee quali nazione, gruppo etnico, classe, comunità religiosa, partito. La dimensione comunitaria della fraternità è entrata spesso in conflitto col discorso della libertà, così favorendo, paradossalmente, l’emergere di varie forme di totalitarismo, di destra o di sinistra.

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Indice dell’articolo

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Scritto da
Paolo Furia

Paolo Furia, da novembre 2017 è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione, cultore della materia in estetica e teoretica. È membro della Società Italiana di Estetica, fa parte del gruppo di ricerca Philosophy of che City e del Fonds Ricœur con sede a Parigi. Da dicembre 2018 è Segretario regionale del PD in Piemonte. Di recente ha pubblicato la monografia “Rifiuto, altrove, utopia. Una fenomenologia estetica del riconoscimento a partire da Paul Ricœur” - Mimesis Edizioni.

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