La Russia nello scenario geopolitico globale

La Russia nello scenario geopolitico globale

In due famose vignette, una del 1877 e una del 1900, a opera di Frederick Rose, l’Impero zarista è rappresentato come una grande piovra che incombe sull’Europa, i cui tentacoli si stringono sui vicini baltici, sulla Polonia, si lanciano oltre il Caucaso e provano a penetrare nei Balcani.

La Storia ci insegna che gli interessi e le ambizioni nazionali più durevoli derivano da fattori, spesso modificabili solo a seguito dell’uso della forza, come la posizione geografica; e che le esigenze strategiche che ne derivano non cambiano, anche dopo rivoluzioni, caduta di regimi e mutamenti ideologici. La storia della Russia è caratterizzata da un’incessante lotta per respingere i conquistatori, dall’Ordine Teutonico ai mongoli, dagli svedesi a Napoleone, da Hitler all’egemonia occidentale.

Ognuna di queste fasi ha contribuito a forgiare un senso di unità quanto di insicurezza cronica, e questo si riflette ad esempio nella condotta internazionale dell’Urss sotto la ferrea guida di Stalin, che basava la propria azione non su quanto dedotto dalla dottrina marxista, ma sulla base dell’interesse nazionale della Russia. I principali obiettivi di Stalin erano rendere la Russia economicamente e militarmente indipendente dal resto del mondo e assicurare la costruzione di un sistema di sicurezza territoriale e totalmente dipendente da Mosca. Gli interessi nazionali sopravvivono molto più a lungo dei confini che li delimitano.

Comprendere le ragioni su cui si basa l’azione internazionale russa permette di fare chiarezza su una nazione consapevole di aver perso il peso relativo dell’epoca sovietica e che durante la fase di allineamento con l’Occidente si è sentita scivolare verso la coda della classifica delle grandi potenze, paralizzata economicamente e impossibilitata a trattenere a sé una propria sfera di influenza. L’intento di Putin è quello di restituire restituire alla Federazione lo spazio d’azione che le è stato tolto, intendendo l’epoca di Yeltsin come una semplice congiuntura della Storia.

Non dovrebbe stupire quindi che i sottomarini russi violino il mare territoriale svedese e che Mosca si adoperi per sopperire a ogni vuoto di potere nei Balcani, come dimostrano i rapporti sempre più stretti tra la Russia e la Repubblica Srpska (analizzati su Foreign Policy da Vera Mironova e Bogdan Zawadewicz, in un articolo dedicato ai rapporti russo-bosniaci) dove si concentra la maggioranza della popolazione serbo-ortodossa della Bosnia-Erzegovina. A partire dal 2016 ha preso forma una collaborazione mirata ad addestrare e implementare l’apparato di sicurezza della Repubblica Srpska, attraverso l’invio di istruttori e consulenti militari russi nel paese balcanico e militarizzando quella che dovrebbe essere una forza di polizia.

Il Cremlino, come la Casa Bianca, deve tenere d’occhio il suo “giardino di casa”. E come pretendere che l’orso russo non esca dalla caverna, vedendo la NATO sconfinare sempre più in profondità nelle sue storiche riserve di caccia e i componenti del vecchio sistema di sicurezza cercare nuovi spazi? È confermato dalle consuetudini dell’ordine internazionale originato dalla Pace di Westfalia che gli Stati abbiano come stella polare delle loro azioni la ricerca della sicurezza, e che questa sicurezza molto spesso venga raggiunta con espedienti machiavellici. E come è sempre stato, la sicurezza di uno è il pericolo dell’altro. Ecco quindi che il diritto di autodeterminazione dei popoli (insieme al sentimento panrusso), è stato abilmente manovrato e invocato dalla Russia per legittimare il referendum e l’annessione della Crimea nel marzo 2014 e si è rivelato un utile strumento per riacquisire un’importantissima posizione strategica.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Una piovra che incombe sull’Europa?

Pagina 2Così l’America ha ritrovato il suo nemico ideale

Pagina 3: La Russia nella transizione dell’ordine mondiale


Crediti immagine: da WikiImages [CC0 Creative Commons], attraverso pixabay.com


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Classe 1997, nato a Genova. Studente presso la Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, curriculum Studi Internazionali. Membro dello staff della Scuola di Politiche Liguria. Appassionato di relazioni internazionali e di politologia.

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