Il ruolo dell’Italia: a confronto con Romano Prodi e Lucio Caracciolo
- 11 Giugno 2019

Il ruolo dell’Italia: a confronto con Romano Prodi e Lucio Caracciolo

Scritto da Giacomo Bottos

6 minuti di lettura

Riproponiamo il testo dell’intervento del direttore di Pandora Rivista Giacomo Bottos nell’ambito dell’iniziativa “Il posto dell’Italia nell’(anti)Europa”, presentazione congiunta del numero 7 (“Italia”) di Pandora Rivista e del numero 4/2019 (“Antieuropa. L’impero europeo dell’America”) di Limes, rivista italiana di geopolitica, ospitata dalla biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna e a cui hanno partecipato Romano Prodi e Lucio Caracciolo con la moderazione di Federico Petroni.


Questa discussione affronta temi cruciali e molto dibattuti come il ruolo dell’Italia e il suo posto in Europa. Vorremmo però provare a darle un taglio e una direzione coerente con l’impostazione alla quale, come rivista Pandora, abbiamo sempre cercato di tenere fede. Il nostro intento è sempre stato quello di trattare temi – di carattere economico, sociale, geopolitico, storico-filosofico – che hanno certamente una grande rilevanza politica, ma di farlo senza mai aderire completamente all’attualità e alla contingenza. E questo per una scelta precisa, che deriva dalla convinzione che oggi spesso manchino in Italia i luoghi e le forme in cui possa avvenire una riflessione di medio e lungo termine sulle grandi questioni e sulle priorità da affrontare.

Sembra spesso mancare una consapevolezza, un accordo, su quali siano le priorità del Paese nel medio e nel lungo periodo, in un orizzonte che vada oltre la prossima scadenza elettorale. Questo è proprio uno dei temi su abbiamo avuto il piacere di confrontarci con Lucio Caracciolo, nell’intervista che apre il numero 7 di Pandora, dedicato appunto all’Italia. L’idea che sta alla base del numero è proprio che vi sia cioè una difficoltà nel fissare un’agenda condivisa per quanto riguarda un nucleo fondamentale di priorità, di questioni cruciali per il Paese. Su questa agenda minima dovrebbero convergere non solo le forze politiche, ma anche la burocrazia, i corpi dello Stato, parti importanti del mondo economico. Attorno sarebbe poi necessario che si formasse un adeguato consenso nella società. Francamente non sembra possibile scorgere niente del genere all’orizzonte al momento. E questo è drammatico: se ci trovassimo in un momento in cui il quadro internazionale fosse stabile e la situazione positiva si potrebbe forse pensare di procedere per qualche tempo con il pilota automatico. Ma è chiaro che non è questo il caso.

C’è un nesso molto stretto tra la mancanza di questa coerenza di lungo periodo – che possiamo chiamare strategica, ma che in realtà riguarda tutti gli ambiti della vita di una società – e l’assenza di una cultura condivisa, di spazi fisici e culturali, dove questi problemi possano essere pensati e discussi. Un tempo questi spazi potevano essere i partiti, la grande impresa pubblica e privata, alcune grandi istituzioni. Oggi, se vogliamo ancora provare a immaginare un futuro per questo Paese dobbiamo probabilmente trovare forme e modi diversi. Ma formulare una risposta è comunque necessario.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il posto dell’Italia nell’(anti)Europa

Pagina 2: Classi dirigenti e sfera pubblica

Pagina 3: Una strategia europea per l’Italia


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Scritto da
Giacomo Bottos

Direttore della rivista Pandora. Ha studiato Filosofia a Milano e a Pisa, presso la Scuola Normale. Ha scritto per diverse riviste cartacee e online.

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